NAVELLI, DOPO IL RESTAURO SPLENDE CROCIFISSO
SEICENTESCO DELLA CHIESA DI SAN SEBASTIANO

di Mariangela Speranza

11 Aprile 2021 09:12

NAVELLI – Fu ritrovato sotto le macerie, durante i lavori di catalogazione post sisma della chiesetta intitolata a San Sebastiano e adesso è stato restituito agli abitanti di Navelli in tutto il suo splendore. Si tratta del prezioso crocifisso ligneo, risalente al 1600 e raffigurante la Passione di Cristo, riposizionato all’interno dell’edificio ecclesiastico situato all’interno del piccolo comune dell’Aquilano il 28 marzo scorso.

“Un ulteriore tassello su quello che è il discorso della ricostruzione – ha dichiarato ad AbruzzoWeb il primo cittadino, Paolo Federico -. Peraltro la restituzione è coincisa con il 12esimo anniversario del terremoto. Un tassello importante perché comunque è un bene legato alla tradizione religiosa cristiano-cattolica del nostro paese, dove i nostri antenati hanno dato il massimo sia nella realizzazione degli edifici di culto che, soprattutto, nella ricchezza degli arredi e di opere d’arte, di cui lo stesso crocifisso è un esempio”.

Un’opera insolita e unica nel suo genere. Come ha precisato lo stesso Federico, al contrario di tanti altri crocifissi, “su di esso si trovano infatti dipinti gli elementi della Passione di Cristo”. Dalla corona di spine, al velo della Veronica, passando anche per il cuore sanguinante, le mani e i piedi chiodati, il cartiglio con l’acronimo di Gesù e la Maria Maddalena.

Tutti elementi disposti all’interno della croce seguendo un ordine “anatomico” e riportando alla mente il corpo del Cristo morente senza però rappresentarlo effettivamente e che indicano come, molto probabilmente, venisse utilizzato durante i riti della Settimana Santa.

In particolare, il prezioso oggetto d’arte si trovava sotto i detriti in un sottotetto della chiesa, in corrispondenza del campanile, ed è stato recuperato nel corso delle operazioni di catalogazione post sisma eseguite nel 2016, sotto il coordinamento della Soprintendenza Unica per la città dell’Aquila e i Comuni del Cratere e con la supervisione funzionario storico d’arte, Caterina Dalia.

“Probabilmente – racconta ancora il sindaco di Navelli – si trovava lì perché non veniva più considerato un bene prezioso dagli abitanti del paese e forse era andato in disuso. Per noi si è in ogni caso trattato di una scoperta straordinaria che, al contempo, ha lasciato perplessi e meravigliati gli operatori della Soprintendenza archeologia belle arti e paesaggio dell’Aquila”.

L’anno successivo al restauro della chiesa, che si è concluso nel 2017,  il Comune di Navelli, di concerto con la Parrocchia ha quindi definito la possibilità del recupero del manufatto. A interessarsi, la studentessa Ilaria Giovannone, laureanda nel corso di restauro dell’Accademia di Belle Arti dell’Aquila, che lo ha condotto con la supervisione della restauratrice Berta Giacomantonio.  I lavori si sono invece svolti con la direzione di Gianluigi Simone quale funzionario storico d’arte dell’Ufficio Beni Culturali dell’Arcidiocesi dell’Aquila, e condotti sotto l’alta sorveglianza del funzionario storico d’arte di Soprintendenza e Comuni del Cratere Letizia Tasso.

 

 

 

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