NEOFASCISMO. DA BARISCIANO AD AVEZZANO, 6 ABRUZZESI INDAGATI: LA MAXI OPERAZIONE

ULTIMA LEGIONE: "INCITAMENTO ALL'ODIO E VIOLENZA, FINALITA' ANTIDEMOCRATICHE"; SOTTO ACCUSA EX COORDINATRICE FORZA NUOVA; PERQUISIZIONI IN 18 PROVINCE

21 Maggio 2021 08:28

L'Aquila: Cronaca

L’AQUILA – Ci sono anche sei abruzzesi tra i 25 indagati accusati di finalità antidemocratiche proprie del partito fascista, con istigazione all’uso della violenza. Si tratta di due donne, una di Barisciano e l’altra di Avezzano, un uomo di Torrevecchia Teatina e tre persone della provincia di Pescara.

Ieri la Polizia di Stato ha eseguito 25 decreti di perquisizione in 18 province italiane nei confronti di persone appartenenti al movimento politico Ultima Legione.

Sotto accusa c’è anche una ex coordinatrice di Forza Nuova di Avezzano, Maria Rita Pantalone, 59 anni, che si era candidata alle elezioni amministrative di Avezzano nel maggio 2017 con la lista “Il sociale nel cuore”. Ci sono poi Paola Mingroni Di Paolo, 57 anni, di Barisciano, Vittorio Oliva, 48 anni, di Torrevecchia Teatina, oltre ad altre tre persone di Pescara di cui non sono state rese note le generalità, rivela Il Centro.

Le indagini sono state dirette dalla Procura Distrettuale di L’Aquila e coordinate a livello centrale dalla Direzione Nazionale Antimafia e Antiterrorismo e dalla Direzione Centrale della Polizia di Prevenzione – Servizio per il contrasto dell’estremismo e del terrorismo interno.

Le investigazioni sul campo sono state condotte dalla Digos della Questura di L’Aquila e finalizzate in collaborazione  con le Digos di Milano, Como, Chieti, Verona, La Spezia, Genova, Pescara, Terni, Macerata, Piacenza, Modena, Vicenza, Lecce, Fermo, Roma, Cosenza, Venezia. Gli accertamenti di natura informatica, tuttora  in corso, vengono svolti con il coordinamento del Servizio Centrale delle Polizia Postale e delle Comunicazioni.

Agli appartenenti ad Ultima Legione viene contestato il perseguimento di finalità antidemocratiche proprie del partito fascista,  con istigazione all’uso della violenza quale metodo di lotta politica e diffusione online di materiale che incita all’odio ed alla discriminazione per motivi razziali, etnici, religiosi, per avere, con più azioni esecutive di un medesimo disegno criminoso ed in concorso tra loro promosso, organizzato, diretto o partecipato all’organizzazione denominata “Ultima legione”.

Le indagini sono state avviate nel 2019 su alcuni sodali residenti nella regione Abruzzo e si sono poi sviluppate riguardo alle condotte tenute anche da altri soggetti, accusati di essere partecipi della medesima organizzazione, su tutto il territorio nazionale.

I fatti contestati traggono origine da dichiarazioni e documenti diffusi online tramite le piattaforme di messaggistica digitale WhatsApp e Telegram di Ultima Legione ed affini, nonché sui social network Facebook e VKontakte (social network russo noto per l’assenza di censura interna).

Sono state analizzate anche riunioni organizzative e di propaganda promosse da Ultima Legione in occasione delle commemorazioni di Benito Mussolini che periodicamente si sono svolte a Predappio, documentate da scatti fotografici e dichiarazioni pubblicati nelle community di Ultima Legione e/o sui profili pubblici e di libero accesso nonché sulla pagina web del movimento.

Dall’attività investigativa è emerso che alcuni appartenenti si definiscono apertamente fascisti e denigrano i valori della Resistenza con definizione de1 “25 Aprile –  fine di una libertà inizio di una prigionia”, ed anche della Costituzione Italiana, ritenuta “una puttanata” e “prostituzione”.

“L’alto valore simbolico del linguaggio utilizzato e dei richiami al nazi-fascismo, sono spesso tesi al parallelismo tra l’epoca imperiale, che mette in rilievo la grandezza nazionale,  ed il contesto attuale, del quale vengono evidenziati gli aspetti negativi che avrebbero portato la recessione economica, la disoccupazione e la violenza, ricondotte perlopiù ai processi migratori e, da ultimo, anche all’emergenza pandemica Covid-19, vista in chiave complottista e negazionista”, si legge nella nota della Polizia.

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