“MUORE UNA PERSONA TRANSGENDER, GIANNA”,
IL CASO DEL MANIFESTO TAFFO FUNERAL SERVICE

21 Gennaio 2021 07:44

L’AQUILA – “Muore ad Andria una persona transgender, Gianna, indigente perché scartata dalla società. La famiglia decide di affiggere manifesti funebri con il suo nome al maschile. Un’offesa al nome e all’identità con cui la conoscevano tutti. Abbiamo deciso di rifare la locandina funebre per darle un rispettoso ultimo saluto”.

L’iniziativa di Taffo Funeral Service, che ha dato così l’ultimo saluto con una locandina e un messaggio su Facebook a Gianna, morta a quasi 50 anni cadendo dalle scale, non è passata inosservata. L’agenzia di onoranze funebre, nota per la sua comunicazione social non convenzionale, ha raccolto la segnalazione dell’ex parlamentare Vladimir Luxuria e ha deciso di condividere l’annuncio dopo il primo manifesto pubblicato in cui veniva riportato il nome Giovanni, quello con il quale Gianna era stata battezzata, ma nel quale non si riconosceva.

Il messaggio dell’agenzia funebre Taffo – per decenni unico marchio che a seguito di duri scontri, anche giudiziari, tra i fratelli ha portato a creare due società distinte, a L’Aquila e Roma –  è rimbalzato sui profili social dell’Arcigay Bat, che ne parla come vittima di “disagio, discriminazione, umiliazioni, di un sistema, di una società che non riconosce, non accetta, non include le tante sfaccettature, le differenze che chiedono cittadinanza al suo interno”.




Nonostante le tante condivisioni e il plauso praticamente unanime all’iniziativa, sui social non sono mancate polemiche per quella considerata una facile pubblicità a discapito del dolore dei familiari. Per Vladimir Luxuria invece si è trattato di “Un gesto di amore, di pietas, contro la damnatio memoriae di chi vorrebbe cancellare la sua identità, la restituzione della dignità di un essere umano. Gianna che non merita, dopo tutto quello che ha passato nella vita, di morire due volte”.

Anche la sindaca di Andria, Giovanna Bruno, le ha dedicato un pensiero: “La nostra città ha tante persone fragili. Fragilità di varia natura, con storie che vengono anche da lontano. Storie molto diverse tra loro ma spesso con un denominatore comune: sofferenza, solitudine, tristezza, precarietà sociale o fisica. La città di fronte a ciò a volte si indigna, a volte respinge. In alcuni casi è solidale, in altri si fa giudice. Storie di vita, su cui in tanti si arrogano il diritto di intervenire per sentenziare, per creare tifoserie o per strumentalizzare. Apprendo con tristezza che una di queste fragilità cittadine non c’è più: Gianna. Apprendo dai suoi vicini, che in silenzio tante volte l’hanno aiutata, che una brutta caduta le ha stroncato l’esistenza. Con la sua dipartita cade il muro di pregiudizi nei suoi confronti, cade la cultura dello scarto. Ma che ce ne facciamo ora che non c’è più? Quante altre Gianna la nostra Comunità conosce, di cui deve farsi carico a partire dalle istituzioni? Gianna mi ha fermato qualche giorno dopo il mio insediamento. Cercava un alloggio ma mi ha raccontato che nessuno voleva farle il contratto. Aveva un sostegno economico dai servizi sociali ma il suo cruccio era la casa. Questo ho saputo di lei, dal suo racconto. Mi sarebbe venuta a trovare. Voleva parlare, essere ascoltata. Oggi, la notizia della sua scomparsa”.

 

Commenti da Facebook

RIPRODUZIONE RISERVATA

Download in PDF©



ARTICOLI PER APPROFONDIRE:


    Ti potrebbe interessare:

    Gli articoli più letti in queste ore:

    Do NOT follow this link or you will be banned from the site!