COVID, LA TRINCEA DELLE SCUOLE PARITARIE, “ESCLUSE DA SOSTEGNI, AIUTI REGIONE MAI ARRIVATI”

di Mariangela Speranza

27 Marzo 2021 08:24

L’AQUILA – “I nostri istituti, fatta eccezione per quelli di Chieti e Pescara, stanno quasi tutti lavorando a pieno ritmo. Il problema è che, a un anno dall’inizio della pandemia, gli aiuti regionali ancora non sono ancora arrivati e, per la seconda volta, siamo anche stati esclusi dai finanziamenti governativi per mettere in campo azioni di contrasto alla diffusione del virus. Il tutto quando invece sarebbe invece necessario un sostegno diretto, sia per una questione di sopravvivenza delle scuole, che per il bene dei più piccoli, che hanno profondamente risentito del primo lockdown e adesso stanno recuperando tutto il lavoro perso nel 2020”.

Ad affermarlo, Veria Perez, presidente aquilana della Federazione italiana scuole materne (Fism), che in Abruzzo rappresenta, sostiene e fornisce servizi a 189 scuole dell’infanzia e primarie e 210 asili nido, di cui 97 solo nel capoluogo, gestiti da enti ecclesiastici e congregazioni religiose. Tra questi, la Dottrina Cristiana o le Suore Francescane, che operano all’Aquila come sulla costa e che hanno risentito dell’emergenza sanitaria esattamente come gli altri 13 mila istituti paritari italiani.

Un anno fa, era stato il decreto Rilancio a non prevedere nemmeno un euro per le misure di sicurezza nelle scuole paritarie, mentre stanziava 1,6 miliardi per la riapertura di quelle statali. Soltanto dopo la forte pressione delle associazioni che rappresentano gli istituti e le famiglie degli iscritti, si era poi deciso di destinare 300 milioni anche a quelli non statali. Aiuti che, conferma la stessa Perez, “sono arrivati intorno al novembre del 2020”.

La stessa “dimenticanza” di qualche mese fa, si è però ripetuta con l’approvazione del Decreto Sotegni, che prevede sì lo stanziamento di 300 milioni, ma li destina esclusivamente agli istituti statali. All’articolo 30 “Misure per favorire l’attività didattica nell’emergenza Covid-19”, il dl contempla infatti un incremento di 150 milioni, per il 2021, del Fondo per il funzionamento delle istituzioni scolastiche, per acquistare prodotti per l’igiene, per l’assistenza pedagogica e psicologica degli studenti e degli insegnanti, per il tracciamento dei contatti, ma anche “dispositivi e materiali destinati al potenziamento delle attività di inclusione degli studenti con disabilità, disturbi specifici dell’apprendimento e altri bisogni educativi speciali”.

Tutte attività che, però, non potranno essere realizzate nelle scuole paritarie, a meno che non siano pagate dagli stessi enti gestori e, quindi, dalle stesse famiglie che garantiscono il diritto all’istruzione dei proprio figli, tramite il pagamento delle rette. Questo perché, specifica l’articolo 28 dello stesso decreto, l’incremento di 150 milioni è destinato esclusivamente alle “istituzioni scolastiche statali”.

Nel decreto, altri 150 milioni sono inoltre previsti per il potenziamento dell’offerta formativa extrascolastica, quelli che il ministro dell’Istruzione Paolo Bianchi ha definito “recuperi della socialità”, che dovrebbero organizzati in piedi tra la fine dell’anno scolastico e l’inizio del prossimo e le cui risorse, come le precedenti, sono destinate “prioritariamente alle istituzioni scolastiche statali”.

Un’impostazione statalista, questa, che ricorda molto la situazione che si era venuta a creare nei mesi a ridosso dell’inizio della pandemia. Con la chiusura delle scuole a marzo, infatti, gran parte delle strutture aveva interrotto l’erogazione del contributo al progetto pedagogico a carico dei genitori e cercato quindi di compensare con sforzi enormi tutte le spese di manutenzione, di gestione e di personale, laddove era stata attivata la didattica a distanza. Tutto questo aveva ovviamente creato un certo disagio economico agli stessi enti gestori, che si erano quindi rivolti alle istituzioni per avere risposte in merito.

Risposte che, aggiunge la Perez, “non sono mai arrivate nemmeno dalla Regione, nonostante il lavoro quotidiano del tavolo tecnico”.

“L’approvazione, a maggio, di un emendamento al decreto Cura Abruzzo 2, – spiega ad AbruzzoWeb – impegnava la Regione a contribuire alle spese di funzionamento dei soggetti che operano nel settore, concedendo  per ciascun operatore un contributo, nel limite massimo di 150 euro per ogni bambino iscritto nell’anno scolastico 2019/2020, a copertura delle spese rimaste scoperte da aprile a settembre a causa del mancato incasso delle rette ma, dopo quasi un anno, tutto è ancora fermo”.

Senza contare, aggiunge la presidente provinciale della Fism “la situazione che si è nuovamente venuta a creare nel Chietino e nel Pescarese, con molti istituti chiusi a causa dell’aumento dei contagi e i sindaci che non si sono voluti prendere la responsabilità delle riaperture e, piuttosto, hanno preferito attenersi alle decisioni dei vertici regionali, alimentando il malcontento dei gestori e anche di molte famiglie”.

Famiglie che, per quanto riguarda il capoluogo adriatico, hanno anche fatto ricorso al Tar, ma che saranno comunque costrette ad attendere la settimana dopo Pasqua, per poter riportare i propri figli a scuola. Diversa la situazione nell’Aquilano dove da settembre, prosegue la stessa Veria Perez, “gli istituti hanno retto bene le ondate successive e sono rimasti quasi tutti aperti, fatta eccezione per qualche caso sporadico”.

Intanto il governo, pur confermando la linea del massimo rigore anche dopo Pasqua, ha deciso che le scuole torneranno in presenza fino alla prima media nelle zone rosse, mentre in quelle arancioni saranno in classe tutti gli studenti fino alla terza media e al 50% quelli delle superiori. E dopo l’ultimo aggiornamento del report nazionale riportato sul sito del Governo, l’assessore regionale all’Istruzione, Pietro Quaresimale, ha dichiarato: “I dati ufficiali del ministero della Salute confermano che la Regione Abruzzo è la prima in Italia per somministrazione di vaccini anti Covid al personale scolastico. Posso dire che l’Abruzzo è pronto nel caso in cui il Governo dovesse dare il via libera alla riapertura”.

Per Veria Perez: “Ci si deve attivare affinché le scuole dell’infanzia continuino a lavorare in presenza quanto più possibile. Sia per i bambini, profondamente provati dalla prima ondata sia a livello cognitivo che comportamentale, che dei loro genitori, con molta difficoltà hanno comunque continuato ad accollarsi i costi delle rette, nonostante tutti i bonus e voucher promessi dallo stato non siano mai arrivati. La scuola è una risorsa e per questo auspichiamo di poter rimanere aperti, anche perché, la grande fortuna degli istituti paritari è proprio quella di disporre di ampi spazi, dove poter lavorare in sicurezza, anche rispetto a moltissime strutture pubbliche”.

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