OMOTRANSFOBIA, TESTO GIURIDICO ‘SMONTA’ DDL ZAN: “SCENARI PERICOLOSI, TUTELE ESISTONO GIA'”

di Roberto Santilli

8 Giugno 2021 08:24

L’AQUILA – Non ha avuto e non sta avendo vita facile Legge omofobia, perché non va. La proposta Zan esaminata articolo per articolo, il testo, edito da Cantagalli e pubblicato lo scorso marzo come “esito della comune riflessione maturata all’interno del Centro Studi Rosario Livatino”, a cura di Alfredo Mantovano, magistrato italiano, che contiene i contributi di Domenico Airoma, Daniela Bianchini, Francesco Cavallo, Francesco Farri, Carmelo Leotta, Alfredo Mantovano, Roberto Respinti, Mauro Ronco, Angelo Salvi e Aldo Rocco Vitale.

Dopo le problematiche con le librerie, ma non quelle online, Feltrinelli, ma pure con la piattaforma di e-commerce Amazon, problematiche che in alcuni casi sono sfociate in una vera e propria censura sull’acquisto del libro da parte di chi era interessato, il ‘salto’ sui grandi media nazionale, al netto di qualche eccezione, non è stato ancora “permesso”. Nonostante si tratti di un testo che, come spiega ad AbruzzoWeb Mantovano, “altro non è che una disamina tecnico-giuridica, dunque senza una sola parola che non sia asettica, del ddl Zan contro l’omotransfobia”.

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“Dopo un iniziale ‘blocco’ da parte della rete delle librerie Feltrinelli, che abbiamo verificato direttamente in più città italiane – va nel dettaglio della vicenda della censura Mantovano, ex sottosegretario al ministero dell’Interno – dai librai abbiamo ricevuto una risposta improbabile, come anche da Feltrinelli che alla fine però è tornata sui suoi passi. Siamo, però, di fronte al fatto che in questa vicenda, se di discriminazione si può parlare, oggi è al contrario”.

“Già in assenza della operatività di queste norme, funzionano meccanismi di condizionamento e non è la prima volta che una cosa del genere accade – spiega quindi Mantovano, andando a toccare direttamente l’argomento del testo – Alcuni mesi fa, la mia bravissima collega Simonetta Matone, che ha speso una vita come magistrato in difesa dei più deboli ed in particolare dei minori, ha ricevuto una nomina dal rettore dell’università ‘Sapienza’ di Roma, come consigliere per le vittime di violenza, una sorta di consulente all’interno dell’ateneo. Una dozzina di associazioni della rete Lgbt (Lesbiche, Gay, Bisessuali, Transessuali, Transgender, ndr), non appena questa cosa è stata resa nota, ha chiesto l’immediata revoca dell’incarico, perché, a loro dire, la dottoressa Matone è omofoba. Omofoba perché cinque anni fa ha apposto la firma, insieme ad altri quattrocento tra magistrati, avvocati, giuristi, a un nostro documento critico nei confronti dell’allora disegno di legge Cirinnà, poi diventato legge sulle unioni civili. Quindi, è stata sufficiente la sottoscrizione, in ottima compagnia, di un documento che, come il libro appena pubblicato, è una disamina tecnico-giuridica. Solo per questo, secondo la rete Lgbt, non poteva ricevere questo incarico. Il rettore è andato avanti, conoscendo, come tutti, il profilo della dottoressa Matone. Ed è stato facile riconoscere l’assoluta pretestuosità della ‘richiesta’”.

“Però questa vicenda prova che non è quella in atto una battaglia sul pro o sul contro ledere l’integrità o i diritti delle persone omosessuali, transessuali, eccetera, ma sul permettere o meno un confronto sulla natura dell’uomo, su dati di elementare antropologia, sul concetto di famiglia, e quindi la questione è di libertà e di formazione, di insegnamento, di ricerca scientifica, non soltanto di opinione”, continua Mantovano.ù

Al di là delle valutazioni sui singoli articoli, che cosa accade quando queste norme sono effettive? 

Nel testo c’è già uno sguardo su quanto succede in ordinamenti nei quali queste disposizioni sono già operative, proprio per capire la realtà di fatto, con un’ampia casistica analizzata tra cui spicca il caso del cardinale Sebastian Aguilar, che in un’intervista ad un quotidiano di Siviglia rilasciata nel febbraio del 2014 dichiarò che la famiglia fondata sul matrimonio tra uomo e donna non è equiparabile all’unione tra persone dello stesso sesso, se non altro perché nel primo caso vi è l’apertura ai figli, mentre nel secondo caso no, almeno per via ‘ordinaria’. Questo gli ha guadagnato l’iscrizione nel registro degli indagati e quindi l’apertura di un procedimento penale con l’accusa di omofobia. Non sappiamo come sarebbe finita, ma parliamo di un personaggio che poco prima prima era stato nominato cardinale da Papa Francesco e che è morto alcuni mesi dopo, poiché era abbastanza avanti negli anni. In Francia, invece, un padre di famiglia che stava raggiungendo la manifestazione Manif Pour Tous a Parigi, per il fatto di indossare una felpa con un uomo e una donna che tengono per mano dei bambini è stato arrestato ed ha passato una notte in questura perché quella felpa è stata considerata omofoba. E poi c’è un’amplissima rassegna che viene fuori da quegli Stati negli Usa dove esiste una legislazione simile. Negli Usa è ad esempio celebre il caso del pasticcere di Denver che per anni ha servito, con reciproca soddisfazione, una persona omosessuale, e che ha manifestato perplessità alla richiesta da parte di quella stessa persona che ha servito per tanto tempo di confezionargli una torta nuziale, dovendo convolare a nozze con una persona dello stesso sesso. Il pasticcere non aveva nulla nei confronti del cliente, visto che lo conosceva e serviva da decenni, ma quella richiesta era in contrasto con la sua coscienza. Cento metri più avanti c’era un pasticcere che non avrebbe avuto quello stesso problema, glielo ha segnalato, ma alla fine è finito denunciato, gli è stato chiuso il laboratorio, i dipendenti sono stati licenziati. Dopo cinque anni ha avuto ragione davanti alla Corte Suprema, ma ormai aveva perso lavoro e carriera. I casi, comunque, sono tantissimi.

Secondo lei, una norma di questo tipo può creare o no un condizionamento a più livelli, compresi quelli di cui fanno parte i più giovani?

Nel testo Zan c’è, all’articolo sette, la previsione di una presenza nelle scuole di associazioni Lgbt che per altro hanno già ricevuto un finanziamento di quattro milioni di euro per il 2021 a sostegno di queste attività, ma, quand’anche non ci fosse l’obbligo di farli entrare nelle scuole, previsto appunto nell’articolo sette, basterà introdurre disposizioni penali previste perché chiunque a nome di queste associazioni vada dal preside che, se oppone un minimo di resistenza e afferma, ad esempio come era stato riconosciuto dall’ex ministro dell’Istruzione, Valeria Fedeli, che occorre il consenso dei genitori, si può arrivare a una denuncia penale per comportamento omofobo. Il che significa che per evitare tutto questo, chi ha dei dubbi è meglio che si autocensuri.

Per non essere accusato, anche quando non è così, di essere addirittura un membro del popolo della famiglia? 

Certamente viviamo con addosso una pressione mediatica fortissima, anche perché dietro tutto questo c’è un grande business e non solo, ma da parte di diversi sostenitori del ddl Zan il nervosismo emerge. Le perplessità, le riserve, stanno venendo fuori una dietro l’altra in ‘terreni’ che si presumevano potessero essere di appoggio, penso a tutta l’area del femminismo storico che rivendica la distinzione tra uomo e donna, ma penso anche all’area radicale e libertaria, ai costituzionalisti né cattolici, né conservatori come Michele Ainis, oppure al sociologo, accademico, politologo Luca Ricolfi. Voci che si moltiplicano sempre di più, perché ci si rende conto che nel momento in cui si introduce la punibilità dell’intenzione svincolata dal fatto, salta l’equilibrio del sistema e dunque il sistema.

Senza il ddl Zan non esistono tutele contro le discriminazioni nei confronti di omosessuali, trans, eccetera?

Non solo la copertura normativa è già completa e dettagliata senza il ddl Zan, ma proprio questo condizionamento in senso lato ‘culturale’ sta portando già a sanzionare anche comportamenti in cui non c’è una azione concreta ma ad esempio una affermazione di principio. Da questo punto di vista, in Italia, in assenza dal ddl Zan i casi non mancano. Se discriminazione c’è, come ho già detto, è al contrario. Ripeto, non è solo una questione di business, è anche business ma non solo. E non solo si pratica una visione della vita che va in direzione opposta ad una antropologia naturale, ma la si vuole anche imporre chiamando in causa il presidio della sanzione penale, per cui il paradosso è che il pensiero debole ha bisogno di sanzioni forti perché altrimenti non riesce ad imporsi. Qui si sta sostituendo la titolarità della famiglia con agenzie che certamente puntano ad una omologazione.

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