OMICIDIO ALBI: MOVENTE IL MANCATO VIAGGIO TRANSOCEANICO
PER CONTO ESPONENTE DELLA ‘NDRANGHETA

LO SCENARIO INQUIETANTE DELL'INCHIESTA SULL'UCCISIONE DELL'ARCHITETTO 66ENNE E DEL FERIMENTO DI CAVALLITO, CHE HA PORTATO ALL'ARRESTO DEL CALABRESE URSINO, CONSIDERATO COMPONENTE DELLL'OMONIMO CLAN, RESIDENTE DA ANNI A TERAMO, E DEL PLURIPREGIUDICATO PESCARESE NOBILE, EX CAPO ULTRÀ BIANCOROSSO, ESECUTORE DELL'AGGUATO SANGUINARIO

15 Febbraio 2023 09:51

Pescara - Cronaca

PESCARA –  Grazie alla sua patente nautica l’imprenditore e architetto pescarese in difficoltà economiche, il 66enne Walter Albi, avrebbe dovuto compiere un viaggio in barca verosimilmente per trasportare cocaina dal Sudamerica all’Europa, o forse un latitante eccellente. Per conto di Natale Ursino, 55 anni, detto “U nano”, considerato esponente di spicco dell’omonimo clan della ‘ndrangheta calabrese, anche se nessuna sentenza passata in giudicato lo prova, residente a Teramo. Il  49enne Luca Cavallito, ex calciatore, con un passato segnato da vicende legate alla droga, sarebbe stato il gancio con il boss.

Ma la traversata oceanica, nonostante i soldi dati come anticipo per la missione, non si fa. E  per questo Albi e Cavallito dovevano morire.

All’incontro chiarificatore del primo agosto del bar del Parco a Pescara, non si sarebbe presentato Ursino, a cui i due volevano proporre un risarcimento, ma Mimmo Nobile, 52 anni, pluripregiudicato di Pescara – ex capo storico della tifoseria biancazzurra – con un’arma rubata a una guardia giurata nel corso di una rapina all’Agroalimentare di Cepagatti, che avrebbe ucciso senza pietà Albi, esplodendogli contro 4 colpi di pistola, ferendo gravemente con altri due colpi Cavallito, che si è salvato solo fingendosi morte in un lago di sangue, evitando così il colpo di grazia. L’uomo sarebbe poi fuggito, scappando in mezzo alla gente, a bordo di uno scooter.

Questo in sintesi il presunto movente e lo scenario inquietante del delitto che ha scosso l’Abruzzo, illustrato all’indomani dell’arresto di Natale Ursino, fermato dalla polizia in un ristorante a Fiumicino, e di Mimmo Nobile a Pescara, ieri  in conferenza stampa a Pescara dal procuratore capo Giuseppe Bellelli, dai sostituti procuratori Anna Maria MantiniAndrea Di Giovanni. dal questore Luigi Liguori e dal capo della mobile Gianluca Di Frischia,

Una vicenda che squarcerebbe il velo sulla presenza della criminalità organizzata anche in Abruzzo,  una presenza sotto traccia, che ha bisogno per riciclare denaro sporco e alimentare il mercato della droga, in particolare cocaina, della complicità di professionisti insospettabili. E in questo giro, suo malgrado sarebbe finito, assieme all’amico Cavallito, l’architetto Albi, ex dirigente pubblico e imprenditore del fitness, persona molto nota nella Pescara bene.





Ha detto infatti il questore Luigi Liguoriç: “i calabresi hanno bisogno di fare affari e facce pulite per ripulire denaro, dove li trovano mettono radici”.

E la faccia pulita sarebbe stata in questo caso Albi, finito nei guai per problemi economici, che aveva accettato il ruolo da corriere transoceanico prospettato da Mimmo Nobile, in contatto con il boss, con elemento di collegamento e con un ruolo in partita di Cavallito.

Spicca il fatto che, come spiegato in conferenza stampa, il boss Ursino si era stabilito in Abruzzo, dove lavora in un centro estetico. Era stato recluso per diversi anni nel carcere di Teramo, per condanne legate al traffico di droga,  e a Teramo, una volta tornato in libertà, ha deciso di vivere. È rimasto  coinvolto a settembre scorso, dunque dopo l’agguato di Pescara, insieme ad altre 23 persone nell’inchiesta della Dda di Firenze Nuova Narcos Europea, con al centro traffici internazionali di droga dal Sud America e smerciata da affiliati della ‘ndrangheta in tutta Italia.

In Abruzzo si sospetta, per curare anche gli affari per conto del clan, in particolare quello del ricco mercato della cocaina e questo confermerebbe una presenza stabile, seppure discreta, in Abruzzo, della ‘Ndrina Ursino di Gioiosa Jonica in Calabria, alleata degli Aquino di Marina di Gioiosa Jonica e dei Cordì di Locri. Clan che ha insediamenti anche a Torino, in Liguria, nelle Marche, Francia, Spagna e Canada e collegamenti con la criminalità pugliese. Dedita da anni allo spaccio di stupefacenti, in particolare cocaina, i, cui storico capobastone, Vincenzo Ursino, ucciso il 6 novembre 1976 in un conflitto a fuoco con i carabinieri.

Per fare la traversata oceanica,  si legge nelle carte dell’inchiesta, Albi avrebbe incassato in più tranche novemila euro come anticipi dei 22mila promessi. Ma poi Albi non si è mosso da Pescara,  con grande irritazione del boss, “sono incapaci persino di andare da Pescara a Spalato”, si è sfogato in uno dei pochi messaggi decrittati dagli investigatori. E spunta un altro messaggio, a dir poco minaccioso: “Noi siamo di parola, e voi?”.

Cavallito, per calmarne Ursino, era arrivato a proporgli: “Prenditi la mia casa, zio, vale quattrocentomila euro. Prendila, ma fammi uscire da questa storia”.





Del resto Cavallito  ai magistrati aveva riferito del suo colloquio con Albi: “Neppure lo conosci e gli chiedi i soldi. Walter, ti vai a mettere in un mare di guai. Una traversata oceanica… ma se sei andato in barca a vela tre volte! Non peggiorare la situazione Walter, qui veramente rischi”.

Quel primo agosto 2022 Albi e Cavallito avevano dunque appuntamento proprio con Ursino, per cercare di chiudere un accordo per risarcire il boss del mancato viaggio intercontinentale. “Sì, sto arrivando”,  ha risposto Ursino a un messaggio immediatamente precedente all’agguato. In realtà era molto lontano dalla zona, come hanno appurato gli inquirenti leggendo i tabulati. Al suo posto sarebbe infatti arrivato Mimmo Nobile, per ucciderli.

Nobile, ex capo ultra, è ritenuto uno dei componenti della banda dei kalashnikov, sgominata dai carabinieri nel 2007, che ha messo a segno nell’area Chieti-Pescara rapine nelle banche e assaltando portavalori. Ai componenti della banda, a vario titolo, viene attribuito un elenco di rapine come quella nel 2001 al portavalori a Villa Raspa di Spoltore da 290 milioni di lire, l’incasso della partita Italia-Turchia nel 2002 da 65mila euro, la rapina a un portavalori a Città Sant’Angelo nel 2003 da 300 mila euro, allo sportello della Caripe del mercato ittico da 150 mila euro nell’agosto 2003.

Le indagini, svoltesi nell’arco di circa 4 mesi e compendiate in una complessa ricostruzione di dati informatici, telefonici e di tabulati, hanno corroborato le emergenze probatorie derivanti dall’escussione delle numerose persone informate sui fatti, che nonostante un clima di grave allarme sociale ed un contesto di timore derivante dalla particolare efferatezza dell’azione, hanno permesso di ricostruire i rapporti tra le vittime e gli indagati attinti dalle odierne misure e del contesto criminale in cui è maturato il delitto.

Momento di svolta è stato proprio il rinvenimento dello scooter e della pistola utilizzata nella rapina al centro agroalimentare per cui Nobile è inquisito, e del casco, utilizzati nell’agguato.

A consentire l’individuazione di Ursino come presunto mandante ci sono i messaggi, anche vocali, rintracciati sui telefonino sequestrati. L’aspetto ritenuto particolarmente grave e per il quale dell’inchiesta è stata informata anche la Dda, è il legame negli affari tra la ‘ndrangheta e un certo ambiente pescarese. Sullo sfondo anche il progetto di un hotel galleggiante nel porto turistico di Pescara, in cui era coinvolto l’architetto Albi.  Secondo il racconto dell’inchiesta anche Nobile doveva dei soldi a Cavallito. Centomila euro per traffici non ancora chiari. Albi invece era già debitore di Ursino per alcuni affari immobiliari. Così nasce la proposta del viaggio. E novemila euro di anticipo sui 22 mila totali promessi.

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