“NUOVA STRETTA SUPERBONUS MANNAIA PER IMPRESE”, GENOVESI, “GOVERNO TROVI VIA D’USCITA A SUOI ERRORI”

12 Maggio 2024 11:07

Regione - Cronaca

AVEZZANO – “Assistiamo a continui cambi di direzione del governo su una questione importante e delicata come il superbonus edilizio, e ora l’intenzione di portare i tempi di rientro del credito fiscale da 4 a 10 anni rappresenta una mannaia per le imprese, ma anche per tanti cittadini. Qui a rischio non è il tracollo dei conti dello Stato come dice il ministro Giancarlo Giorgetti, ma del comparto dell’edilizia, con fallimenti e licenziamenti, e seppure il superbonus è stato un errore, questo non è stato commesso dai cittadini e dalle imprese, che ora non possono pagare il conto. Deve essere il governo a trovare una via d’uscita”.

Il grido d’allarme arriva, nell’intervista ad Abruzzoweb, da Tiziano Genovesi consigliere comunale ad Avezzano di Forza Italia, ex candidato leghista a sindaco, imprenditore nel ramo dell’edilizia e dell’impiantistica. Le sue dure parole, anche nei confronti del governo di centrodestra di Giorgia Meloni, del suo stesso colore politico, fanno seguito all’emendamento, pronto per andare in aula, e che trova resistenze anche dentro la maggioranza, che prevede la detraibilità da 4 a 10 anni delle spese per interventi col Superbonus, per l’efficientamento energetico e sismico degli edifici, dopo che il ministro leghista Giancarlo Giorgetti ha paragonato il suoerbonus, alla diga del Vajont, avendo provocato un enorme buco di bilancio, superiore ai 100 miliardi. Misura approvata nel 2020 dal governo giallo-rosso, ma con l’assenso anche dei partiti di centrodestra che hanno difeso nel tempo il Superbonus, chiedendone la proroga e l’ampliamento della platea dei beneficiari.

La novità sarà ora anche retroattiva e si applicherà anche al sismabonus. Per le banche arriva, a partire dal 2025, lo stop alla compensazione delle rate legate a tutti i crediti di imposta con i debiti previdenziali. La detraibilità in dieci anni delle spese per interventi col Superbonus riguarda un ammontare di detrazioni fruibili pari a quasi 12 miliardi tra il 2024 e il 2025.





A spiegare in soldoni ai non addetti ai lavori, cosa significa, è lo stesso Genovesi: “la ditta ha eseguito i lavori a casa della signora Maria, approfittando del bonus al 110 che fino al 31 dicembre era coperto al 110% dallo Stato, con il seguente meccanismo: la signora Maria non tirava fuori soldi, nè si caricava del credito fiscale, magari non avendo un reddito e una relativa capacità fiscale adeguata, ma il costo dell’intervento lo anticipava la stessa ditta, con i suoi soldi, per poi rifarsi con il credito fiscale, ovvero non versando le tasse e i vari contribuiti mensili nei successivi quattro anni, fino ad esaurire il credito. Poi è subentrata la modifica che ha ridotto al 70% il credito d’imposta, con il 30% a carico della signora Maria, e questo ha già ridotto drasticamente il ricorso a questo strumento, visto che molti cittadini non hanno la possibilità economica di mettere sul piatto anche decine di migliaia di euro. Oggi i termini per rientrare del credito anche al 70% passa da 4 a 10 anni”.

Ovvero una mannaia per le imprese, che prosegue Genovesi, “hanno già dovuto anticipare dei soldi per fare i lavori, contando di rientrare nell’investimento in quattro anni, mentre ora per colpa del governo che ha cambiato le carte in tavola, si ritrovano la pianificazione economica completamente sballata. Non solo, prima c’era la possibilità per le imprese che non utilizzavano tutto il credito di poterlo cedere agli istituti finanziari. Oggi non è più cedibile, ma qualora possa diventarlo, a 10 anni il valore di acquisto delle banche diventa eccessivamente oneroso per l’impresa. Tenuto pure conto che nel frattempo sono aumentati anche i costi dell’energia e dei materiali edili”.

A lanciare strali contro il governo è stato anche dall’Abruzzo, il presidente di Ance L’Aquila Gianni Frattale, che ha parlato senza mezzi termini, di “un bus pilotato da una scimmia”, ricordando che “Giorgetti  era  Ministro dello sviluppo economico già dal 2021 col Governo Draghi. Ha avuto tre anni per eliminare questa misura da lui ritenuta nefasta. È paradossale oggi, per noi operatori, subire anche il carico di condanna morale sul superbonus e il continuo lancio di stracci tra i partiti che passa inevitabilmente sulle nostre teste e sulle famiglie intrappolate in questo caos normativo. Sarebbe preferibile ormai che si eliminasse una volta per tutte l’incentivo e non se ne parlasse più”.

Spiega dunque Genovesi: “Giorgetti, mi spiace dirlo, non ha valutato cosa significa per un’impresa che deve fare comunque affidamento sui crediti, essere ora costretta a una programmazione a dieci anni, e non più a quattro, che era già impegnativa, in un contesto moderno, nell’economia reale è una follia, significherebbe avere in pancia dei crediti che molto probabilmente che non potranno essere utilizzati”.





L’appello di Genovesi va dunque “a tutte le forze politiche: occorre un bilanciamento tra l’esigenza di tenere in ordine i conti dello Stato, ma anche quello di salvaguardare le imprese e l’economia. Anche perché se le aziende falliranno per questa pessima gestione del superbonus aumenteranno anche i conti per le casse dello Stato, si pensi solo agli ammortizzatori sociali e le mancate dichiarazioni dei redditi, e alla generale frenata del pil, con l’edilizia che rappresenta come noto una leva importantissima da questo punto di vista. Il superbonus era stato deciso in base a una proiezione economica che probabilmente si è rivelata errata. Però si dovrebbe calcolare non solo quanto debito, ma anche quanta economia ha generato il superbonus, anche in termini di entrate per le casse dello Stato, di occupazione, oltre che di riqualificazione del patrimonio edilizio. In ogni caso l’errore è stato commesso dal governo, dai vari governi, non dai cittadini e della imprese che ora non possono pagare il conto, colpevoli solo di aver aderito ad una misura prevista dalla legge”.

 

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