NUOVE PISTE DA SCI MAJELLETTA: IL NO DEL WWF, “INNEVAMENTO IN CALO, E’ UNO SPRECO!”

21 Ottobre 2020 11:03

CHIETI  –  “Dagli organi di stampa si apprende che la Regione Abruzzo non ha abbandonando lo scellerato progetto dell’ampliamento delle piste da sci sulla Majelletta:  Il rilancio della montagna non passa però da nuovi impianti sciistici. L’innevamento è in calo del 78% in tutto il mondo e questo è un inutile spreco di denaro pubblico”.

Il Wwf si schiera contro  progetto dell’ampliamento delle piste da sci sulla Majelletta: 20 milioni e 200 mila euro, incrementabili con eventuali capitali privati, impegnati per la realizzazione di una seggiovia per collegare Passolanciano con l’area di Mammarosa; tre stazioni, una ubicata nei pressi dello stazzo di Roccamorice che apre un nuovo punto di accesso al comprensorio dal versante Pescarese; un impianto di innevamento, costituito da bacini di accumulo e reti tecnologiche e il recupero di alcuni edifici presso la zona di Passolanciano.

LA NOTA COMPLETA

Il WWF Abruzzo è già intervenuto in passato sottolineando l’impatto devastante che alcune delle opere in progetto, in particolare le nuove piste, l’accesso da Roccamorice e i bacini per l’innevamento, andrebbero a creare sugli ecosistemi di pregio come i prati sommitali della Majella all’interno del Parco Nazionale.

Resta poi in piedi anche il progetto di realizzazione di impianti da sci dei Campi della Magnola, nel Comune di Ovindoli e nella Zona di Protezione Speciale “Sirente Velino” (IT7110130) destinato a compromettere un’altra zona strategica per la nostra Regione, vicina al Parco regionale e fondamentale per le reti di connessione ecologica per la fauna e in particolare per l’Orso marsicano.




La Regione Abruzzo continua anacronisticamente a proporre progetti per la costruzione di nuovi impianti da sci e pesanti infrastrutturazioni annesse un po’ ovunque sulle nostre montagne, incurante del fatto che, come afferma una recente ricerca di Eurac Research di Bolzano, la neve è in calo nel 78% delle aree montane di tutto il mondo. Uno studio importante, ma non certo l’unico: le evidenze scientifiche del cambiamento climatico in atto sono ormai incontrovertibili e i dati in bibliografia sono molteplici e arrivano da più fonti.

Creazione di nuovi impianti da sci, ampliamento di quelli esistenti, realizzazione di parcheggi, nuovi accessi alle aree montane, e ovviamente bacini per realizzare l’innevamento artificiale, visto che è acclarato che quello naturale non è più sufficiente, sono le sole idee, vecchie ormai di decenni, che l’Amministrazione regionale tira fuori per un rilancio della montagna.

Le stazioni sciistiche sono in perdita tanto che è impossibile trovare imprenditori che di tasca propria investano in un settore che ha ormai bisogno del supporto di fondi pubblici per sopravvivere (e si parla di milioni di euro!). Le stazioni restano chiuse per mancanza di neve per intere settimane in stagioni invernali che fanno rilevare sempre più spesso temperature troppo alte per consentire l’innevamento. È assurdo continuare a ritenerle degli investimenti strategici per le aree interne, quando invece non fanno altro che disperdere preziose risorse pubbliche che servirebbero per ben altri progetti di rilancio. Molte di queste opere vanno per altro a insistere su aree tutelate da parchi nazionali e regionali o da aree di importanza comunitaria, ambienti di pregio spesso esclusivi della nostra Regione, che hanno un valore inestimabile.

Sottrarre beni comuni come il suolo o l’acqua per opere che non hanno alcun interesse pubblico né reali benefici per la comunità, in nome di una visione antica e superata dello sviluppo della montagna, non può essere in alcun modo condivisibile. La gestione delle aree montane è questione ben più complessa e richiede interventi e linee di programmazione e di investimento legate all’unico bene certo di questi territori: l’attrattività ambientale che peraltro può portare turismo tutto l’anno. La facile strada della realizzazione di impianti da sci che potrebbero diventare rapidamente obsoleti e non utilizzabili, come accaduto già altrove in Abruzzo, non porta da nessuna parte, arreca danno e fa spendere inutilmente enormi quantità di denaro pubblico.

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