OPERE INCOMPIUTE, IN ABRUZZO DA 26 A 5 IN UN ANNO. MIGLIOR RISULTATO IN ITALIA, RIDUZIONE DELL’80%

GLI ELENCHI AGGIORNATI AL 2021 DEL SISTEMA DI MONITORAGGIO SIMOI DEL MINISTERO DELLE INFRASTRUTTURE, DIETRO AD ABRUZZO PIEMONTE E PUGLIA, ULTIMA CALABRIA

29 Luglio 2022 08:49

Regione - Abruzzo, Economia

L’AQUILA – Parola d’ordine, mai come ora, è quella di celerità nell’esecuzione delle opere pubbliche, vista  la montagna di soldi disponibili del Pnrr, in parte importante a debito, da spendere presto e bene, con draconiane tempistiche.

Rappresenta da questo punto di vista un dato incoraggiante quello certificato dal Sistema informativo di monitoraggio delle opere incompiute (Simoi),  del Ministero delle Infrastrutture e della mobilità Sostenibili, secondo il quale in Abruzzo, in un solo anno le opere al palo da tempi immemori, e più volte additate come vergognoso sperpero di denaro ed esempio di inefficienza, sono scese da 26 a 5 ovvero dell’80,8%, miglior risultato in Italia.

Dall’elenco nazionale emerge infatti che al 31 dicembre 2021 le opere incompiute erano pari a 379, in calo rispetto alle 443 (-14,4%) della fine del 2020, anno in cui si era già registrata una diminuzione rispetto all’anno precedente. E cala del 45% circa anche l’importo necessario per l’ultimazione dei lavori, da 2,3 miliardi ad 1,3 miliardi.

Per quanto riguarda le opere di competenza delle amministrazioni centrali, quelle incompiute scendono da 26 a 15 (-42,3%), mentre quelle relative alle amministrazioni locali si riducono da 417 a 364 (-12,7%).

Dietro l’Abruzzo troviamo per riduzione di opere incompiute dal 2020 al 2021, la  Campania, da 19 a 5 (-73,7%) e il Piemonte, da 7a 3 (-57,1%).

In decisa controtendenza invece la Sicilia che invece vede aumenta le sue incompiute, da 133 a 138, e lo stesso accade in Puglia, da 24 a 27, in Sardegna, da 47 a 53, in Lazio, da 21 a 26. Il saldo complessivo, grazie alla performance di regioni come l’Abruzzo è però positivo, con un calo delle incompiute.

Per opere incompiute, va precisato, si intendono quelle dove lavori di realizzazione, avviati, risultano interrotti oltre il termine contrattualmente previsto per l’ultimazione; oppure dove non sussistono, allo stato, le condizioni di riavvio degli stessi, o ancora dove i lavori di realizzazione, ultimati, non sono stati collaudati nel termine previsto in quanto l’opera non risulta rispondente a tutti i requisiti previsti dal capitolato e dal relativo progetto esecutivo.

Per intenderci, ci sono anche in Abruzzo opere pubbliche al palo da anni, ma non risultano incompiute perché l’iter è comunque in corso, seppure a ritmo di lumaca.

Nell’anagrafe delle opere incompiute della regione Abruzzo restano oggi solo il polo scolastico di Casoli (Chieti), costata finora 826 mila euro, i lavori di consolidamento e risanamento idrogeologico lungo la statale 5 Tiburtina Valeria, nel comune di Scafa (Pescara), con 480mila euro già spesi, la riqualificazione e ristrutturazione del Villaggio del fanciullo nel Comune di Silvi (Teramo), costato 1,3 milioni di euro, a cui si dovranno aggiungere 2,7 milioni per completare l’opera. Al palo la ristrutturazione della Casa di riposo comunale di via Arapietra a Pescara, per cui servono 3 milioni da aggiungere ai 750 mila euro già impiegati, e la sede dell’Istituto zooprofilattico sperimentale Abruzzo e Molise a Teramo, per cui sono stati già spesi 694mila euro.

Scorrendo l’elenco del  2020 delle 26 opere incompiute abruzzesi, la regione, si sono dunque sbloccate tra gli altri i lavori o comunque l’iter progettuale e burocratico del sistema di irrigazione a Pettorano sul Gizio ( l’Aquila), la scuola di Corropoli (Teramo), il teatro comunale di San Salvo (Chieti), la palestra multiuso di Pratola Peligna (L’Aquila) il polo scolastico di Villa Carmine di Montesilvano, il restauro di palazzo De Sterlich a Castilenti (Pescara). la scuola dell’Infanzia di Villa Vomano (Teramo),

Dal 2021 è stata inserita nella rilevazione l’informazione sulle cause che hanno determinato il mancato completamento delle opere.

Risulta che, in 153 casi (40%) la mancanza di fondi è la causa dell’interruzione del processo di completamento dell’opera, in 115 casi (30%) si rilevano problemi tecnici, per 69 opere (18%) la causa è stata il fallimento, recesso o risoluzione contrattuale dell’impresa, 21 opere (6%) sono state interrotte per sopravvenute nuove norme tecniche o disposizioni di legge, per 15 opere (4%) si riscontra un mancato interesse al completamento, mentre per 6 opere (2%) concorrono più cause contemporaneamente.

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