MORTE AQUILANO PER OVERDOSE FA SCATTARE INCHIESTA: 16 MISURE CAUTELARI, 9 IN CARCERE

18 Giugno 2020 10:24

L'AQUILA – Acquistavano eroina a Roma rivolgendosi a spacciatori gambiani e senegalesi per poi consumarla e in parte rivenderla all’Aquila per finanziare l’uso personale: la Squadra mobile del capoluogo regionale, al termine di una complessa e articolata attività investigativa, sta eseguendo misure cautelari nei confronti di 16 persone, 10 cittadini italiani, 4 gambiani e 2 senegalesi, ritenuti responsabili di numerosi episodi di spaccio di sostanze stupefacenti.

Finora, sono stati attuate 11 misure: in particolare, nell’ambito dei provvedimenti attuati a Roma, L’Aquila e Pescara, 9 indagati sono finiti in carcere, 4 ai domiciliari con 3 con l’obbligo di dimora nel comune di residenza.

In carcere Karamo Minteh, 27 anni gambiano, residente all’Aquila; Siaka Jaiteh, gambiano, 30 anni, residente a Roma; Amadou Ceesay, senegalese, 29 anni, residente all’Aquila e domiciliato a Pesaquilanicara; Tamsir Mintè, senegalese, 27 anni residente a Cagliari; Federica D’Onofrio, aquilana, 42 anni, domiciliata a Tempera; Manuel Rancitelli, aquilano, 55 anni, residente al Progetto Case di Tempera; Stefano Di Nella, aquilano, 41 anni; Vincenzo Rosito, 54 anni, di Secondigliano ma residente al Progetto Case di Tempera; Sambouniang Minteh, 29 anni, del Gambia, residente a Roma.

Ai domiciliari Giuseppe D’Eramo, 43 anni, aquilano ma residente a Cagnano Amiterno; Alice D’Alessandro, aquilana, 32 anni; Fabrizio Lauria, 36 anni, aquilano; Marco Di Luigi, 39 anni, aquilano.

Obbligo di dimora per  Marco Zingo, di 36 anni; Miriana Fioravante, 37 anni; Moustafa Sidibe, del Gambia, 27 anni, residente a Roma.

Le indagini hanno avuto inizio dal caso della morte di un giovane aquilano nei mesi scorsi per presunta overdose da eroina, sul quale non sono emerse responsabilità da dei 16 indagati.

E nel corso delle indagini, condotte anche con intercettazioni telefoniche ed ambientali, è emerso il pericoloso elemento della cattiva qualità della droga.





La operazione scattata oggi non ha portato a sgominare una banda, ma ha fatto emergere casi di spaccio individuali da parte di tossicodipendenti che, anche con mezzi pubblici, raggiungevano Roma per acquistare eroina che poi in parte consumavano e in parte immettevano nel mercato aquilano da quale la richiesta era rilevante.

La piazza aquilana era considerata interessante per i rifornitori gambiani e senegalesi visto che in molte occasioni si sono spostati da Roma all’Aquila per consegnare la droga: a tale proposito, un cittadino gambiano nei mesi scorsi aveva affittato un appartamento in centro storico per essere poi arrestato è stato arrestato con il sequestro di circa 450 grammi di eroina e 4.800 euro in contanti.

Le indagini hanno evidenziato il pericolo elemento della scarsa qualità dell’eroina che, in alcune occasioni, provocava dei malori ai tossicodipendenti tanto da far preoccupare gli stessi acquirenti-spacciatori che si lamentavano con il rifornitore straniero perché l’eroina era stata “tagliata male” e, quindi, loro stessi avevano ricevuto rimostranze dai consumatori finali: “questa qua non va bene, non si riesce a lavorà bene!…questa dà troppe lamentele…troppe lamentele…”.

Gli accordi venivano sempre presi telefonicamente o di persona con linguaggio criptico: per indicare le dosi “due panini” oppure “un tavolo da quattordici e uno da otto”. Le indagini avrebbero dimostrato come gli indagati abbiano immesso ingenti quantitativi di eroina con una regolare e continua attività di spaccio della droga da parte degli indagati.

Il Questore di L’Aquila, Gennaro Capoluongo, ha dichiarato: “L’importante operazione della Squadra Mobile, realizzata grazie alla sinergia tra l’Autorità Giudiziaria e la Polizia di Stato, ha fatto luce su una preoccupante situazione legata al consumo e alla vendita di pericolose sostanze stupefacenti. Il nostro massimo impegno sarà sempre finalizzato a garantire la sicurezza dei cittadini anche per evitare tragiche situazioni come quelle verificatesi nel recente passato. Non è possibile che delle vite umane vadano perse per la cupidigia di alcuni malfattori”.

“Nel ringraziare la Polizia di Stato, che col lavoro estremamente professionale della Squadra Mobile dell'Aquila ha consentito di acquisire le evidenze poste alla base dell'iniziativa cautelare, la Procura dell'Aquila – si legge in una nota – vuole cogliere l'occasione per sottolineare la solidità di tutti gli apparati istituzionali preposti alla sicurezza e alla giustizia. Nei mesi scorsi, malgrado le gravissime difficoltà collegate all'emergenza sanitaria e la necessità di presidiare strade e piazze a tutela della salute dei cittadini, né il lavoro investigativo né le indagini preliminari condotte dalla magistratura si sono mai fermati”.

“L'evento  – i cui presupposti sono stati concretizzati anche durante il periodo di lockdown – costituisce la plastica rappresentazione della continuità dell'azione di contrasto verso ogni forma di criminalità. Le istituzioni lavoreranno sempre concordemente per preservare – e se necessario ripristinare – la tranquillità e la sicurezza della convivenza civile nelle nostre città”.

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