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“NO INVIO ARMI ALL’UCRAINA”, REFERENDUM E RACCOLTA FIRME. MATTEI, “FERMARE FOLLE ESCALATION”

IL NOTO GIURISTA TORINESE CON IL COMITATO "GENERAZIONI FUTURE" HA PROMOSSO - IN SINERGIA CON "RIPUDIA LA GUERRA" DEL PROFESSORE E SAGGISTA ENZO PENNETTA - UNA RACCOLTA FIRME CHE CONDURRA' AD UN GIUDIZIO POPOLARE UNITARIO CON TRE QUESITI: DUE DIRETTAMENTE LEGATI ALLA GUERRA E UNO CONTRO IL CONFLITTO DI INTERESSI DELLA SANITÀ PUBBLICA. DAL 22 APRILE BANCHETTI ANCHE IN ABRUZZO, "OCCORRE MOBILITAZIONE, CI HANNO PORTATI IN UNO SCONTRO CHE SERVE SOLTANTO ALL'ASSE ATLANTICO DI CUI' E' SERVA L'EUROPA".

di Roberto Santilli

20 Aprile 2023 08:45

Regione - Politica

L’AQUILA – “L’Italia si sta comportando come un Paese in guerra, per ora senza inviare soldati, in una escalation che ricorda quella che precedette la prima guerra mondiale. Questa follia va fermata. E, per farlo, si può utilizzare lo strumento democratico del referendum”.

Parola di Ugo Mattei, noto giurista torinese, professore di Diritto civile all’Università di Torino e di Diritto internazionale e comparato all’Hastings College of the Law dell’Università della California a San Francisco, che attraverso il comitato “Generazioni Future” ha promosso – in sinergia con “Ripudia la guerra”, il comitato del professore e saggista Enzo Pennetta – una raccolta firme che condurrà al referendum unitario con tre quesiti, due direttamente legati alla guerra e uno contro il conflitto di interessi della Sanità pubblica.

I tre quesiti referendari sono stati pubblicati in Gazzetta Ufficiale lo scorso 3 marzo: quelli sul disarmo e sulla sanità sono promossi da Generazioni Future, che è l’ex Comitato Rodotà (lo stesso dei due referendum del 2011 sulla gestione pubblica dell’acqua); quello sul disarmo, invece, è promosso dal comitato “Ripudia la guerra”.

La raccolta firme partirà anche in Abruzzo sabato 22 aprile, a Lanciano (Chieti) in Corso Trento e Trieste a partire dalle ore 17, mentre gli altri appuntamenti verranno comunicati sulla pagina Facebook Ripudia la Guerra-Abruzzo.

Professor Mattei, eccoci di nuovo di fronte ad un’altra emergenza: quella della guerra, che arriva dopo quella del Covid-19. Lei, come per l’acqua pubblica da salvare e il green pass da eliminare durante l’emergenza Covid-19, sceglie la via del referendum anche per provare a fermare l’invio delle armi all’Ucraina invasa da Putin.

Sì, ne possiamo uscire con un referendum. Che mi ricorda, per lo sforzo profuso, quelli del 2011, quando gli italiani si espressero in maggioranza contro la privatizzazione dell’acqua pubblica, salvo poi essere traditi dai vari governi che si succedettero. L’obiettivo, comunque, è replicare quella partecipazione. Siamo partiti con poco e niente, ma siamo consapevoli che il popolo italiano, di fronte a un referendum sull’invio delle armi all’Ucraina, voterebbe contro, utilizzando, dobbiamo sottolinearlo, uno strumento costituzionale importante per una questione fondamentale. Uno strumento che abbiamo in Italia e che manca altrove, uno strumento di democrazia che dobbiamo usare. Perché, al di là se sia vero o no che i media hanno abbassato un po’ il livello di attenzione nei confronti della guerra, gli italiani sono molto preoccupati per quanto sta accadendo. Ecco perché è importante partecipare alla raccolta firme, ai banchetti, è importante parlarsi, diffondere, cercare di farne parlare dai mezzi di comunicazione, rivendicare la partecipazione popolare, in modo da impedire l’addormentamento delle coscienze su un fatto del genere, che è quello di farsi coinvolgere in un trasporto di armi in terreni di guerra in cui la gente si sta ammazzando, in cui soffrono le popolazioni civili sulla base di una retorica nazionalista degna di miglior causa.





Lo ha detto lei, in Ucraina la gente si sta ammazzando. E le popolazioni civili soffrono.

Bisogna evitare di mandare le armi. Le armi servono per ammazzare la gente. E dire alla resistenza ucraina di continuare a fare la guerra con le nostre armi è una solenne scemenza. Ci sono delle strategie geopolitiche occidentali che hanno una loro logica, che è quella di un completo asservimento agli apparati militari e industriali. In questo scenario, gli ucraini sono vittimizzati tanto da Putin quanto dalla aggressività dell’Occidente. Il nostro, però, non è un referendum per prendere partito. Il nostro è un referendum per il disarmo.

Il refrain è “senza le armi, gli ucraini non possono difendersi e sconfiggere la Russia”.

Nel 2023 non è ammissibile risolvere i problemi con l’uso delle armi. Il punto è questo. Dobbiamo cercare di far capire che l’idea di far la pace trasferendo le armi in un teatro di guerra è un delirio di follia, è la verità al contrario. La pace si fa col disarmo, non con le armi.

Chi invia le armi, governo italiano compreso, afferma che non si può far finta che quella in Ucraina non sia un’emergenza.

Le rispondo così: spenderemo 14 miliardi di euro per fare gli interessi di Stati Uniti e Nato nei prossimi due anni, nell’ottica dell’aumento del budget per le spese militari, mentre taglieremo quattro miliardi di euro alla sanità, in una situazione in cui la sanità è già nei guai. Allargando il campo, questo è un suicidio per un’Europa completamente eterodiretta dall’Asse Atlantico, dalle grandi multinazionali, eccetera.





Lei fa spesso il paragone con l’emergenza Covid-19.

Con cui c’è una continuità spaventosa nei metodi e nella sostanza: dall’utilizzo della menzogna sistematica rispetto a chi avanza dei dubbi – penso alle accuse di essere no vax e ora di essere filo Putin – al tentativo di dividere la popolazione in due fazioni opposte, far passare soltanto una verità ufficiale per garantire il giro di affari nell’interesse sempre degli stessi. Infatti, a livello europeo, il modello di approvvigionamento delle munizioni è lo stesso utilizzato per vaccini, cioè acquisto da parte dell’Europa, per conto dei Paesi membri, di quantità spropositate di munizioni di produzione americana. Lo stesso fatto con Pfizer e ora con il gas americano, aggiungo.

Al popolo ucraino, però…

Ma questo è un referendum per il popolo ucraino. E anche per il popolo russo e per il popolo italiano. In Italia abbiamo il diritto di usare i soldi per le emergenze drammatiche della popolazione, a cominciare da quella sanitaria. Non si possono spendere soldi per la follia atlantica. Basta.

La politica italiana è nella stragrande maggioranza dei casi dalla parte dell’invio delle armi.

Non mi sorprende, ma i referendum servono quando c’è scollamento tra la volontà dei rappresentanti e quella dei rappresentati. Mentre nella questione del vaccino o del green pass i governi hanno avuto, grazie al terrore, nel bene o nel male, il sostegno della maggioranza del popolo, questa volta non è assolutamente così, anche se si sta creando un clima di terrore e di menzogne per evitare che venga fuori in modo chiaro che esiste una questione democratica grande come una casa. Non coinvolgi un Paese in guerra con la decisione di un governo senza sentire il popolo. Siamo a rischio. Non possiamo far finta di nulla. Siamo in una situazione di grande rischio. Abbiamo il nostro territorio pieno di armamenti nelle basi americane, con ordigni nucleari. E ci stiamo comportando come un Paese in guerra, per ora senza inviare soldati. Ma può arrivarci qualcosa sulla testa. Basta un problema nucleare in Ucraina, Chernobyl la ricordiamo tutti. C’è un’escalation folle simile a quella che precedette la prima guerra mondiale. Ora occorre la mobilitazione del popolo, che può esprimersi avendo forza di legge. Anche nell’interesse di altri Paesi europei che non hanno questa possibilità.

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