NEL 2020 MAI COSI’ TANTI MORTI DAL DOPOGUERRA.
CATASTROFE COVID, MA ORA CI SONO VACCINI

RAPPORTO ISS E ISTAT AI RAGGI X: IN ABRUZZO DECESSI PER TUTTE LE CAUSE AUMENTATI L'ANNO SCORSO DEL 6,1%, IN ITALIA DEL 15,6%, NEL 2021 PICCO A MARZO CON +14,5% IN REGIONE, E IL +13,6% NELLA MEDIA NAZIONALE, CAMPAGNA DI IMMUNIZZAZIONE HA PERO' ABBATTUTO CASI TRA OVER 80 E FRAGILI

di Filippo Tronca

14 Giugno 2021 07:56

L’AQUILA – Nel 2020  il totale dei decessi per il complesso delle cause è stato il più alto mai registrato nel nostro Paese dal secondo dopoguerra, spinto dalle 77.091 vittime del covid-19: 746.146 decessi, 100.526  in più rispetto alla media dei 5 anni precedenti dal 2015 al 2019, con un incremento 15,6%, mentre in Abruzzo l’incremento è stato del 6,1%.

Un eccesso di mortalità che si è registrato anche nei primi mesi del 2021 in piena seconda ondata, con il picco a marzo sia in Italia, del 13,6%, che in Abruzzo, del 14,5%.

Al netto del tragico bilancio la buona notizia è che i vaccini sono stati determinanti nel 2021 a frenare i contagi e soprattutto le vittime, con effetti già da marzo ed aprile quando si sono drasticamente ridotti i decessi tra gli over 80 e le categorie fragili man mano immunizzate. Con una riduzione complessiva per i vaccinati del rischio di morire di circa il 95% a partire dalla settima settimana dalla dose.

I numeri sono contenuti nel nuovo rapporto dell’Istat e dell’Istituto superiore di Sanità “Impatto dell’epidemia covid-19 sulla mortalità totale della popolazione residente”, aggiornato a tutto il 2020, e con un focus sulla campagna vaccinale e primi dati fino ad oggi.

Il rapporto parte dal presupposto che uno degli approcci più efficaci per misurare l’impatto dell’epidemia di Covid-19 sulla mortalità è quello di conteggiare l’eccesso di decessi per il complesso delle cause, vale a dire quanti morti in più (per tutte le cause) ci sono stati nel Paese rispetto agli anni precedenti.

L’eccesso di mortalità può fornire infatti un’indicazione dell’impatto complessivo dell’epidemia, non solo tenendo conto dei decessi attribuiti direttamente a Covid-19, ma anche di quelli che possono essere sottostimati o indirettamente collegati, come le morti causate da un trattamento ritardato o mancato a causa di un sistema sanitario sovraccarico.

Veniamo dunque all’analisi di dettaglio, partendo dal tragico consuntivo dell’intero 2020, tenuto conto che il precedente rapporto Iss e Istat arrivava ad ottobre.

Ebbene, i morti complessivi per tutte le cause nel 2020 in Italia sono stati 746.146 di questi 77.091 per covid-19. L’incremento rispetto al quinquennio 2015-2019 è stato del 15,6 come detto

In Abruzzo i morti per tutte le cause sono state 16.296, 1.305 di solo covid, con un aumento del 6,1% rispetto al 2015-2019.

Una percentuale contenuta, rispetto ai picchi di incremento delle morti del 36,6% il Lombardia, epicentro delle ondate di pandemia, con 25.157  vittime covid nel 2020, del 29,9% della Provincia autonoma di Trento. il 22,9% nel Piemonte, il 22,7% nella Provincia Autonoma di Bolzano, il 24,4% in Val D’Aosta, il 17,2% in Emilia Romagna.

Va poi fatta un’altra considerazione a gennaio le morti per tutte le cause erano diminuite a gennaio e febbraio 2020 in Italia del 6%, il Abruzzo del 4%, per poi esplodere a marzo rispettivamente del 48,5% e del 14,7% a marzo, con l’arrivo della pandemia, come pure ad aprile con un più 40,6% e 17,4%, con picchi drammatici in Lombardia addirittura del 192% in quei due tragici mesi. Poi, finita la prima ondata, nell’estate 2020 si è tornati nella media, ed anzi a percentuali rispetto al quinquennio precedente con il segno meno.

Con la seconda ondata le morti per tutte le cause, spinte da quelle covid sono tornate ad esplodere: ad ottobre +16% in Italia, +8,1% in Abruzzo, a novembre più 52,5% in Italia, più 35% in Abruzzo e a dicembre + 28,8% in Italia e +16,4% in Abruzzo.

Nel rapporto si precisa anche che “nei mesi di gennaio e febbraio 2020 i decessi per il complesso delle cause sono stati inferiori di circa 7.600 unità a quelli della media dello stesso bimestre del 2015-2019 e che i primi decessi di persone positive al Covid- 19 risalgono all’ultima settimana di febbraio. Pertanto, volendo stimare l’impatto dell’epidemia Covid- 19 sulla mortalità totale, è più appropriato considerare l’eccesso di mortalità verificatosi tra marzo e dicembre 2020”.

E in questo periodo si sono osservati 108.178 decessi in più rispetto alla media dello stesso periodo degli anni 2015-2019, ovvero 21% di eccesso.

Veniamo dunque al ai primi quattro mesi del 2021.

Per quanto riguarda  gennaio e febbraio, la mortalità per tutte le cause è aumentata rispetto al 2015-2019 del 6,6% in Italia, del 2,1% in Abruzzo, a febbraio dello 0,9% in Italia, del 3,1% in Abruzzo.

In particolare, in Abruzzo a gennaio i morti per tutte le cause sono stati 1.672, le vittime del covid 251, a febbraio 1.401 per tutte le cause, di covid 264.

Considerando marzo e aprile 2021, si evidenzia a livello nazionale e in Abruzzo, un nuovo incremento dell’eccesso di mortalità rispetto alla media degli stessi mesi del periodo 2015-2019, ma un netto calo rispetto al 2020.

In Italia a marzo le morti totali sono state 66.210 e 11.110 per covid, con un incremento del 13,6% rispetto al 2015-2019, ma con un calo rispetto allo stesso mese del 2020 del 23%.

Ad aprile in Italia le morti totali sono state 62.629 di cui 9.753 per covid, con un aumento del 21% rispetto al 2015-2019 e un calo rispetto all’aprile 2020 del 14%.

In Abruzzo a marzo i morti per tutte le cause sono stati 1.844, di covid ne sono morte 398, con un incremento del 15,4% rispetto al quinquennio 2015-2019 e dello 0,6% rispetto al 2020.

Ad Aprile i morti per tutte le cause sono stati in Abruzzo 1.399 di cui per covid 203 con in incremento rispetto al 2015-2019 del 14%, ma con una flessione rispetto al 2020 del 2,9%.

Iss spiega dunque che da marzo 2021, si cominciano ad osservare gli effetti positivi della campagna vaccinale che ha prioritariamente puntato a proteggere la popolazione più fragile. Se da un lato l’eccesso di decessi di marzo 2021, rispetto al dato medio dello stesso mese del periodo 2015-2019, continua a essere attribuibile per quasi il 90% ai morti di 65 anni e più, d’altro canto rispetto al picco di decessi di marzo 2020 il calo più importante si deve soprattutto alla classe 80+; il crollo dei decessi di questa classe di età rispetto a marzo 2021 spiega il 70% della diminuzione dei decessi totali osservata tra marzo 2021 e marzo 2020 ; un altro 26% è dovuto alla minore mortalità della classe 65-79 anni

Del resto, alla data del 7 giugno 2021 in Italia sono state somministrate 38.178.684 dosi  con un totale di 13.028.350 persone che hanno ricevuto due dosi di vaccino (24% della popolazione over 12). L’82,2% della popolazione over 80 risulta aver completato la vaccinazione.

Ebbene, il calcolo ponderato del Rischio relativo (Rr) di decesso per settimana, stimati in base a un modello statistico di Poisson, mostra il rischio di decesso diminuisce all’aumentare del tempo trascorso dalla somministrazione della prima dose, arrivando a una riduzione del rischio di morire di circa il 95% a partire dalla settima settimana. L’analisi del primo quadrimestre 2021 documenta, rispetto al 2020, un ulteriore calo in termini percentuali dei contagi registrati nella popolazione molto anziana (80 anni e più) e un abbassamento dell’età dei casi segnalati.

“Questo è un segnale di come la campagna di vaccinazione, le raccomandazioni e la prevenzione messa in atto abbiano dato esiti postivi nel ridurre la trasmissione di malattia nella fascia anziana della popolazione, ma è anche una conseguenza dell’aumentata capacità diagnostica e delle attività di contact tracing che hanno facilitato l’identificazione di casi tra la popolazione più giovane, più frequentemente paucisintomatici o asintomatici”, si commenta nel rapporto.

 

 

 

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