‘NDUCCIO, COMICITA’ MA ANCHE BENEFICENZA ‘DALLA MIA ONLUS AIUTI CONCRETI IN AFRICA’

Autore dell'articolo: Loredana lombardo

18 Dicembre 2016 09:15

PESCARA – 'Nduccio, nome d'arte di Germano D'Aurelio, non solo comico cabarettista, ma anche musicista e cantautore pescarese, non solo artista a tutto tondo, ma anche uomo dal cuore nobile e umanitario, è impegnato in una serie di attività per dare una mano a chi ne ha più bisogno.

“Ho una onlus fondata per portare scolarizzazione in Togo, si chiama Fratello mio, una forma di aiuto vera e concreta, con la finalità di aiutare e divulgare l'istruzione pagando gli insegnanti e fornendo materiale scolastico”, racconta ad AbruzzoWeb dal Belgio, dove si trova per la commemorazione dell'incendio di Marcinelle che nel 1956 in una miniera di carbone uccise 262 persone, di cui 136 emigranti italiani e tra loro 60 abruzzesi, di cui 23 della sola Manoppello (Pescara).

Non solo scuola, ma anche salute, in un posto quale il Togo, ex colonia francese, affetto dal gravissimo problema dell'Hiv, che miete migliaia di vittime ogni anno a causa della prevenzione assente. “Stiamo dotando gli ospedali locali di un macchinario speciale per effettuare le analisi, in modo da fronteggiare il problema”, aggiunge.

Uno spirito umanitario che 'Nduccio ha trasmesso anche alla sua discendenza, sua figlia infatti è un medico, che più volte è andata a vedere e a prestare la sua opera in questi posti.

Un bisogno di dare una mano che lo lega anche all'Aquila terremotata. “Sono amico fraterno di padre Quirino Salomone, che ammiro moltissimo per l'opera che porta avanti con la mensa dei poveri, ci sono stato tante volte, le mie radici sono queste, vengono da anni di seminario, da un'educazione che più che cattolica definirei cristiana – dice ancora – Sono una persona nota, con un certo benessere, che devo al mio pubblico, ma soprattutto è un mio dovere morale poter condividere le mie possibilità, non solo per il mio piacere, ma per aiutare”.

L'Aquila è nel cuore del comico pescarese che, durante il post-terremoto del 2009, nel periodo delle tendopoli ha girato con la chitarra in spalle per portare un sorriso nella disperazione di chi aveva perso tutto. “Una risata è salvifica – aggiunge – una risata salverà il mondo! La vita va presa con quel pizzico di leggerezza, saper ironizzare sui problemi, sui disastri della politica, sul nostro quotidiano”.





Gira 'Nduccio, in Italia e all'estero “come una trottola'' scherza, è rientrato da poco da una tournée australiana, dove ha abbracciato tanti abruzzesi che vivono da anni lì, facendo concerti e iniziative per raccogliere denaro da mandare in Africa.

“Ho tenuto tante serate anche in carcere, dove la disperazione fa da padrona, ho presi questi disgraziati e ho ridato loro una piccola speranza, a chi sapeva dipingere ho commissionato quadri, abbiamo fatto delle mostre, delle aste, abbiamo venduto tutto, loro si sono sentiti impegnati e siamo riusciti a raccogliere altri fondi per questa causa”, continua ancora.

“Il futuro ce l'ho alle spalle, ho 62 anni, non sono proprio 'nu giuanott, ma non mi fermo, da ottobre partirà su una serie di tv locali e non, Rassegna Stramba – notizie differenziate – annuncia – un programma in cui si ironizzerà sulla politica e il costume all'italiana, con una serie di intermessi musicali, dove promuoveremo video e pezzi di artisti con cui collaboro da sempre”.

Ironizzare sulla politica, come tanti prima di lui, “da Maurizio Crozza a Daniele Luttazzi, maestri della satira, e che devo di' di più di quanto non dicano da soli 'sti politici? Sono loro stessi dei comici – ironizza con la sua tipica risata – allora la Fedeli non ha laurea? E che è la prima? D'Alema pure, Veltroni è un fotografo, è il sistema che è sbagliato e chi ne ha fatto le spese oggi è Matteo Renzi che ha proposto il referendum e hanno fatto il refeRenzium, ha buona volontà il ragazzo, a me non dispiace!”.

Orgoglioso del suo Abruzzo e delle sue origini conclude, promette di continuare a parlare della sua terra ovunque per non far dimenticare soprattutto a chi dall'Abruzzo se ne è andato, per i più disparati motivi, “che il sangue non è acqua, che la nostra è una terra meravigliosa, siamo coraggiosi e io non dimenticherò mai soprattutto il coraggio e la dignità degli aquilani, che hanno saputo reagire a una tragedia quale quella del terremoto, che da Pescara a Chieti, passando per le piccole frazioni, ci ha reso tutti quanti cittadini del capoluogo”.

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