ORSA AMARENA: “MINACCE E PETARDI A MANIFESTANTI”. ANIMALISTI: “GRAVE ASSENZA ISTITUZIONI”

11 Settembre 2023 20:47

L'Aquila - AbruzzoGreen, Cronaca

SAN BENEDETTO DEI MARSI – Mentre in Abruzzo  “la voce del popolo si leva per l’orsa Amarena”, a fine evento, “gli animalisti sono stati scortati dalle forze dell’ordine, a causa delle minacce di una minoranza di esaltati allevatori che hanno insultato alcune donne e partecipanti e lanciato petardi”.

A denunciare l’accaduto, nel corso delle manifestazioni che si sono svolte ieri, domenica 10 settembre, a Pescina e San Benedetto dei Marsi (L’Aquila) è l’associazione Animalisti italiani: oltre duemila i partecipanti che hanno preso parte ai cortei a tutela dell’orso bruno marsicano dopo l’uccisione a fucilate dell’orsa Amarena, che vede indagato un 56enne di San Benedetto dei Marsi.

Ma dal racconto della giornata di animalisti e manifestanti emergono nuovi particolari i cui contorni, al momento, non sono stati confermati dalle forze dell’ordine.

Ad impressionare i partecipanti, in primo luogo, “l’assenza delle istituzioni locali” e poi ci sarebbero state “minacce di una minoranza di esaltati agli animalisti: insulti alle donne e lancio di petardi”.

“Migliaia di cittadini hanno partecipato con fervore e commozione alla manifestazione organizzata dagli Animalisti Italiani e dal Pae per chiedere giustizia per l’orsa Amarena; evento che si è svolto nel cuore del territorio abruzzese, esattamente a San Benedetto dei Marsi (L’Aquila), proprio dove è stata uccisa mamma orsa che lascia 2 cuccioli soli nel Parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise”, viene spiegato in una nota.





“Un’invasione pacifica con l’obiettivo di sensibilizzare sull’importanza della tutela della fauna selvatica e sulla necessità di una giusta gestione delle specie in via d’estinzione. Tuttavia, ciò che ha destato maggiore impressione è stata la grande assenza delle principali istituzioni locali, invitate dalle associazioni animaliste: nessun esponente del Parco Nazionale d’Abruzzo Lazio e Molise, della regione Abruzzo e nemmeno il sindaco di San Benedetto dei Marsi”.

Tra le altre cose, Animalisti italiani ha scritto loro una lettera aperta, in cui si chiedono aggiornamenti reali sui figli di Amarena, una statua per l’orsa, azioni legali contro il colpevole e spiegazioni per la stridente assenza durante un momento cruciale per la comunità e per la conservazione dell’orso bruno marsicano.

“La manifestazione – prosegue la nota – è stata un momento di mobilitazione straordinario, ma l’assenza delle istituzioni locali rimarrà un punto di domanda nella mente di tutti noi. Speriamo che questa manifestazione possa spingere le autorità a riconsiderare il loro ruolo nella conservazione della fauna selvatica e ad agire in maniera responsabile e coerente con i valori di tutela dell’ambiente e della biodiversità”.

“Le parole dei partecipanti alla manifestazione sono state univoche: il silenzio delle istituzioni locali è inaccettabile. In particolare, la mancata presenza del sindaco e del Parco nazionale d’Abruzzo Lazio e Molise è stata percepita come un’indifferenza verso la causa dell’orsa Amarena e dei suoi cuccioli, nonché una mancanza di rispetto nei confronti della comunità che si è mobilitata per difendere un simbolo della natura del territorio abruzzese”.

E ancora: “La Regione Abruzzo, il Parco nazionale e il sindaco di San Benedetto dei Marsi dovrebbero essere leader nella promozione della conservazione della specie. La mancanza di una presenza significativa e di un impegno concreto da parte di queste istituzioni è un segnale preoccupante. In questo contesto, ciò che sta accadendo in Trentino è un ulteriore esempio allarmante”.

“La Provincia di Trento ha richiesto l’ennesimo abbattimento di un nuovo plantigrado: mamma orsa F36, mettendo a rischio anche il suo cucciolo. L’orsa F36, dopo l’esito delle analisi genetiche, sarebbe stata individuata come responsabile di quello che i tecnici descrivono come ‘falso attacco’, cioè avrebbe avuto un atteggiamento aggressivo, ma tenendosi a distanza, nei confronti di due escursionisti. Ma sarebbe anche accusata di un attacco a due cacciatori”.





“All’alba di domenica 30 luglio un’orsa con cucciolo a seguito, poi identificata come F36, è stata presa alla sprovvista da due cacciatori sul sentiero Mandrel, direzione malga Avalina, a monte di Roncone. Spaventata dai due soggetti, il plantigrado ha difeso il piccolo inseguendo i cacciatori. Uno dei due si sarebbe arrampicato su un albero (sconsigliatissimo, perché gli orsi sono ottimi arrampicatori) e l’orsa lo avrebbe preso per una ghetta, facendolo cadere al suolo. L’altro sarebbe invece scivolato nella fuga. I due orsi, mamma e figlio, si sarebbero allontanati subito dopo, a prova del fatto che la reazione dell’orsa era solo di difesa”.

“Al momento, grazie al recente pronunciamento del Tar di Trento, è stata respinta la richiesta di abbattimento dell’orsa, ma confermata la cattura. F36 verrà portata nel centro faunistico Casteller: prigione per gli orsi, struttura non adatta a garantire il loro benessere. Questa decisione evidenzia da una parte l’intento del Tar di salvaguardare la vita degli orsi, ma dall’altra riconfermare la cattura è spia dell’urgenza di un approccio basato sulla conservazione e sulla gestione più responsabile della speci”e.

Dichiara Francesca Pantanella, avvocato dell’associazione Animalisti italiani: “La captazione dell’orsa ai fini cautelari così come disposto dal giudice non appare una scelta adeguata al grado di reale pericolosità della stessa nè tantomeno in linea con il Pacobace. Prendiamo atto dell’ennesimo provvedimento di sospensione contro le ‘scellerate’ ordinanze di abbattimento della giunta Fugatti”.

“L’orsa Amarena – prosegue la nota – così come F36, rappresentano un patrimonio naturale che va preservato per le future generazioni. Animalisti italiani chiede un confronto: un dialogo aperto e costruttivo con le istituzioni, al fine di trovare soluzioni condivise, basate su principi etici, per garantire la coesistenza pacifica tra l’uomo e gli orsi. L’orsa F36, divenuta oggetto di dibattito e preoccupazione pubblica, simboleggia la sfida che le società moderne devono affrontare: come bilanciare la coesistenza tra l’uomo e la fauna selvatica, senza compromettere la sopravvivenza delle specie in pericolo”.

“La sentenza del Tar di Trento ci ricorda che esistono alternative al ricorso all’abbattimento, soluzioni che mettono al centro la conservazione e il rispetto della vita animale”.

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