NUOVA PAC, ROSSI: “TRA ESPERTI IN CATTEDRA E RISERVE, LA MORTE DELL’AGRICOLTURA ABRUZZESE”

28 Marzo 2023 09:47

Regione - Cronaca

L’AQUILA – “Fino a qualche anno fa, se un ragazzo aveva nelle vene sangue contadino o allevatore, abbandonava la scuola per dedicarsi alla vita agricola riuscendo con le sue doti innate a ricavare per la sua famiglia il suo reddito, una laurea sul campo. Oggi è tutto cambiato e, anche se hai talento, il mercato e le condizioni territoriali, la politica latente e la mancanza di rappresentanza ai tavoli di concertazione non ti permettono di avere un reddito sufficiente per tirare avanti e si è costretti ad accedere ai fondi comunitari per poter sopravvivere, ma i giovani imprenditori di oggi devono essere laureati o diplomati per la nuova Pac”.

Così l’allevatore di Ofena (L’Aquila) Dino Rossi, coordinatore dell’associazione per la Cultura Rurale, che aggiunge: “come se non bastasse, dobbiamo fare i compitini come i ragazzi della prima elementare dettati da personaggi incompetenti i quali non sanno che la terra si trova molto in basso, calpestano quello che gli agricoltori e allevatori hanno imparato sul campo a proprie spese”.





E in merito al tour avviato dalla Regione per illustrare alle imprese bandi nuova programmazione, osserva: “Le riunioni era doveroso farle prima, ascoltare le esigenze delle imprese e poi andare a Bruxelles e puntare i piedi a tutela delle imprese agricole italiane, ma purtroppo ci sono associazioni di categoria impegnate a contare i panettoni di natale, ed ecco le conseguenze. Per quanto riguarda invece gli imprenditori storici, quelli prossimi alla pensione, possono morire di fame, in quanto i titoli quasi tutti equiparati avranno un valore di 165 euro ettaro, in sostanza non copre le spese per il canone irriguo in considerazione che si paga vuoto per pieno visto che in tre anni di commissariamento ancora non si riesce a fare i piani di classifica”.

“Oltre ai titoli base si possono integrare con altre voci, ma comunque ci si deve rivolgere a professionisti con lavorazioni del terreno non idonee in tutte le zone della nostra regione e prima che lo riusciranno a capire gli agronomi in giro le aziende avranno chiuso definitivamente. La nuova Pac prevede la semina delle leguminose per le Api, ma i professori e Bruxelles non sanno che la regione verde d’Europa è ormai diventata nera per colpa delle aree protette che ricoprono il 70% del territorio agrosilvopastorale, pieno di ungulati che non permetterebbero la fioritura delle leguminose, quindi una perdita degli aiuti visto che viene fatto il controllo satellitare”.





“Il resto del territorio che sul piano faunistico viene indicato come zona non vocata al cinghiale, è pieno di riserve che sono diventate porcilaie a cielo aperto, quei pochi terreni rimasti rischiano di non ottenere gli aiuti comunitari perché divorati dagli animali selvatici”.

“Ieri, a un incontro a Cepagatti (Pescara) era presente anche il vice presidente della Regione, con delega all’Agricoltura, Emanuele Imprudente, e spero che abbia capito quali sono i problemi dell’agricoltura abruzzese con la speranza che si finisca di finanziare tutte queste oasi e riserve visto che si è superato il 30% consentito dalla legge il territorio sotto vincolo ambientale”, conclude Rossi.

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