MOTI 1971: MOLINARI, DA VESCOVO STELLA RICHIAMO A POLITICI

13 Marzo 2021 11:43

L’AQUILA – “Nei due giorni di massima tensione con scontri con le forze dell’ordine fui bloccato in seminario, da me veniva Amedeo Esposito, giornalista dell’Ansa che in una occasione mi aiutò a scrivere un comunicato dell’arcivescovo, monsignor Stella, molto amareggiato per quanto stesse accadendo, nel quale si richiamavano i politici a non dimenticare L’Aquila sottolineando che la democrazia ha le sue pause”.

A ricordarlo è monsignor Giuseppe Molinari, lo storico ed amato arcivescovo metropolita in pensione, aquilano doc ordinato sacerdote nel 1962, parlando dei moti dell’Aquila del 1971, la sommossa popolare del 27 e 28 febbraio scoppiata per la contesa con Pescara sul capoluogo e sulle sedi degli assessorati della Regione appena insediata.

“Alcuni giornali tagliarono l’attacco alla politica – sottolinea Molinari -: il famoso giornalista Remo Celaia, scrisse che la democrazia ha pause e menopause. Ricordo che in edicola apparve la locandina con un titolo: L’Aquila e Reggio Calabria, due città una unica rivoluzione”.
Molinari, 82 anni, a riposo nella casa della sorella all’Aquila, è stato a capo della Curia aquilana dal 1998 al 2013. Dopo essere tornato da Rieti, dove è stato un vescovo molto stimato, prima di assumere l’incarico di titolare era stato coadiutore di monsignor Mario Peressin.

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