OBBLIGO VACCINALE, “DA CONSULTA DECISIONE POLITICA”. GIURISTA MATTEI, “UN FATTO GRAVISSIMO”

4 Dicembre 2022 09:18

Italia - Lavoro, Politica, Sanità

L’AQUILA – “Questa è una sentenza politica. Ed è un fatto molto grave che una Corte Costituzionale segua un governo, tra l’altro di fatto isolata da tutte le altri Corti del mondo”: fresco di arringa finale in Corte Costituzionale – la stessa Corte che ha definito, ritenendo inammissibili e non fondate le questioni poste da cinque uffici giudiziari, “non irragionevoli, né sproporzionate, le scelte del legislatore adottate in periodo pandemico sull’obbligo vaccinale del personale sanitario”, salvando di fatto l’obbligo vaccinale in diverse categorie professionali, non soltanto quelle in ambito sanitario, e per  gli over 50, e aprendo la strada a diversi, ulteriori scenari – Ugo Mattei, giurista, avvocato e docente universitario, esprime un giudizio netto su ciò che dalla Consulta è secondo lui emerso.





“Alla Consulta avevamo dato tutte le possibilità di decidere in modo saggio, invece ha preso una posizione molto legata, questo è ciò che si capisce al momento, alle posizioni del governo Draghi – le parole di Mattei raccolte ad AbruzzoWeb -. Siamo di fronte ad un fatto molto grave. Gli strumenti per una sentenza equanime ed equilibrata c’erano tutti, ma alla fine ha ‘vinto’ la politica. Ed è un dato di fatto. I giudici hanno preso una posizione schierandosi totalmente col governo Draghi e con l’Avvocatura dello Stato, senza minimamente dar conto di un numero molto serio di obiezioni fatte. Non c’è neanche traccia di una classica interpretativa di rigetto, magari parlando di ammissibilità costituzionale purché non si lasciasse il lavoratore senza stipendio. Per capirci, senza sostentamento non restano neanche i carcerati in 41-bis”.

“Tra l’altro, questa sentenza, ribadisco, politica – continua il giurista e docente – arriva mentre i lavoratori sospesi continuano a vincere i ricorsi davanti al giudice. Il che significa che è una sentenza che rappresenta una ‘mordacchia’ a quei giudici che danno ragione ai lavoratori che fanno ricorso. Si legano, così, le mani ai giudici, che possono sì decidere diversamente, ma in un contesto difficilissimo e fatto di poco coraggio da parte di molti giudici con la questione pandemica. Insomma, ci sarà un impatto fortissimo su chi sarà chiamato a decidere”.





“E adesso? Bisogna dar vita a una commissione di verità o giustizia, o a una sorta di contro-Corte Costituzionale, cioè una soluzione istituzionale – risponde infine Mattei -. Dobbiamo capire che si è perso il diritto costituzionale, che ha una sua vita indipendentemente dallo Stato, una esistenza culturale profonda, radicata, rispetto allo Stato, cioè viene prima dello Stato. Se lo Stato non è in grado di garantire il diritto, mi pongo delle domande importanti sulla legittimazione dello Stato e sulla possibilità di costruire delle istituzioni alternative. Un lavoro però enorme e forse anche pericoloso, perché prima o poi si può addirittura finire in galera per queste cose qui”. Roberto Santilli

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