NUOVI COLLEGI ELETTORALI, CANCELLATA TERAMO: E’ RIVOLTA, “SMEMBRATI TRA PESCARA E L’AQUILA”

di Filippo Tronca

27 Novembre 2020 23:01

TERAMO – Non solo a seguito della vittoria del Sì al referendum di settembre l’Abruzzo passerà da 14 a 9 deputati e da 7 a 4 senatori, in virtù del taglio degli onorevoli eletti del 36%: accadrà anche che per la Camera sparirà il collegio uninominale di Teramo. Smembrato e accorpato per metà con il collegio di Pescara, per l’altra metà con quello dell’Aquila. Mentre il collegio uninominale di Vasto perderà la sua autonomia, e sarà unificato a quello Chieti. In più sparisce per il Senato il collegio uninominale di Chieti-Pescara e Teramo-L’Aquila, a favore di un unico bacino elettorale.

La nuova geografia è contenuta allo schema di decreto legislativo messa a punto da un pool di esperti, presieduto dal presidente dell’Istat Gian Carlo Blangiardo e che ha avuto un prima via libera dal Consiglio dei ministri.

Federico D’Incà, ministro per i rapporti con il Parlamento e le Riforme, si è detto  molto soddisfatto dell’approvazione dello schema di decreto”, che consentirà di adeguare i collegi a seguito della riduzione da 630 a 400 seggi alla Camera, e da 315 a 200 seggi elettivi al Senato, sancito dal referendum.

In Abruzzo inevitabilmente già si ode invece già il tintinnar di spade, soprattutto nella provincia teramana, e nel territorio vastese, il primo ad esprimere la sua indignazione su  facebook, è stato Paolo Gatti, ex consigliere e assessore regionale di Forza Italia, “la provincia di Teramo sparisce dalle cartine della rappresentanza politica nazionale”, e per il centrosinistra, voce fuori dal coro, il consigliere regionale di Abruzzo in Comune Sandro Mariani, “Teramo viene smembrata elettoralmente e utilizzata solo quale mero riempitivo alla Camera dei Deputati per far quadrare i conti nei collegi di Pescara e L’Aquila”.

In crescendo ancora più diretto il sottosegretario di Giunta, Umberto De Annuntiis, forzista anche lui, che sarcasticamente si complimenta con il Partito democratico, che “prova a mettere in sicurezza le poltrone di Pescara ( Mister X ?) e L’Aquila (Madam Y ?)”. E il riferimento non può che essere agli unici due onorevoli abruzzesi del Pd: l’ex presidente della Regione, ora senatore e presidente della Commissione Finanze, il pescarese Luciano D’Alfonso, “Mister X”, e la deputata aquilana Stefania Pezzopane, “Madam Y”. Per il vastese esprime rabbia e indignazione il coordinatore cittadino di Forza Italia a Vasto, Emiliano Zocaro, “chi ha fatto campagna elettorale per il sì adesso spieghi al proprio territorio come faranno a difenderlo della perdita di servizi essenziali”, il suo commento tranchant.

In effetti, la rappresentanza teramana, come quella di Vasto, rischia con questo nuovo assetto di essere spazzata via: già i biglietti per Roma saranno poco più della metà rispetto al passato, e per di più gli aspiranti onorevoli teramani dovranno compiere una sorta di miracolo, per ottenere voti in altre province,  e in primis a Pescara, che ha un peso demografico ed elettorale schiacciante. Il loro orto elettorale, coltivato con cura negli anni, sara’  troppo piccolo, inserito  nelle nuove praterie del consenso. Po’

Sarà insomma un ricordo anche il risultato delle elezioni del marzo 2018, che ha visto Teramo portare in parlamento i deputati Giuseppe Bellachioma della Lega, Fabio Bernardini, del Movimento 5 stelle, e Antonio Zennaro, eletto con i pentastellati, per poi transitare al gruppo misto.

Del resto nel nuovo assetto dei collegi uninominali per la Camera, la popolazione della provincia dell’Aquila inciderà su quella complessiva del collegio per il 69,8% e quella della provincia di Teramo per il complementare 30,2%.

La popolazione della provincia di Pescara, nel nuovo collegio rappresenterà il 63,9%, quella di Teramo appena il 36,1%.

Si avvera così la previsione di uno dei promotori nazionali del comitato per il No al referendum, il pescarese Nazario Pagano, senatore di Forza Italia e coordinatore  regionale del partito  “Votare sì al referendum  – aveva tuonato proprio in una intervista di Abruzzoweb – significa rendersi complici di una mattanza asimmetrica della rappresentanza, di un colpo mortale alla democrazia parlamentare, inferto sull’altare del populismo: accadrà soltanto che saranno falcidiati i rappresentanti delle regioni meno popolose, e in esse dei territori marginali e dei centri minori. Deputati e senatori saranno eletti in buona parte nei collegi della costa, a cominciare da quello di Pescara e Chieti, a svantaggio delle aree montane. Questo accadrà con qualsiasi sistema elettorale”.

Stringendo il focus sulla nuova geografia elettorale per l’Abruzzo, va innanzitutto ricordato lo status quo: finora per l’elezione della Camera dei deputati erano assegnati 14 seggi, di cui 5 attribuiti in altrettanti collegi uninominali, quelli di L’Aquila, Teramo, Pescara, Chieti e Vasto, e gli altri 9 in due collegi plurinominali di L’Aquila-Teramo da una parte, di Chieti-Pescara-Vasto dall’altra.

Ora con la nuova geografia si passa a tre soli collegi uninominali: quelli di L’Aquila, di Pescara e di Chieti, che eleggeranno ciascuno un deputato, 3 complessivamente.

Sparisce insomma il collegio di Vasto, che viene accorpato con quello provinciale di Chieti, e soprattutto quello di Teramo, letteralmente smembrato tra L’Aquila e Pescara.

Per l’esattezza sarà ricompresa nel collegio “L’Aquila”, tutta l’area interna, a cominciare dal capoluogo di provincia Teramo e a seguire i comuni  di Ancarano, Basciano, Bellante, Campli, Canzano, Castel Castagna, Castellalto, Castelli, Cellino Attanasio, Cermignano Civitella del Tronto, Colledara, Cortino, Crognaleto, Fano Adriano, Isola del Gran Sasso d’Italia, Montorio al Vomano, Penna Sant’Andrea, Pietracamela, Sant’Egidio alla Vibrata, Torricella Sicura, Tossicia, Valle Castellana.

Entra invece a far parte del collegio “Pescara” la costa teramana, a cominciare dai popolosi comuni di Alba Adriatica, Giulianova, Martinsicuro, Pineto, Roseto degli Abruzzi, Tortoreto e Silvi, poi a seguire, Arsita, Atri, Bisenti, Castiglione Messer Raimondo, Castilenti, Colonnella, Controguerra, Corropoli, Montefino, Morro d’Oro, Mosciano Sant’Angelo, Nereto, Notaresco, Sant’Omero e Torano Nuovo.

Si argomenta nello schema di decreto: “Considerando le soglie di popolazione per la definizione dei tre collegi uninominali della Camera e il numero di residenti nelle unità amministrative della circoscrizione, emerge che la provincia di Chieti ha una popolazione sufficiente a definire un collegio, mentre le altre province, L’Aquila, Pescara e Teramo, hanno tutte un numero di abitanti inferiore alla soglia ammessa. Pertanto è stato necessario individuare alcuni collegi interprovinciali”.  Insomma, per le vie brevi, si è sacrificato Teramo per far quadrare i conti.

Spiegando che “la costa di Teramo ha elevato insediamento antropico, presenta evidenti caratteri di omogeneità con Pescara, ed è ben collegata attraverso la rete ferroviaria e autostradale”.




Mentre la parte interna del teramano è “ben collegata al capoluogo regionale attraverso l’asse autostradale della A24”.

Sparisce anche il collegio uninominale di Vasto, dove nel 2018 è stata eletta Carmela Grippa del Movimento 5 stelle.

Saranno accorpati agli altri comuni della provincia di Chieti città del calibro di Ortona, Lanciano, San Salvo, oltre a Vasto. Ecco tutti gli altri comuni: Altino, Archi, Arielli, Atessa, Bomba, Borrello, Canosa Sannita, Carpineto Sinello, Carunchio, Casalanguida, Casalbordino, Casoli, Castel Frentano, Castelguidone, Castiglione Messer Marino, Celenza sul Trigno, Civitaluparella, Civitella Messer Raimondo, Colledimacine, Colledimezzo, Crecchio, Cupello, Dogliola, Fallo, Fara San Martino, Fossacesia, Fraine, Fresagrandinaria, Frisa, Furci, Gamberale, Gessopalena, Gissi, Giuliano Teatino, Guilmi, Lama dei Peligni, Lentella, Lettopalena, Liscia, Montazzoli, Montebello sul Sangro, Monteferrante, Montelapiano, Montenerodomo, Monteodorisio, Mozzagrogna, Paglieta, Palena, Palmoli, Palombaro, Pennadomo, Pennapiedimonte, Perano, Pietraferrazzana, Pizzoferrato, Poggiofiorito, Pollutri, Quadri, Rocca San Giovanni, Roccascalegna, Roccaspinalveti, Roio del Sangro, Rosello, San Buono, San Giovanni Lipioni, San Vito Chietino, Santa Maria Imbaro, Sant’Eusanio del Sangro, Scerni, Schiavi di Abruzzo, Taranta Peligna, Tollo, Torino di Sangro, Tornareccio, Torrebruna, Torricella Peligna, Treglio, Tufillo, Villa Santa Maria e Villalfonsina.

Anche qui i candidati del vastese avranno molta più’ difficoltà a farsi eleggere, visto che dovranno attingere consenso nel nord della provincia, dove sara’ il radicamento nel capoluogo Chieti a dettare le sorti della competizione.

Altra novità è che spariscono i due collegi plurinominali per la camera Chieti-Pescara e L’Aquila-Teramo, a favore di un collegio unico, che esprimerà 6 deputati.

Si legge nello schema di decreto: “la numerosità dei collegi uninominali e dei seggi plurinominali assegnati alla circoscrizione rende possibile soltanto la definizione di un unico collegio plurinominale Camera, “Abruzzo-P01” che comprende l’intera circoscrizione elettorale, al quale sono assegnati 6 seggi”.

Drasticamente semplificata anche la geografia elettorale del Senato.

La situazione delle ultime elezioni era la seguente: l’intero territorio della regione Abruzzo costituiva un’unica circoscrizione regionale e in base alla popolazione sono assegnati 7 seggi.

Di essi 2 erano attribuiti in due collegi uninominali: Abruzzo 1 che accorpa i territori della provincia di Pescara, l’area di Chieti e quella di Vasto, nonché alcuni comuni della provincia dell’Aquila. E il collegio Abruzzo 2 che comprendeva l’intero territorio della provincia di Teramo e il restante territorio della provincia dell’Aquila.

Ora invece ci sarà, in base alle tabelle e calcoli illustrati nel decreto, un unico collegio plurinominale che assegna appena 3 seggi, e un unico collegio uninominale che eleggerà un solo senatore. Con le aree interne meno popolose fortemente svantaggiate rispetto alla costa.

Gatti, avvocato con una lunga carriera politica nel centro destra e in Fi, con una parentesi con Fdi, e che ora è uscito dall’agone politico tuona così su Fb: “Volete sapere cosa cambierà? Che noi teramani saremo minoranze, e i candidati, e quindi gli eletti, saranno espressione delle zone maggiormente popolose: non ne conoscerete nè il nome, nè la storia. Un grazie di cuore a chi ha proposto questo scempio di democrazia, a chi l’ha votato in Parlamento e pure al governo, che ci ha cancellati definitivamente dalla mappa della rappresentanza parlamentare. Un disastro”.

Commenta ancora Gatti: “Cari cittadini della Provincia di Teramo, se avete votato sì al referendum per la riduzione dei parlamentari ecco cosa avete combinato: la provincia di Teramo sparisce dalle cartine della rappresentanza politica nazionale, la zona costiera, da Martinsicuro in giù va con Pescara; l’interno, con Teramo, viene accorpato a L’Aquila. Pensate un po’… a Bellante e Castellalto voteranno con l’Aquila, e a Mosciano e Notaresco con Pescara”.

Va giù pesante anche D’Annuntiis: “Referendum passato, legge elettorale votata, provincia di Teramo smembrata – commenta anche lui su fb -. Complimenti ai parlamentari della provincia di Teramo che siedono nei banchi della maggioranza. Complimenti al Pd che “prova a mettere in sicurezza le poltrone di Pescara ( Mister X ?) e L’Aquila (Madam Y ?). Complimenti ai politici di centro-sinistra della provincia di Teramo che ora fanno finta di lamentarsi”.

E nel centro sinistra rabbiosa anche la reazione di Mariani, che parla di “un vero e proprio schiaffo per la provincia di Teramo che viene smembrata elettoralmente e utilizzata solo quale mero “riempitivo” alla Camera dei Deputati per far quadrare i conti nei collegi di Pescara e L’Aquila”.

Mariani,  si legge nella sua nota, ha deciso di scrivere immediatamente “agli onorevoli eletti nel collegio elettorale di Teramo ed ai sindaci della provincia per informarli di questo scempio perpetrato ai danni della rappresentatività degli elettori teramani e chiedere una immediata levata di scudi contro questa scellerata proposta di definizione dei collegi. Credo si possa affermare, senza mezzi termini, che una tale proposta, frutto solo di meri calcoli algebrici che non tengono affatto conto delle necessità dei territori, rappresenti un pesantissimo danno per la nostra provincia, se ancora potremo definirci come tale, in termini di rappresentatività parlamentare”.

“Senza volermi avventurare in dissertazioni tecniche sui metodi algebrici utilizzati, la proposta di determinazione dei nuovi collegi in Abruzzo ha avuto, come unico risultato, quello di “utilizzare” il territorio della provincia di Teramo come mero elemento perequativo per rendere demograficamente adeguati i collegi elettorali di Pescara e L’Aquila, un qualcosa di francamente inaccettabile da teramano!”, conclude.

Sdegnata infine la reazione del coordinatore cittadino Fi di Vasto Emiliano Zocaro: “Vasto perde il collegio elettorale questo è il primo riflesso del referendum per l’abolizione dei parlamentari. Chi ha fatto campagna elettorale per il sì adesso spieghi al proprio territorio come faranno a difenderlo della perdita di servizi essenziali. In questi anni  – incalza Zocaro – ho visto presenziare movimenti contro la chiusura dei tribunali, contro i tagli dei presidi ospedalieri, ebbene: sappiate che molti di loro nel concreto hanno votato sì al referendum decretando il de profundis dei piccoli territori come il vastese. La politica non la può fare chiunque la demagogia invece può essere coltivata da chiunque”.

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