MORTI SUL LAVORO A CAUSA DEL CORONAVIRUS, IN ITALIA 461 VITTIME, IN ABRUZZO 15

FOCUS SU RAPPORTO VEGA ENGINEERING AGGIORNATO AL 3 GENNAIO: REGIONE QUARTA IN ITALIA PER INCIDENZA SU NUMERO OCCUPATI; BILANCIO PIU' PESANTE PER LOMBARDIA , CAMPANIA E PIEMONTE

di Filippo Tronca

21 Febbraio 2021 01:04

L’AQUILA – Anche in Abruzzo l’emergenza coronavirus ha inciso sul triste bilancio degli infortuni e delle morti bianche, con persone che si sono contagiate nel luogo di lavoro, a cominciare, ovviamente da comparto socio-sanitario. Sono state 15 le vittime, sulle 461 totali, che se rapportato alla popolazione lavorativa è il quarto bilancio più pesante in Italia.

Ad attestarlo l’Osservatorio sicurezza sul lavoro Vega Engineering, con dati aggiornati dal dicembre 2020 al 31 gennaio 2021.

La pandemia ha già riferito l’Inail, ha avuto un impatto importante sull’andamento degli infortuni sul lavoro nel 2020: con fabbriche e cantieri fermi per il lockdown, sono diminuite le denunce complessive, mentre l’esplosione della pandemia, a partire dal mese di marzo, ha provocato un forte incremento delle vittime tra i lavoratori, a partire dagli operatori sanitari.

Complessivamente, nel corso dei dodici mesi all’Istituto sono arrivate 554.340 denunce di infortunio sul lavoro (-13,6% rispetto al 2019), mentre i casi mortali sono stati 1.270 (+16,6%).

E circa un terzo dei morti sul lavoro, ricorda l’Inail, è da attribuire ad infezione da Covid.

Come appunto rileva Vega Engineering, con dati ancora più aggiornati: le morti sul lavoro che hanno avuto causa nel contagio, sono state 461, su 23 milioni di occupati, con indice di incidenza di 20 unità su un milione. Nel primo mese dell’anno sono 38 le vittime in più rispetto a dicembre 2020, mentre le denunce di infortunio non mortale sono arrivate a 147.875, ovvero 16.785 in più rispetto al dicembre 2020.

In Abruzzo le vittime sono state 15, che però rapportato al numero di occupati fa della regione la quarta per indice di incidenza (30,6 su un milione)) dietro solo a Lombardia con 163 casi e indice 37,1, Val d’Aosta 2 casi 36,6 Liguria, 33,2 e 20 casi.

In termini assoluti invece l’Abruzzo è nono preceduto  Lombardia con 163 decessi, Campania (48), Piemonte (40), Emilia Romagna (37 decessi), Lazio (35), Puglia (25), Liguria (20) e  Sicilia (18).

Il 17,1% degli infortuni mortali per covid ha coinvolto l’universo femminile. Mentre la percentuale sale a ‘quasi’ il 70% nelle rilevazioni degli infortuni non mortali per Coronavirus.

Il 91,5% delle denunce di morti sul lavoro per Covid rientra nell’Industria e Servizi. E in questa macro-area produttiva con il 25,9% delle denunce con esito mortale troviamo il settore Sanità e Assistenza Sociale, seguono con il 13,2% dei casi le Attività Manifatturiere (lavorazione prodotti chimici, farmaceutica, stampa, industria alimentare…), e con il 10,7% il settore Amministrazione Pubblica e Difesa (attività degli organi preposti alla sanità: es. Asl, legislativi, esecutivi) e quello di Trasporti e Magazzinaggi, mentre il Commercio arriva a rappresentare il 9,8% dei decessi.

Le vittime svolgevano le seguenti mansioni: impiegati, addetti alla segreteria e agli affari generali (11,2%), tecnici della salute (infermieri, fisioterapisti) (10,7%), medici (6,7%). E ancora: conduttori di veicoli a motore (5,6%), operatori sociosanitari (5,1%), il personale non qualificato nei servizi sanitari e istruzione (portantini, ausiliari, bidelli) (4,2%).

Il 97,7% delle denunce di infortuni non mortali dovuti a contagio da Covid-19 rientrano nell’Industria e nei Servizi. E, come già visto per gli infortuni mortali, anche in questo caso è il settore “Sanità e Assistenza Sociale” a far rilevare il maggior numero di denunce con
il 68,8% del totale delle denunce.

Seguono: il settore dell’Amministrazione Pubblica (9,2% delle denunce); il settore dei servizi di vigilanza, attività di pulizia fornitura di personale e call center (4,4% delle denunce); le Attività Manifatturiere (2,9% delle denunce). (f.t.)

 

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