OMICIDIO D’AMICO: ATTESA SENTENZA IN CORTE D’ASSISE, ALLA SBARRA 29ENNE PAOLUCCI

19 Ottobre 2022 10:33

L'Aquila - Cronaca

L’AQUILA – A quasi due anni dalla tragica morte, arriva oggi il Corte di Assise, presieduta da Alessandra Ilari, potrebbe arrivare la sentenza del processo per l’omicidio Paolo D’Amico, 55 anni dipendente dell’Aquilana società multiservizi trovato senza vita  nel garage della sua  villetta di legno nelle campagne di Barisciano, il 22 novembre del 2019.

Imputato per omicidio è Gianmarco Paolucci,  29 anni di Bagno, frazione dell’Aquila,  di professione macellaio.





Oggi in Corte di assise, previsto l’interrogatorio di un ultimo testimone, a seguire la discussione con la requisitoria del pubblico ministero Simonetta Ciccarelli, gli interventi dell’avvocato di parte civile  Francesco Valentini e dei legali dell’accusato, Mauro Ceci e Licia Sardo. la Corte si ritirerà dunque in camera di consiglio per la decisione.

In base alle risultanze delle indagini, e delle carte dell’accusa, i contatti tra D’Amico e Paolucci erano cagionati dall’acquisto di marijuana, che D’Amico coltivava nel suo orto.

Prova regina per l’accusa, tracce di Dna trovata sui pantaloni della vittima, all’altezza delle caviglie, con una corrispondenza “altamente probabile” con il Dna dell’imputato. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, il Dna dell’imputato sarebbe finito in quella posizione per la presunta attività di trascinamento del corpo che lo stesso Paolucci avrebbe posto in essere dopo l’omicidio, per liberarsi la via di fuga. Le stesse tracce non sono però state trovate sulle armi del delitto, un cesello con la punta da 1,6 cm e una mazzetta da muratore. Il primo sarebbe stato utilizzato per sferrare dei colpi al torace della vittima, il secondo per finire la stessa vittima con un violento colpo alla testa.





Tra gli altri elementi in mano all’accusa, la presunta presenza dell’imputato sul luogo e nelle ore compatibili con l’omicidio di Paolo D’Amico, che secondo gli inquirenti sarebbe avvenuto due giorni prima il ritrovamento del cadavere avvenuto il 24 novembre. Il 22 dello stesso mese, data presunta per l’omicidio, infatti, il telefono dell’imputato ha agganciato una cella telefonica compatibile con l’abitazione della vittima.

La difesa evidenzia però  che Paolucci è mancino, mentre l’assassino ha colpito con la mano destra. L’orma trovata sul luogo dell’omicidio non corrisponderebbe a quelle delle scarpe trovate in casa dell’imputato. Inoltre le analisi tossicologiche sul capello dell’imputato hanno dato esito negativo, escludendo uso di stupefacenti nei sei mesi precedenti l’arresto. Negativo anche l’esito delle analisi per quanto riguarda presunte tracce ematiche o organiche repertate nell’abitazione di Bagno dell’imputato,. Viene messo in dubbio che le cellule telefoniche possano dimostrare con certezza che Paolucci fosse a casa di D’Amico quel giorno.

 

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