OLTRE 400 TEATRI “MONUMENTO NAZIONALE”, ANCHE IL “NAZZARENO DE ANGELIS” DELL’AQUILA: CAMERA DA’ L’OK

3 Aprile 2024 20:25

Italia - Cultura

ROMA – Primo via libera della Camera al provvedimento che nobilita oltre 400 teatri italiani al rango di Monumento Nazionale.

Nell’Aula della Camera è stato approvato con 172 si, 46 no e 65 astenuti il testo unificato delle proposte di legge che puntano a dichiarare “Monumento nazionale” i teatri italiani: il provvedimento, che contiene un elenco di 408 teatri ed è stato sostanzialmente riscritto con due emendamenti presentati dalla Commissione Cultura presieduta da Federico Mollicone, passa ora al Senato.

Nell’elenco anche il Teatro comunale ‘Nazzareno De Angelis’ dell’Aquila.

Soddisfatto il senatore Guido Castelli, commissario straordinario al sisma 2016: “La Camera dei deputati ha appena approvato il testo unificato delle proposte volte a dichiarare i teatri italiani monumento nazionale. Alcuni di questi si trovano nei territori del sisma 2016, come lo Sferisterio di Macerata, il Teatro Ventidio Basso di Ascoli Piceno, il Teatro Caio Melisso di Spoleto e il Teatro Flavio Vespasiano di Rieti e del cratere 2009, come nel caso del Teatro comunale ‘Nazzareno De Angelis’ dell’Aquila. Si tratta di luoghi unici per storia, bellezza e valore artistico che contribuiscono in modo fondamentale ad arricchire l’offerta culturale delle città del Centro Italia”.

“Questo – sottolinea – è un riconoscimento particolarmente importante per le realtà di territori che, in questi anni, hanno dovuto affrontare le conseguenze del sisma e che vogliono riprendere un percorso virtuoso di crescita anche attraverso la valorizzazione del patrimonio artistico e culturale che sono in grado di offrire. Non a caso all’interno del Programma NextAppennino (fondo complementare al Pnrr per le aree del sisma 2009 e 2016) è presente una sub-misura dedicata a progetti di micro, piccole e medie imprese destinati ad attività culturali. Il provvedimento passa ora al vaglio del Senato, ma la sua va-lenza è di estrema importanza e ringrazio il Presidente della Commissione Cultura della Camera, Federico Mollicone, per l’importante lavoro che ha svolto”.





Nel testo appena approvato, oltre ad un nuovo elenco di 408 teatri (rispetto ai 46 originari), che meriterebbero il riconoscimento di ‘monumento nazionale’, si prevede che possano comunque essere dichiarati tali, “i teatri la cui edificazione risalga ad almeno 100 anni” o quelli “la cui programmazione sia rivolta ad attività di spettacolo dal vivo con il concorso finanziario pubblico”.

Hanno diritto al riconoscimento anche quei teatri “il cui edificio” sia stato riconosciuto di “interesse culturale”.

Con i due maxi-emendamenti presentati dalla Commissione Cultura della Camera, presieduta da Federico Mollicone, è stata invece soppressa la parte del testo con la quale si prevedeva che, “entro 6 mesi dalla data di entrata in vigore della legge” intervenisse un “Regolamento adottato con decreto del ministro della Cultura” per stabilire i criteri e la procedura “per il conferimento della qualifica di monumento nazionale ad altri teatri storici”.

Nel lungo elenco dei teatri che potranno essere considerati ‘monumento nazionale’ compaiono diversi teatri romani, a cominciare dal Teatro dell’Opera, il Brancaccio, l’Eliseo, l’Argentina, il Valle, il Quirino, il Rossini, la Sala Umberto e anche il Salone Margherita. La lista comprende anche la Scala e il Dal Verme di Milano; ‘La Fenice’ e il Goldoni di Venezia; il ‘Carlo Felice’ di Genova; il Teatro del Maggio musicale di
Firenze; il San Carlo di Napoli; il Massimo e il Bellini di Palermo; il teatro greco di Siracusa; il Civico di Cagliari, Algero e Sassari. Oltre a numerosi teatri in quasi tutte le province italiane.

Dall’attuazione di questa legge “non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica”. Le varie amministrazioni competenti “vi provvedono nell’ambito delle risorse umane, finanziarie e strumentali disponibili a legislazione vigente”.

“Vuoti riconoscimenti”, protesta però l’opposizione che parla anche di misure ispirate ad un vero e proprio “marchettificio”.





“Un’occasione perduta, un modo per svilire la cultura del nostro Paese” si indigna la deputata di Avs Francesca Ghirra. “Oggi questa maggioranza sta scrivendo una pagina indegna del Parlamento italiano” protesta il 5 stelle Riccardo Ricciardi e il suo collega, attore, Gaetano Amato è quello che lancia l’accusa più grave: “Non riescono a concepire le istituzioni culturali come qualcosa di diverso da strumenti per fare marchette territoriali o per sistemare parenti e amici” dice.

Un’accusa irricevibile per il presidente FdI della Commissione, Mollicone: “Questo orribile vocabolo dovrebbe uscire dall’Aula” dice stigmatizzando l’atteggiamento dell’opposizione fatta di “maestri di tetrapiloctomia, che altro non è che l’arte di tagliare il capello in quattro, come diceva Eco”.

Mollicone annuncia invece che “con il ministro Sangiuliano e il sottosegretario Mazzi” si lavora “per l’esercizio della delega sul Codice dello Spettacolo in cui il Parlamento sarà centrale. E stiamo lavorando per i progetti multidisciplinari: portando lo spettacolo dal vivo nelle aree archeologiche e nei musei, o rendendo i teatri luoghi di formazione. Non accettiamo lezioni da nessuno. Siamo la maggioranza ma siamo aperti e
disponibili ad accettare il confronto e le proposte che non siano ostruzionistiche e pretenziose dell’opposizione”.

Ma proprio sul fronte delle risorse per lo spettacolo, e in particolare per il cinema, il clima si fa sempre più rovente.

Il Pd accusa il governo di avere un atteggiamento “ostile” all’industria cinematografica e imputa ai ministri Giorgetti e Sangiuliano di volergli assestare “un doppio colpo mortale”. Spiega la capogruppo dem in commissione Cultura della Camera, Irene Manzi: “Nello stesso giorno in cui la sottosegretaria Borgonzoni ha anticipato il novo meccanismo di finanziamento dell’industria cinematografica del ministero che taglia i fondi,  limiterà gli automatismi nel finanziamento, aumenterà i contributi selettivi e introdurrà norme a tutela dell’italianità delle produzioni, il ministro Giorgetti ha anticipato di voler limitare al massimo i crediti di imposta per sostituirli con mcontributi a singoli progetti di investimento. Siamo davanti a un doppio colpo mortale” per il settore.

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