NO GREEN PASS: MASSIMINI-DE AMICIS “FATTI DI ROMA USATI PER COPRIRE CRISI E BLOCCARE IL DISSENSO”

22 Ottobre 2021 08:13

Italia: Cronaca

L’AQUILA – Da Tina Massimini e Alfonso De Amicis, storici esponenti della sinistra antagonista aquilana, riceviamo e pubblichiamo una riflessione che parte dai disordini e dagli scontri di sabato scorso a Roma nel giorno della manifestazione no green pass, mentre a Trieste (e non solo) è viva la protesta dei portuali, sempre contro il green pass obbligatorio, e dove la polizia nei giorni scorsi ha sgomberato con la forza i manifestanti.

Due noti caporioni fascisti di Forza Nuova erano tra gli squadristi che hanno assaltato la sede nazionale della Cgil a Roma. È stato fin troppo facile arrivarci. Qui risuonano le domande dello storico Luciano Canfora il quale si chiedeva, con una certa retorica, che l’intelligenza e il senso pratico avrebbero potuto e dovuto capire e intervenire.

Mentre esprimiamo la massima solidarietà nei confronti di chi subisce la violenza fascista, non possiamo non chiederci come mai oggi accadono questi fatti e a chi diano giovamento.

In questo contesto, pare consolatorio e autoassolutorio il richiamo al 1922. Come pure sembra riduttiva e superficiale la chiave di lettura relegata in quell’atto di squadrismo. I paralleli storici sono spesso forzature giornalistiche, utili alla propaganda o a nascondere il fuoco che cova sotto le ceneri.

La crisi del 2008 non è stata superata. Essa ha trovato nella pandemia un ulteriore elemento di crisi e paure, come pure momenti di repulsione e apprensione in prossimità di un vero o presunto pericolo. Fuori da qualsiasi infingimento, dobbiamo constatare che è aumentata la povertà, che le politiche deflattive hanno continuato ad erodere salari e pensioni, che il divario sociale è nettamente aumentato, che il ruolo del Parlamento è sempre più marginale e che cresce la disaffezione alla partecipazione politica (vedasi il crescente astensionismo, dimostrato anche dalle ultime elezioni amministrative).

La ristrutturazione capitalista, accelerata dalla “discesa in campo” del banchiere Mario Draghi, viaggia verso un Cesarismo di Stato che non ha paragoni in Europa. Ancora una volta le crisi vengono usate da quel che rimane della borghesia italica per demandare ad altri la responsabilità di una riorganizzazione della macchina statuale e politica. Tutto questo alimenta il fascismo economico, oltre a quello politico, tanto deprecati da Sandro Pertini.

Siamo dunque in presenza di un feroce attacco alle condizioni di vita della maggioranza del popolo italiano: fra pochi mesi si profila un aggravio in termini di Imu e tassa sull’immondizia, qualcosa che somiglia al pagamento di un mutuo per riscattare la casa stessa. La crisi industriale avanza e si consolida. Le delocalizzazioni non si fermano e con esse crescono disoccupazione e deflazione salariale. Di fronte a questo disastro che è senza paragoni nella storia italiana dal dopoguerra, non pare che i sindacati ufficiali abbiano messo al centro della propria azione e delle proprie proposte piattaforme e mobilitazioni che abbiano come motore un punto di vista alternativo e diverso da quello dominante. Anzi, il Pnnr verrà usato per elargire ulteriori soldi alle imprese. Soldi che non verranno reinvestiti.

I fascisti storicamente agivano ed anche oggi agiscono per conto terzi. L’occasione era ghiotta. E infatti subito sono arrivati i primi provvedimenti che vietano o limitano le manifestazioni e i cortei, nel tentativo di scoraggiare i futuri conflitti sociali. Inoltre, si sta agendo in questo senso anche dal punto di vista del revisionismo storico: qualcuno, a tal proposito, ricorda che il Parlamento europeo ha equiparato Nazifascismo e Comunismo? Un obbrobrio storico, politico e giuridico. Un sovvertimento della storia. Se oggi in occidente c’è ancora una democrazia, seppur decadente e debole, lo si deve all’Armata Rossa.

In ogni caso, risulta utile in chiave repressiva sfoderare quel riscontro parlamentare qualora il risentimento sociale dovesse trovare sponda nelle forze della sinistra che non si riconoscono negli apparati istituzionali, gli stessi che in questi anni hanno destrutturato lo stato sociale nato dalla nostra Costituzione.

E non si può dimenticare che il centrosinistra in questi ultimi trent’anni è stato il grimaldello con il quale la modesta borghesia italica, per conto della Troika, ha azzerato e distrutto tutte le conquiste del movimento operaio, soprattutto quelle legato al biennio ’68-69.

Il governo Draghi, che è l’espressione di questo disegno e che è l’uomo delle banche per eccellenza, sussume il discorso politico-economico e statuale e non pare che la triplice – e quindi anche la Cgil – rappresenti un ostacolo a questa poderosa controrivoluzione passiva e operata dall’alto. In un’epoca in cui i partiti non contano e non decidono niente. A loro spettano solo gli show televisivi e le caramelle da elargire al popolo. Siamo ormai di fronte ad un capitalismo neofeudale, non si scappa.

I fatti di sabato scorso, allora, rappresentano una accelerazione formidabile di inasprimento e consolidamento di questo disegno e contemporaneamente di avvertimento nei confronti di qualsiasi opposizione di classe. Un chiaro riferimento anche alle forze politiche di governo e di opposizione, le quali devono conformarsi a questa direzione data. E l’abbraccio tra Draghi e Landini vale più di mille discorsi e analisi. “Draghistan”, come lo ha definito più di qualche osservatore, è il solvente di questo senso di marcia ed ogni occasione è buona per imprimere una accelerata verso questo neocorporativismo autoritario.

Eppure, c’è chi non ha fatto i conti con la geopolitica e su un aspetto fondamentale della vita: hanno affamato e stanno affamando oltre il senso stesso della riproduzione sociale quella che loro chiamano la bestia. La storia non è finita.

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