COVID: NUOVO STOP A IMPIANTI SCIISTICI: GIOVANNELLI, “95% PERDITE, E’ IL BARATRO”

di Mariangela Speranza

16 Gennaio 2021 07:30

L’AQUILA – “Il comparto turistico invernale è completamente fermo e sta soffrendo milioni di mancato guadagno, con perdite di fatturato che si aggirano attorno al 95 per cento e molti degli operatori che, a crisi epidemica finita, rischiano di non avere la forza di rialzarsi. Per questo è necessario intervenire il prima possibile con misure immediate e proporzionate per tutte quelle imprese e per quei lavoratori stagionali che sono a casa a causa delle mancate riaperture degli impianti sciisitici, oltre che di tutte quelle attività che, in generale, ruotano attorno alla neve e alla montagna”.

A lanciare l’allarme, in un’intervista ad Abruzzoweb, è il presidente di Federalberghi Abruzzo Gianmarco Giovannelli e lo fa a qualche giorno dall’incontro al tavolo di lavoro, avvenuto nella sede della Regione Abruzzo di Pescara, tra i rappresentanti del settore della ristorazione, turismo e commercio e i vertici regionali e, soprattutto, alla luce dei nuovi stop che verranno imposti  in materia di sport e strutture invernali dall’ultimo Dpcm firmato ieri dal premier Giuseppe Conte.

Tra le diverse proroghe, nel documento c’è infatti anche quella che proroga delle aperture degli impianti sciistici al 15 febbraio prossimo.  Una notizia, questa, che seppur attesa, fa sprofondare ancora di più nell’incertezza un intero comparto, reduce da un anno, appena trascorso, durissimo per la filiera del turismo in tutte le sue declinazioni. Un anno che si è chiuso con un bilancio in profondo rosso per le aziende di un settore che, impiegando 4 milioni di persone in tutto il Paese, in tempi normali contribuisce a ben il 13% del Pil nazionale.

E, a detta dello stesso Giovannelli, “la stoccata finale l’ha data il lockdown delle vacanze natalizie”, con i divieti di circolazione delle zone rosse e arancioni, che hanno danneggiato soprattutto le località di montagna, già penalizzate per la chiusura degli impianti e dai continui slittamenti delle riaperture degli impianti sciistici.

Ristori su cui, precisa il presidente di Federalberghi, “per adesso non c’è nessuna novità e tutte le imprese sono in attesa di avere chiarimenti più dettagliati il prima possibile, soprattutto per quanto riguarda quelle misure di carattere nazionale che dovrebbero ricadere sui vari settori produttivi locali”.




“Al momento è difficile fare qualunque tipo di programmazione – dice -, ma una soluzione per la riapertura degli impianti di risalita o per gli eventuali indennizzi va trovata il prima possibile. Soprattutto per dare la possibilità alle strutture invernali di esprimere in sicurezza le proprie capacità professionali. Altrimenti le difficoltà aumenteranno esponenzialmente, anche per tutte quelle attività collaterali al turismo invernale che stanno risentendo della pandemia ormai da mesi”.

Tra queste, appunto, ristoranti e alberghi, a detta degli stessi titolari, danneggiate da ristori poco adeguati e da tutte quelle difficoltà legate alla mancata mobilità, che nemmeno il boom di turisti arrivato in Abruzzo nel corso della bella stagione è riuscito a sopperire

“Diciamo piuttosto che, anche alla luce del lockdown del mese di marzo, l’estate scorsa si è principalmente tentato di salvare il salvabile”, aggiunge Giovannelli che, per quanto riguarda lo slittamento delle riaperture degli impianti sciisitici e la conseguente paralisi economica, parla di “danni incalcolabili per imprenditori, dipendenti e, in generale, per l’intero comparto nazionale”.

“Arrivati a questo punto è difficile anche solo dover pensare di poter continuare a trascinare la polemica a livello politico – conclude -. Qui tutti devono fare la propria parte, mettendo al centro la tutela dei comparti produttivi, che assicurano il mantenimento del prodotto interno lordo e, di conseguenza la sopravvivenza delle famiglie, degli impieghi e di tutto un sistema sociale che altrimenti rischia di vivere il semestre più grave del dopoguerra. Senza contare la minaccia di agitazioni sociali che che condurrebbe tutto il paese al tracollo economico e sociale, non solo dell’Abruzzo ma di tutto il paese”.

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