GESTIONE PASCOLI, ROSSI (COSPA): “IGNORATE MIE DENUNCE SU ACCAPARRAMENTO AREE”

23 Novembre 2022 10:21

L'Aquila - Cronaca

L’AQUILA -“Sono passati più di dieci anni, da quando il Cospa Abruzzo fece la prima segnalazione, per quanto riguarda l’accaparramento degli usi civici e dei prati pascoli di alta montagna, ma nulla è stato fatto”.

Lo afferma il responsabile del Cospa Dino Rossi che ha presentato un esposto a polizia e prefettura.

“Le aziende agricole storiche”, prosegue  l’allevatore ofenese, “si sono ritrovate  senza l’assegnazione dei pascoli montani dove hanno pascolato i loro armenti prima dei tempi di Gabriele D’Annunzio. Per non perdere i finanziamenti comunitari, utili alla sopravvivenza delle aziende vere, queste si sono dovute appoggiare a quelle società fantasma, le quali avevano requisito tutto il territorio nazionale. Una cosa è strana: se le aziende storiche erano in possesso di titoli e di territorio a loro collegati, tutto d’un tratto saltano fuori tanti titoli Agea in più, tanto da generare aziende fantasma e mancanza di territorio? Forse l’esubero dei titoli Agea in surplus sono stati generati dalle 300.000 mucche vissute sulla carta 83 anni servite a riempire la quota latte nazionale che con la riforma PAC si è trasformata in titoli.  Un fenomeno dove tutti hanno taciuto, anche le più importanti associazioni di categoria nonostante gli allevatori quelli veri, strillavano cercando aiuto squarcia gola”.

“A nulla sono servite “, dice, “le numerose denunce a mezzo stampa, dove venivano spiegati i balzelli per le assegnazioni delle montagne e nemmeno quelle fatte ai carabinieri Forestali e quella al comando compagnia di Sulmona, fatte dallo scrivente, allora portavoce del Cospa Abruzzo. Tutte archiviate!! Anche quelle di minacce proveniente da un numero di telefono di un personaggio di Trento, noto alle forze dell’ordine, titolare di titoli AGEA per un importo di 70.000,00 euro, ma la procura dell’Aquila decise di archiviare dicendo che non vi era correlazione!!! Mah!? Questo qualcuno me lo dovrà spiegare, come qualcun altro mi dovrà spiegare come è possibile che a Paganica sono nate circa 40 nuove aziende, facente capo a personaggi di alto ceto sociale, addirittura da un numero civico escono due codici di stalla, che con l’aiuto di qualche organizzazione agricola locale ha pensato bene di copiare il modello diffuso su tutto il territorio nazionale, mentre le aziende storiche stanno per chiudere i battenti. Non tutte quelle aziende storiche sono state trattate male, qualcuna facente parte dei consigli di amministrazioni delle associazioni di categoria e magari, forse dietro qualche compenso hanno ricevuto un trattamento diverso!!”

“Secondo radiostalla, la nostra emittente locale, sempre attenta alle speculazioni e alle ingiustizie, ha portato alla luce altre possibili vessazioni verso il mondo rurale, facendo sorgere seri dubbi che  dietro tutto questo ci sia anche lo zampino delle aree protette e della politica spicciola locale, che preme affinché gli allevatori, quelli veri, scompaiono dalle nostre montagne per poter allargare le zone SIC, (siti di interesse comunitari), al fine di accedere ai finanziamenti comunitari, con  il vantaggio di affievolire anche le lamentele degli allevatori che vivono esclusivamente del ricavato dai loro animali venuti meno dalle predazioni da lupi rintrodotti illegalmente dalle aree protette”.

“Insomma” prosegue, “i parchi potrebbero prendere due piccioni con una fava!! Alcune lamentele degli allevatori che vanno in alpeggio sono arrivate pure allo scrivente dovuto ad una delibera regionale del 05 luglio 2018 n°478, fatta c per tagliare le gambe all’alpeggio e i guardia parco assunti politicamente senza concorso pubblico, applicano alla lettera la delibera di giunta, tanto zelanti di fare quattro verbali con lo stesso articolo in un solo giorno ad un noto allevatore in alpeggio nel parco Nazionale d’Abruzzo.  In conclusione gli allevatori abruzzesi e nazionali si trovano tra la morsa di questi fenomeni sopracitati che se la procura dell’Aquila e la Prefettura, avessero dato seguito a quello evidenziato dallo scrivente da 10 anni a questa parte, tutte queste truffe locali e nazionali non ci sarebbero state, i titoli sarebbero stati ripartiti equamente alle aziende storiche e le aziende agricole oggi godevano di ottima salute, non ci rimane che sperare in qualche miracolo!”.

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