”NUOVO” TORRIONE PRIMO BENE CULTURALE NANO-PROTETTO DELL’AQUILA, ECCO IL PROGETTO

30 Giugno 2020 11:11

L’AQUILA – Il Torrione sarà il primo bene culturale nano-protetto dell'Aquila: Prende il via, dopo anni di incontri, progetti e discussioni, il cantiere di restauro dell'antica infrastruttura idraulica, uno degli interventi più attesi dai cittadini aquilani.

L’avvio è frutto di un lavoro sinergico tra più istituzioni ed enti, in primis la Fondazione Carispaq che ha adottato l’area e stanziato 183 mila euro per il recupero e che gestirà direttamente la realizzazione dell’intervento ai sensi dell’articolo 20 del Codice degli appalti, seguendo un percorso amministrativo già sperimentato dall’ente per i lavori al Parco del Castello, da poco restituito ai cittadini aquilani, sulla base di una convenzione ad hoc sottoscritta con il Comune.

Il progetto e tutti i dettagli sono stati annunciati questa mattina nell'Auditorium della Fondazione nel cuore del centro storico, in occasione di una conferenza stampa a cui hanno partecipato il sindaco dell’Aquila, Pierluigi Biondi, il presidente della Fondazione, Domenico Taglieri, dell’Ance (Associazione nazionale costruttori edili), Adolfo Cicchetti, l’assessore regionale ed ex vice sindaco del Comune aquilano Guido Liris Alessandra Vittorini, soprintendete Abap (Archeologia Belle Arti e Paesaggio) città dell’Aquila e comuni del cratere.

In platea anche Cesare Ianni, del gruppo aquilano di azione civica “Jemo 'nnanzi”, che ha riacceso i riflettori sull'infrastruttura già dall'immediato post-sisma, chiedendo un restauro e denunciando l'abbandono che per anni l'ha caratterizzata.

Nella giornata di oggi la Dipe Costruzioni ha firmato il contratto per il restauro del “Torrione”, lavoro appaltato dalla Fondazione Carispaq. 

Il monumento, dopo il restauro, sarà trattato da Heritage preservation lab, una joint venture nata dalla partnership dell’azienda aquilana con 4ward360 Srl, azienda milanese leader nella produzione e applicazione di nanotecnologie, con l’obiettivo di coniugare due mondi apparentemente contrastanti: quello del restauro e della conservazione di beni sottoposti a tutela con quello, altamente innovativo, delle nanotecnologie. 

La maggiore problematica riscontrata nel settore è, infatti, relativa all’attività successiva al restauro del bene, ossia alla sua conservazione nel tempo. 

Attualmente esistono in commercio innumerevoli prodotti tradizionali che, una volta applicati sulla superfice del bene appena restaurato, creano una pellicola che li “protegge” dagli agenti esterni. In realtà, proprio la creazione di questa pellicola, se da un lato ripara la superfice, dall’altro ne altera profondamente le caratteristiche chimico-fisiche (con evidenti ripercussioni sul valore, si pensi ad una superfice affrescata), non garantisce la necessaria longevità dell’intervento di restauro – non consente un’adeguata traspirazione della superfice stessa, causando spesso la formazione di muffe, muschi e funghi. 

In tal caso, già dopo uno o due anni di distanza dall’intervento di restauro, saranno necessari nuovi fondi per intervenire di nuovo sulla conservazione del bene culturale. Il formulato nanotecnologico che verrà applicato al monumento del “Torrione”, brevettato e certificato, agendo a livello esclusivamente fisico (grazie alla sua dimensiona nanometrica) conferisce alla superficie trattata proprietà idro e oleo repellenti in grado di risolvere i soliti problemi di degrado post-restauro, dovuti principalmente a smog, pioggia acida, funghi, batteri, senza alterare, al contempo, tutte le proprietà chimico-fisiche della superficie stessa. 

A conclusione del restauro, sarà prodotta dall’azienda tutta la documentazione scientifica circa il trattamento nanotecnologico effettuato e sarà fornita alla stazione appaltante la targa di “Primo bene culturale nano protetto di L’Aquila”.

Si tratta quindi di un’opera realizzata a cura e spese del privato.

Un aspetto importante sul quale si è soffermato il primo cittadino, che ha sottolineato “la necessità di un nuovo mecenatismo in grado di riconsegnare alle città pezzi importanti della loro storia, della loro cultura e della tradizione, assegnando anche un valore sociale alle opere stesse”.

“Dove si fa cultura – ha aggiunto Biondi – si lavora di più e meglio”. 

“Siamo testimoni di un esperimento straordinario che ha vissuto L’Aquila, città-modello a livello internazionale, anche grazie all’impegno dei privati che non vanno e non devono sostituirsi al pubblico, ma lavorano accanto ad esso, in maniera complementare al pubblico”, ha proseguito il sindaco.

“La ricostruzione della città dell’Aquila e del suo territorio è un fiero esempio di sinergia istituzionale – ha spiegato  Biondi – Dove il pubblico è intasato e oberato di necessità primarie, e non solo prospettiche, arriva il contributo di pezzi fondamentali della città, parte integrante della comunità attiva. Quella che non aspetta, ma che piuttosto condivide obiettivi, sa ascoltare e mettere a disposizione risorse umane ed economiche per giungere all’obiettivo comune. La ristrutturazione del Torrione non è il primo esempio, evidentemente, e già dal recupero del parco del Castello abbiamo colto l’importanza strategica delle collaborazioni pubblico/private. Credo che il merito vada alla sensibilità dei nostri interlocutori e alla stessa Amministrazione comunale che ha saputo mettere insieme e coordinare intelligenze e progetti”.

“Con l’avvio dei lavori del Torrione – ha dichiarato il presidente Domenico Taglieri – verrà restituito alla piena fruizione pubblica un altro importante bene identitario per l’intera comunità aquilana. Tutto ciò è stato possibile grazie allo straordinario lavoro sinergico e alla determinata volontà delle istituzioni pubbliche e private coinvolte, unite tutte dal comune intento di lavorare nell’interesse e per il bene della collettività”.

Il progetto è stato redatto dall’architetto Federica Rovo per conto dell’Ance e presentato oggi dal professor Fabio Andreassi, consulente scientifico del progetto e direttore dei lavori.

Per la Soprintendenza hanno seguito le fasi progettuali i funzionari Antonio Di Stefano (architetto) e Deneb T. Cesana e Giulia Pelucchini (archeologhe). 

Le indagini archeologiche preventive saranno curate dal professor Fabio Redi, ordinario di Archeologia Medievale presso l’Università degli Studi dell’Aquila, che ha dato il suo prezioso contributo anche nella fase progettuale, con la direzione scientifica della Soprintendenza per L’Aquila e cratere.

“Giunge oggi ad una fase concretamente operativa il lungo percorso di approfondimento attivato negli anni scorsi, insieme alla Fondazione, al Comune e all’Ance, per il recupero di una importante testimonianza della storia cittadina, che ci vede in prima linea nell’affiancare le fasi di conoscenza e di progettazione. – ha affermato la Soprintendente Alessandra Vittorini – Le indagini archeologiche potranno certamente offrire nuove e interessanti ipotesi allo studio delle fasi storiche della città, mentre la riqualificazione del contesto potrà valorizzarne la visibilità e il significato simbolico. Questa città ha molto da raccontare: sta a noi costruire le occasioni per ascoltarla e imparare dalle sue tante storie”. 

“Un’idea che Ance L’Aquila ha sposato immediatamente già dieci anni fa – ha ricordato Cicchetti – quando il professor Redi la propose ai nostri vertici di allora, come atto di generosità su cui far convergere le diverse parti. L’unione delle forze con la Fondazione ha concretizzato le ambizioni di restituire al quartiere il simbolo da cui prende il nome ed un forte marcatore estetico- urbanistico. Il progetto, di cui nel frattempo anche la cittadinanza cominciava a sentire l’impellenza, è stata un’esperienza di entusiasmante sinergia. Strappiamo alle erbacce, grazie ad una illuminata collaborazione, una testimonianza del nostro passato antichissimo e riqualifichiamo un angolo urbano importante e molto frequentato, adiacente il centro cittadino”.

IL PROGETTO DEL TORRIONE

L’attuale Torrione testimonia la medievale infrastruttura idraulica che consentiva di portare l’acqua dal vicino canale a superficie libera chiamato Formale fino al pianoro in cui esisteva la giovane città, superando, con un acquedotto in pressione, il dislivello ancora oggi misurabile dai piedi fino alla sommità della collina storicamente urbanizzata. Isolato nel territorio rurale, il Torrione si collegava, tramite un condotto a pressione, con un’altra perduta torre più piccola e posizionata a monte, per arrivare alla Casetta dei Fontanari, posta a lato dell’attuale sede dell’Ance, che a sua volta raccoglieva l’acqua del suddetto Formale.





Il condotto, denominato Maestro, di circa 640 mt con sifoni rovesci e con due torri – arieti idraulici, fu realizzato, a partire dal 1308, con conci di pietra e giunto a bicchiere e permetteva di servire una popolazione di circa 10-15 mila abitanti con una portata di circa 6 litri al secondo.

Il serbatoio terminal urbano dell’acquedotto era prospiciente la chiesa Madonna del Carmine, confermato anche con la realizzazione del successivo e più prestante acquedotto di San Giuliano. Il tempo causa l’abbandono e il degrado del Torrione, il quale è avvolto dalla urbanizzazione iniziata nella seconda metà del secolo scorso secondo una logica di crescita della città per parti.

Il sisma del 2009 ha causato una ulteriore riduzione dimensionale con cospicue perdite di materiale costruttivo. Il progetto del Torrione ha inteso seguire due priorità qualitative: di prodotto e di processo. 

Mentre per il primo si attende una valutazione terza che può avvenire in questa fase preparatoria e nella successiva fase post realizzazione, per quanto riguarda il secondo obiettivo qualitativo può essere utile esporre i principali aspetti. Il ruolo e la delicatezza culturale del Torrione e dell’area circostante, associata alla riconoscibilità e alla identità dell’intero quartiere realizzato a partire dagli anni 60 anni, hanno favorito la convergenza dei saperi e delle conoscenze istituzionali verso un approccio progettuale facilitatore dei processi decisionali multilivello e pluridisciplinare. 

La nostalgia di rivendicazioni paternalistiche iniziatiche o di disposizioni progettuali autoriali sacerdotali è stata superata da una garbata espressione alla pari dei e tra i saperi dove le diverse competenze hanno esposto la relazione problema-soluzione all’interno di un processo progettuale di mutuo scambio del possibile. 

Nel progetto si ritrovano brani provenienti da ambiti culturali e istituzionali molteplici: il Comune di L’Aquila ha offerto temi e competenze sulla mobilità, sulla disabilità, sulla manutenibilità e sui servizi pubblici; la Soprintendenza di L’Aquila sui temi archeologici, storici monumentali e di paesaggio urbano; la Fondazione Carispaq sugli aspetti economico-finanziari e quelli legati dall’essere anche il committente dei lavori; l’Ance L’Aquila per aver consentito la progettazione e chiarito aspetti generali sugli appalti; il professor Fabio Redi, già ordinario della Università dell’Aquila, per l’esposizione di possibili e alternativi quadri conoscitivi storici che potranno trovar conferma in opera (l’attuale Torrione può derivare dal riuso medievale di una tomba a torre romana del II secolo d.C. disposta sulla Claudia Nova). 

Nel merito, il progetto prevede alcuni temi: verifica delle ipotesi sulle origini e sulla evoluzione del manufatto con metodi e strumenti delle scienze archeologiche; opere di manutenzione con interventi che rientrano nell’ambito culturale del restauro e del consolidamento senza cadere nell’errore di ipotesi riconfigurative di un temporalmente esitante stato ante; la riqualificazione dell’area prospiciente la torre con la rimozione delle attuali sovrastrutture e degli usi incompatibili con il valore del manufatto. 

La soluzione proposta non entra in competizione con il Torrione aprendo lo spazio a favore di una riconfigurazione e riorganizzazione planare ad esso convergente. Pertanto, i materiali e gli elementi che compongono il nuovo spazio pubblico (sedute, cordolature, paracarri, segnapassi, totem, illuminazione, fontana, pensilina autobus) sono in subordine spaziale rispetto al Torrione con una disposizione sul suolo rivolta ad esso. 

Lo storico legame con il tema dell’acqua sarà riattualizzato con la realizzazione di una nuova fontana. I valori testimoniali e documentali del Torrione saranno esposti in pannelli informativi, mentre l’attenzione ai diversamente abili permette di introdurre temi di accessibilità e di comunicabilità attraverso una pluralità di linguaggi.

Per ultimo, il vantaggio di una scrittura collettanea la si intravede nella direzione dei lavori quando il progetto potrà essere sottoposto a verifica a partire dalle evenienze archeologiche, così come la pluralità delle conoscenze istituzionali e disciplinari potranno essere coinvolte nelle verifiche in base alle condizioni contestuali derivanti dalle indagini preventive. Infine, la compresenza di saperi ha permesso la crescita professionale della giovane progettista.

L’AQUILA AVRÀ IL SUO PRIMO BENE CULTURALE NANO-PROTETTO 

Illustri  – hanno ribadito dalla Dipe – sono i precedenti trattamenti realizzati da 4ward360 Srl: il trattamento di conservazione di alcuni guerrieri dell’esercito di terracotta nella città di Xi’an city in Cina risalenti all’epoca tra il 206-246 a.C. e rinvenuto nel 1974; l’intervento eseguito per la prima volta al mondo su un relitto navale romano risalente al III secolo d.C. rinvenuto in Sicilia nei fondali a largo di Marausa e ora esposto nel Museo Baglio Anselmi di Marsala; l’intervento sulla statua in bronzo del Pugile in riposo risalente al IV secolo d.C. rinvenuta a Roma alle pendici del Quirinale nel 1985. che vanno ad aggiungersi al know-how maturato dalla Dipe Costruzioni Srl: Cappella Sistina (Città del Vaticano).

Interventi per la riqualificazione impianto Cdz ed illuminazione led; Torre Pendente (Pisa); restauro delle superfici lapidee delle cella campanaria, dei piani di calpestio ottavo e settimo della sala Pesce; chiesa-Teatro San Filippo Neri L'Aquila); lavori di ripristino e consolidamento strutturale, miglioramento sismico, restauro e rifunzionalizzazione impiantistica; chiesa di Santa Margherita dei Gesuiti (L'Aquila); lavori di consolidamento e restauro apparato decorativo.

RIQUALIFICAZIONE PIAZZA REGINA MARGHERITA E LARGO TUNISIA

Nell'incontro sono poi stati presentati i progetti di riqualificazione di piazza Regina Margherita e largo Tunisia, lavori che ammontano a 170 mila euro e che saranno gestiti direttamente dalla Fondazione Carispaq.

Sono stati infatti presentati due progetti che, integrandosi nello spazio urbano, consentiranno il rapido avvio di un intervento di restauro e riqualificazione complessiva della piazza, entrambi elaborati e donati alla città per sostenere la sua rinascita.

L’intervento comprende, infatti, la riqualificazione della piazza, il cui progetto è stato elaborato e donato alla Fondazione dallo Studio di Ingegneria e Architettura “Studio2” dell’Aquila dell'ingegnere Francesco Giancola e dell’ingegnere Alessia Rossi

Il progetto è stato elaborato dalla Soprintendenza, con i funzionari Letizia Tasso (storica dell’arte) e Fernanda Falcon Martinez (restauratrice), fino al livello esecutivo ed è immediatamente cantierabile e comprensivo della scheda tecnica per l’inserimento nel portale Art Bonus. 

Il progetto è stato elaborato nel 2019 e generosamente messo a disposizione dell’Amministrazione comunale, nell’ambito del più generale impegno attivato dalla Soprintendenza per sostenere con proprie professionalità e competenze i restauri del patrimonio culturale cittadino di proprietà comunale. 

L’intervento di Piazza Regina Margherita andrà ad integrarsi con quello di ripavimentazione del Corso in fase di definizione da parte del Comune d’intesa con la Soprintendenza. Integrazione questa, prevista anche nel progetto di riqualificazione di Largo Tunisia, che avrà l’obiettivo di ricreare uno spazio che favorisca momenti di aggregazione e socialità. 

“Si tratta – ha concluso Taglieri – di interventi che andranno a riqualificare l’asse principale del centro storico dell’Aquila restituendo così la bellezza del 'salotto buono' della Città. Attraverso questi ulteriori impegni, che seguono i numerosi recuperi già realizzati in questi anni post sisma, la Fondazione Carispaq si è fatta anche interprete delle istanze provenienti dalla cittadinanza e dal mondo dell’associazionismo civico, al quale va riconosciuto il merito di aver posto l’attenzione sull’importanza del recupero dei beni culturali quale percorso imprescindibile per riallacciare il tessuto delle relazioni umane e riscoprire i valori identitari della Comunità”.

“Con il progetto di restauro della facciata monumentale che ospita la Fontana del Nettuno elaborato e messo a disposizione del Comune – ha dichiarato Alessandra Vittorini – abbiamo voluto evidenziare la necessità di avviare attenti e mirati percorsi di recupero che, ad integrazione dei tanti restauri attuati su monumenti, palazzi e aggregati del centro storico, investano anche il prezioso sistema degli spazi aperti, delle piazze e dei luoghi urbani. E per questo abbiamo voluto dare un segno concreto di sostegno, mettendo in campo le disponibilità e le competenze interne degli specialisti della nostra Soprintendenza, al servizio della rinascita della città. E siamo profondamente grati alla Fondazione di aver voluto raccogliere questa opportunità per darle immediata attuazione”.

“Con la giornata di oggi, L’Aquila ritrova un altro tratto della sua identità che dal progetto complessivo di ricostruzione risulta sempre migliorata e innovata. Credo che l’intervento su piazza Regina Margherita e Largo Tunisia ci offrirà uno sguardo ancora più ampio sul pregio dei nostri beni culturali per accompagnarlo in un percorso armonico e storico, dalla Fontana Luminosa fino alla Villa Comunale, dove il Gran Sasso Science Institute proietta la città verso il futuro e l’innovazione scientifica”, ha concluso il sindaco Biondi.

LA DIRETTA

Commenti da Facebook

RIPRODUZIONE RISERVATA

Download in PDF©






Ti potrebbe interessare:


Gli articoli più letti in queste ore:

Do NOT follow this link or you will be banned from the site!