“OBBLIGO VACCINI PRIMA O POI TOCCHERA’ A TUTTI”: MORI, “SPERO IN RIBELLIONI E PIOGGIA RICORSI”

L'AVVOCATO E GIURISTA: "COSTITUZIONE PARLA CHIARO, NON SI PUO' FARE. SANITA' ITALIANA DISTRUTTA DA DECENNI DI LIBERISMO, ORA IMPROVVISAMENTE 'QUALCUNO' SI PREOCCUPA DELLA NOSTRA SALUTE E VUOLE IMPORCI UN VACCINO SPERIMENTALE. DOVE SONO LE PROTEZIONI SOCIALI? E PERCHE' SE LA CORTE COSTITUZIONALE DICE SCIOCCHEZZE NESSUNO LO FA NOTARE?"

6 Aprile 2021 08:42

L’AQUILA – L’obbligo vaccinale per operatori sanitari e medici è nel nuovo decreto, approvato dal Consiglio dei ministri in vigore dal 7 aprile, che fissa come data di scadenza per l’inoculazione il 31 dicembre 2021. Dunque medici, infermieri, farmacisti, saranno obbligati a vaccinarsi salvo casi particolari, pena il trasferimento oppure la sospensione dello stipendio.

Eppure, tra qualche mugugno (che, specie per chi lavora in ambito sanitario, va ponderato e pure parecchio perché i rischi di ghettizzazione e non solo sono elevatissimi), e tantissime reazioni di approvazione, c’è chi, come l’avvocato e giurista di Rapallo, in Liguria Marco Mori, 42 enne esponente di Vox Italia – che non è un no vax (etichetta affibbiata senza pietà e sovente a chi nulla ha a che vedere con i no vax) e che non nega l’esistenza e la pericolosità del Covid-19 “nell’era della sanità annientata da decenni di politiche liberiste”, non teme di esprimersi pubblicamente contro una ‘strada’, tra passaporti vaccinali ed altri strumenti simili per lavorare, viaggiare, entrare nei locali, quindi, sostanzialmente, per vivere, che sembra tracciata per la popolazione tutta e non soltanto per gli ‘eroi’ della sanità.

Eroi spesso precari, malpagati e maltrattati da uno Stato che oggi, persino per bocca di chi negli anni passati ha agito col ‘machete’, si muove con la forza delle leggi e con la motivazione di volerli difendere dopo che la sanità pubblica italiana è stata trascinata per i capelli ad un passo dal terrificante modello statunitense, che, con l’aggravante dell’austerità di matrice eurista, si sta diffondendo anche nel Vecchio Continente.

“Si parte dai sanitari, poi toccherà a tutti – la ‘piazza’ subito Mori, che a questo giornale si era già espresso duramente, sullo stesso tema, nel dicembre del 2020 – Ora spetta alla gente reagire, spero in una valanga di ricorsi e spero che quando la Corte Costituzionale dice una sciocchezza, questa venga sottolineata senza paura. È inutile girarci intorno, parliamo di un organo ‘politico’, gente che politicamente la pensa come coloro i quali li hanno messi lì. Questi sono i risultati dell’alterazione della rappresentanza democratica che sostanzialmente ha ‘toccato’ anche gli organi di garanzia”.

Sotto il profilo giuridico, l’obbligo, riassume l’avvocato ligure, è messo in questi termini: “Senza legge, un obbligo non può esserci, ma qui entra in gioco l’articolo 32 della Costituzione, che, in sintesi, vieta di arrecare danno alla persona. E se la stessa Aifa, l’Agenzia italiana del farmaco, dice che gli eventuali effetti gravi a lungo termine dei vaccini non si conoscono, significa che questa è una sperimentazione. E allora, la presunta salvaguardia della collettività con cui tanti si sciacquano la bocca, a questo punto, soccombe. Un trattamento sanitario obbligatorio, ora, non può esistere. Probabilmente, con le procure che archivieranno i possibili ricorsi, ci si dovrà rivolgere alla Corte Penale Internazionale”.

Però, ammette Mori, “Se la maggioranza cederà ci sarà poco da fare, anche perché le pressioni, pure senza legge, sono fortissime ovunque, compresi i luoghi di lavoro. Non stupiamoci, però, se tanta gente è ormai assuefatta a certi meccanismi: da un anno sono cancellate le libertà personali, a prescindere da come la si pensi sul Covid che comunque non è l’Ebola, ed il Paese, già piegato dai vincoli di bilancio dell’Unione Europea che hanno aumentato in modo impressionante disoccupazione e povertà, vive un tracollo economico e sociale spaventoso ma mentre sta passando il messaggio che con i vaccini a tutti le cose andranno meglio. Ah, sì? E dove sono le politiche di protezione sociale? Dov’è la piena occupazione? Dov’è la spesa a deficit per il pieno stato sociale? Perché, sai, farsi il vaccino non salva dalla precarietà, o dalla perdita del posto di lavoro quando l’azienda fallisce oppure delocalizza, o quando quel che rimane del settore pubblico deve essere definitivamente distrutto”.

“Il vaccino protegge dall’infezione grave e quindi si proteggono anche i più deboli, evitando di intasare gli ospedali? La condizione individuale – risponde a questa domanda l’avvocato – prevale su quella collettiva, non esiste alcun obbligo a comportamenti ‘eroici’. Inoltre, le implicazioni che un obbligo simile porta con sé sono molte di più e non possono essere ignorate. In questo momento, neanche il datore di lavoro avrebbe diritto a sapere se sei vaccinato oppure no. I dati sanitari sono personali ed ultrasensibili, non esiste alcun diritto a conoscerli. Mi chiedi se sono vaccinato? ‘Non sono affari tuoi’: questa è la risposta da dare, la più intelligente. Ed è ovvio che in certi casi si possono impugnare i provvedimenti”.

“Ma c’è anche un altro aspetto che va menzionato ed analizzato: – continua – improvvisamente, dopo quarant’anni di tagli alla sanità pubblica, di chiusure dei piccoli ospedali, di distruzione della medicina territoriale, di eliminazione di centinaia di migliaia di posti letto, di diffuso precariato del personale medico e sanitario, ‘qualcuno’ si ‘sveglia’ e si preoccupa della salute delle persone, a partire dai medici e dagli infermieri. Se si è un minimo ragionevoli, non si può credere alla buona fede neppure in un caso del genere. A chi governa, da decenni, non è mai importato nulla e non importa nulla neanche questa volta della salute della popolazione, altrimenti non si sarebbe raso al suolo il sistema sanitario nazionale che avrebbe potuto gestire senza grandi difficoltà anche il Covid, perché il Covid non è minimamente paragonabile ad altre epidemie, e si affronterebbe il disastro economico e sociale con ben altri strumenti, non solo con il vaccino”.

“Senza contare che in gioco ci sono le multinazionali del farmaco, controllate tra l’altro dai gruppi della grande finanza speculativa. Non scherziamo, per favore”, conclude Mori. (red.)

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