“NESSUNA RESPONSABILITA’ SU REPORT ‘GONFIATO'”. PIANO PANDEMICO, D’AMARIO AL CONTRATTACCO

CAPO DIPARTIMENTO SALUTE REGIONE ABRUZZO, EX DIRETTORE GENERALE PREVENZIONE DEL MINISTERO RISPONDE A TRASMISSIONE QUARTA REPUBBLICA CHE LO HA TIRATO IN BALLO PER TEST AUTO-VALUTAZIONE ITALIANO INVIATO A OMS NEL FEBBRAIO 2020, E SU IMPREPARAZIONE PAESE PER FAR FRONTE AD EPIDEMIA

di Filippo Tronca

5 Maggio 2021 07:48

PESCARA – I test di autovalutazione sulla capacità del Paese a rispondere ad una emergenza pandemica “venivano compilati on-line in modo automatico dai responsabili delle Sezioni competenti e non dal direttore generale della Prevenzione, senza peraltro necessità di preventiva condivisione”, e se “sono stati gonfiati questa non è mia responsabilità”. E inoltre “ho provveduto a mettere in atto tutte le procedure per il rinnovo del Piano Pandemico influenzale”.

Sono solo alcuni dei risoluti passaggi di una nota con cui il direttore del dipartimento Salute della Regione Abruzzo, Claudio D’Amario, da febbraio 2018 e gennaio 2020 direttore generale della prevenzione del Ministero della Salute, ha risposto a quanto emerso nella puntata del 23 aprile scorsa di Quarta Repubblica, condotta su rete 4 da Nicola Porro.

Nell’inchiesta di Quarta Repubblica, poi ripresa in un articolo del quotidiano Il giornale,  si è sostenuto che il 4 febbraio 2020 in un report inviato dal Ministero della Salute all’Organizzazione mondiale della Sanità, sarebbero stati “gonfiati” i test di autovalutazione sulla capacità dell’Italia di resistere a una pandemia, “millantando” una organizzazione che non esisteva ancora, e in cui cui si illustrava invece come il Paese si stesse preparando alla pandemia, tenuto conto che a inizio gennaio era stato già dichiarato dall’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), lo stato di allerta sulla possibilità di arrivo del virus dalla Cina.

E’ stato mostrato dunque il frontespizio del report del 4 febbraio che porta la firma di D’Amario.

La giornalista Ludovica Bulian ha dunque chiesto conto in una telefonata a D’Amario, e l’uomo forte e di esperienza della sanità abruzzese, ex dg della Asl di Pescara, ha risposto quanto segue, “È una attività come si dice quasi burocratica, quasi automatica, che avviene in questo modo automatico, anche un pochettino… Però… Come quando uno va a fare i test di autovalutazione, come dire, uno va a scuola, è bravo, è buono. Cosa le devo dire?”.

La tesi di Porro è stata dunque che quanto dichiarato da D’Amario è di fatto una ammissione che coinvolge indirettamente il ministro della Salute, Roberto Speranza, e delle omissioni nella gestione della pandemia. Ministro di Leu già nuovamente finito nuovamente nel mirino della trasmissione Report di Raitre condotta da Sigfrido Ranucci, che ha rivelato una mail dell’ex capo della prevenzione del Ministero Ranieri Guerra, dal 2018 vice direttore per l’Europa dell’Organizzazione mondiale della Sanità, e predecessore di D’Amario, inviata il 14 maggio 2020 al ministro Speranza, quasi a scusarsi per la pubblicazione del dossier, che non era riuscito ad impedire, elaborato dai ricercatori di Venezia dell’Oms guidati da Francesco Zambon e poi fatto sparire dopo appena 24 ore dal sito dell’organizzazione.

Dossier in cui si squadernava un quadro impietoso dell’impreparazione del Paese davanti alla pandemia del coronavirus, anche e soprattutto per non essersi dotato di un Piano pandemico nazionale, datato al 2006 e mai aggiornato, se non con un copia-incolla del 2017, e che se operativo prima dell’epidemia di covid-19 esplosa nel febbraio 2020, avrebbe potuto salvare, questa la tesi dei ricercatori, migliaia di vite umane.  Vicenda, quella del mancato aggiornamento del Piano pandemico, su cui ora indaga la Procura di Bergamo,  che avuto come protagonista anche D’Amario, interrogato a gennaio sul mancato aggiornamento del Piano pandemico nazionale in procura di Bergamo, come persona informata dei fatti.

Il capodipartimento D’Amario, ha pero replicato a muso duro a Quarta Repubblica, sia sul report di autovalutazione, sia sul Piano Pandemico.

“Per quanto riguarda i test annuali di autovalutazione Ihr (International Health Regulation), si evidenzia che gli stessi venivano compilati on-line in modo automatico dai
responsabili delle Sezioni competenti e non dal direttore generale della Prevenzione, senza
peraltro necessità di preventiva condivisione”, scrive D’Amario

E ancora, “Il nome del sottoscritto presente sul report del 4 febbraio 2020 non corrisponde ad una certificazione, né ad una paternità dell’atto, ma ad un riferimento per eventuali contatti; negli
anni precedenti, peraltro, in calce al report veniva sempre individuato il Direttore dell’Ufficio
competente”.

Infine l’affondo: “Nel corso della trasmissione “Quarta Repubblica”  stati riportati – peraltro a mia insaputa e in modo non autorizzato – stralci di una conversazione telefonica con la giornalista Ludovica Bulian, dove, al contrario di quanto riportato in trasmissione, si discuteva sui limiti oggettivi dei tests di autovalutazione, che possono essere condizionati dalla soggettività dei compilatori, senza minimamente ipotizzare, da parte del sottoscritto, una “gonfiatura” intenzionale ad opera dei medesimi compilatori”.

Nella nota poi D’Amario torna sulla vicenda del Piano pandemico non aggiornato, come del resto aveva fatto ai microfoni di Report, ricordando che lui quando era al Ministero ha fatto tutti i passaggi previsti per aggiornarlo, tanto che è agli atti una sua lettera del settembre 2018, all’allora ministro della Salute, Giulia Grillo, del primo governo di Giuseppe Conte, evidenziando la necessità di aggiornare il Piano.

“Il sottoscritto, dopo il suo insediamento presso il Ministero della Salute – ribadisce ora D’Amario, – ha provveduto a mettere in atto tutte le procedure per il rinnovo del Piano Pandemico influenzale, con la costituzione di un apposito gruppo interministeriale ed effettuando verifiche
periodiche sulle attività dei vari sottogruppi attivati, nonché con apposite riunioni tecniche di
confronto con il Gruppo Pandemico- influenzale Oms”.

Spiega poi che “l’attività è stata svolta durante l’anno 2019 fino alla elaborazione di una bozza avanzata, sottoposta al vaglio di rappresentati regionali ed istituzionali, nonché alle Società scientifiche di settore”.

Ricorda infine che “in un incontro convocato dal vice-ministro Pierpaolo Sileri presso il suo​ ​ufficio nel mese di aprile 2020 – alla presenza del capo della segreteria tecnica – il
sottoscritto ha riferito in merito allo stato di avanzamento dei lavori del gruppo​ ​interministeriale all’uopo istituito; per il materiale relativo all’aggiornamento in atto, richiesto
nell’occasione, il sottoscritto ha dato disposizioni per l’invio al direttore della Sezione V delle​ ​Malattie infettive trasmissibili e profilassi internazionale, il quale ne ha assicurato l’inoltro.
Si ribadisce inoltre che tutte le altre attività in ambito pandemico elaborate dalla direzione​ ​generale (documenti e circolari) venivano costantemente inviate via mail, per il tramite della
sua segreteria tecnica, nel pieno rispetto dei ruoli istituzionali, ricevendone costanti​ ​apprezzamenti”.

Va ricordato a questo proposito lo scontro durissimo si è consumato a dicembre nella trasmissione di La7 Non è l’Arena condotta da Massimo Giletti, proprio tra D’Amario, e il il viceministro della Salute Sileri, del Movimento 5 stelle, manco a dirlo sul Piano pandemico.

Con tanto di minaccia di querela da parte di D’Amario nei confronti di Sileri, che “non è epidemiologo, nè virologo”. Questo perché sul mancato aggiornamento di uno strumento di programmazione che sarebbe stato fondamentale per far fronte ad una pandemia, il viceministro, riferendosi anche al dirigente abruzzese, ha parlato di “sciatteria” dell’apparato dirigenziale, lanciando dure accuse a chi ha rivestito in questi anni ruoli apicali nella prevenzione, dicendo che “io al posto loro mi sarei dimesso” e rivolto a D’Amario ha aggiunto: “io sto dicendo a questo signore che io faccio il viceministro e finché sarò lì dentro cercherò la verità”. al che D’Amario ha replicato: “​io so che ho fatto il mio dovere. Quello che pensa Sileri non mi interessa, è un problema suo. E ritengo che si debba rimanere nell’ambito delle polemica politica, se poi si arriva alle offese personali poi ci sono gli organi deputati alla tutela”. Una minaccia di querela, insomma.

 

 

Commenti da Facebook

RIPRODUZIONE RISERVATA


    Ti potrebbe interessare: