COMMISSIONE GARANZIA CACCIA CANDIDATI A MONTORIO AL VOMANO DI GIAMBATTISTA, EVA CARGINI, GABRIELE CARGINI, E PASQUALINO DI PIETRO, IN CORSA CON LISTA ALTERNATIVA, SOSPESO GIUSEPPE DI PANGRAZIO PER APPOGGIO A FRATELLO GIANNI IN CITTA' MARSICANA ORA AL BALLOTTAGGIO; EX DEM INVITA FINA E PIACENTE A DIMETTERSI PER “INADEGUATEZZA” E “MAGRI RISULTATI”

NEL PD FIOCCANO ESPULSIONI E SOSPENSIONI, AD AVEZZANO VOLANO STRACCI CON EX VERDECCHIA

28 Settembre 2020 08:20

AVEZZANO – Chiuse le urne, contate le schede, tracciati i bilanci, scattano nel Partito democratico abruzzese espulsioni e sospensioni per quegli iscritti e candidati che non hanno sostenuto, come da statuto e codice etico, liste e sindaci ufficiali del partito alle amministrative di domenica e lunedì scorso.

Misure draconiane decise il 16 settembre dalla Commissione regionale di garanzia presieduta dall’avvocato Carlo Benedetti, ex presidente del Consiglio comunale dell’Aquila, rese note solo dopo il voto.

Volano intanto stracci ad Avezzano, – dove ancora impazza la campagna elettorale in vista dei ballottaggi di domenica e lunedì prossimo, tra l’ex sindaco Giovanni Di Pangrazio, a capo di otto civiche, e il candidato del centrodestra, il leghista Tiziano Genovesi –  tra l’ex dem Roberto Verdecchia, candidato con Di Pangrazio, e i vertici del Partito democratico che hanno appoggiato il terzo arrivato, il civico Mario Babbo. Ironia della sorte, ora tra Di Pangrazio e Babbo si è aperto un dialogo per un appoggio al secondo turno, e Verdecchia e il suo ex partito potrebbero ritrovarsi obtorto collo alleati. Almeno fino a lunedì prossimo.

Caso più eclatante della resa dei conti all’interno del partito proprio ad Avezzano, quello che vede protagonista Giuseppe Di Pangrazio, ex presidente del consiglio regionale ad Avezzano, fratello del candidato sindaco, sospeso per un anno. Mano più pesante, con la “cancellazione dall’anagrafe degli iscritti e dall’Albo degli elettori”, leggasi espulsione,  per il candidato sindaco di Montorio al Vomano, Alessandro Di Giambattista, ora consigliere, e dei suoi tre candidati Eva Cargini, Gabriele Cargini Pasqualino Di Pietro, nessuno dei quali eletti.

Per quanto riguarda Di Pangrazio il motivo è che nelle elezioni comunali di Avezzano, è venuto a mancare il suo sostegno, come ci si sarebbe aspettati, alla lista del Pd partito,  schierato con Babbo, visto che Di Pangrazio si sarebbe prodigato a favore del fratello Gianni. In realtà che Giuseppe Di Pangrazio avrebbe aiutato il fratello, rivelano fonti interne al Pd, era cosa nota, oltre che comprensibile, tanto che l’ex presidente del Consiglio regionale si era autosospeso dal partito, proprio per questa ragione.

La Commissione ha però ritenuto l’autosospensione non sufficiente, anche perché non prevista nel regolamento, e dunque ha deciso per il provvedimento disciplinare.

Per quanto riguarda Montorio:  Alessandro Di Giambattista e i suoi tre candidati Eva Cargini, Gabriele Cargini, Pasqualino Di Pietro sono stati cacciati per essersi fatti una lista tutta loro, arrivata seconda con 1.507 voti, pari 31,06%, alle spalle del nuovo sindaco Fabio Altitonante, consigliere regionale di Forza Italia in Lombardia, che ha sbaragliato il campo con 2.145 voti, pari al  44,21%.

Il problema è che il Pd si era schierato con Eleonora Magno, arrivata terza, dunque ultima con 1.200 voti, pari al 24,3%.

Una spaccatura che ha consegnato Montorio al centrodestra. Una cocente sconfitta di cui in casa Od hanno pagato il conto i quattro espulsi.





Atti dovuti, visto che sono la logica e compressibile conseguenza del regolamento che un partito serio è tenuto a darsi, ma che non potranno non avere conseguenze politiche nei territori.

E non sarà l’unico grattacapo per il Partito democratico. Ad Avezzano a lanciare bordate e a togliersi macigni dalla scarpa è in particolare Roberto Verdecchia, fino a pochi mesi fa esponente di spicco del partito, candidato sindaco in pectore,  fino a quando, a sorpresa, il Pd ha deciso di appoggiare Mario Babbo. A quel punto Verdecchia ha stracciato la tessera e si è candidato con Di Pangrazio.

Verdecchia accusa ora senza mezzi termini il segretario regionale Michele Fina, avezzanese anche lui, e il segretario provinciale dell’Aquila Francesco Piacente, di essere responsabili di una mezza disfatta.

Sbandierando i numeri: la lista del Pd ha raccolti 1.100 voti, pari al 4,6%, superato dalla lista di Verdecchia in appoggio a Di Pangrazio, Riformisti per Az, che ha preso 1.218 voti, pari al 5,1%, di cui circa 300 personali per Verdecchia che, al di là di come andranno a finire i ballottaggi, ha assicurato un posto in consiglio.

Afferma dunque Verdecchia “ma come fanno Fina e Piacente di parlare di successo, se numeri indicano tutt’altro? Senz’altro per mascherare un flop!”.  Per poi vibrare l’affondo: “Fina e Piacente prendano atto la loro inadeguatezza politica, e facciano un passo indietro”.

Sul quotidiano Il Centro la replica piccata per voce del segretario cittadino del Pd Giovanni Ceglie, per il quale “è proprio colpa di Verdecchia che il Pd ad Avezzano era un cumulo di macerie e noi eravamo tutti sotto quelle macerie, che abbiamo tirato via grazie al lavoro di squadra guidato dai segretari”.

Incalza anche la candidata dem Lorenza Panei: “uno dei mali che affligge la politica sono i narcisi”.

 

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