NERETO: SI ACCUSO’ DEL DELITTO MASI, UCCISO A PIETRATE DA BARBONI

16 Novembre 2013 09:21

Teramo - Cronaca

NERETO – È stato ucciso a pietrate Massimo Bosco, 41 anni, disoccupato ed ex collaboratore di giustizia, che accusò se stesso e altre due persone del delitto dei coniugi Masi e poi venne condannato per calunnia.

Due notti fa, Bosco, che ha origini siciliane, è stato assassinato da due barboni ad Arezzo: la causa, un posto in una tenda dove dormire.

Il giallo della morte dei Masi è ancora senza un colpevole.

Nella notte tra il 1º e il 2 giugno del 2005 l’avvocato Libero Masi e la moglie Emanuela Chelli, entrambi 57enni, vennero uccisi a colpi di machete nella loro villa di via Lenin, nel centro di Nereto.

Uno dei delitti più efferati d’Abruzzo, a distanza di 8 anni, resta un mistero. Le indagini su quel massacro, infatti, si sono chiuse senza un colpevole.

Bosco un giorno del 2006 si presentò dai carabinieri per autoaccusarsi dell’omicidio e venne arrestato. Ma nulla era vero e venne condannato per calunnia.

All’epoca abitava, da almeno dieci anni, a Nereto. Ma dal centro vibratiano, dopo la condanna per calunnia, si era trasferito a Castiglion Fibocchi, il paese di Licio Gelli.

Non aveva casa né un lavoro. Viveva come un barbone in una tenda. E lì è stato preso a calci e pugni e finito a pietrate. Gli assassini sono stati subito scoperti. Sono un romeno di 35 anni e una pugliese di 45, Maria Marziliano, amica della vittima e accusata, nel recente passato, di tre incendi dolosi in città. Il movente del delitto è la disperazione: l’uomo che si accusò del delitto dei Masi è stato assassinato per un posto nella tenda dove i due volevano trascorrere la notte.

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