ORSI NEL PARCO SIRENTE: EX SINDACO, “PROBLEMA NON È MIO POLLAIO ASSALTATO, MA PROMESSE TRADITE”

30 Marzo 2024 07:37

Regione - Cronaca

L’AQUILA  – “Il personale del Parco è venuto a fare un sopralluogo, e ha prelevato i peli dell’orso che ha assaltato il mio pollaio, anche per verificare se in zona ne gira più di uno, o se è lo stesso animale. Ma il punto non sono le mie povere dieci galline, tutte ammazzate e mangiate, né figuriamoci, il piccolo ristoro economico che mi spetterebbe, e non è nemmeno il fatto che oramai le patate le coltivo a beneficio dei tassi e cinghiali, ma che con il senno di poi il Parco regionale Sirente-Velino, istituito nel 1989 ha tradito le promesse, almeno nella nostra valle, non ha portato benessere e sviluppo, e in compenso tanti disagi”.

Lo sfogo ad Abruzzoweb è di Angelo Benedetti, ex sindaco civico di centrodestra di Fontecchio, in provincia dell’Aquila e nel Parco regionale Sirente Velino. E’ suo uno dei quattro pollai razziati dal plantigrado nella vallata nei giorni scorsi, immortalato da una telecamera di sorveglianza. Al suo fianco Primo Benedetti, anche lui fontecchiano doc, proprietario del bar del paese.

Angelo Benedetti mostra quel che resta, piume e lacerti di pelle, delle sue galline, di cui da pensionato si prendeva cura, assieme all’orto, sotto il convento di San Francesco. E al di là dei danni subiti, comunque limitati, ad Abruzzoweb intende esprimere tutto il suo disappunto più generale per i disagi causati dal sovrannumero di animali protetti, come cinghiali e cervi, oltre che per le incursioni degli orsi, che già in questa area si erano verificati l’anno scorso con una certa intensità. Contestando in primis anche il protocollo in uso dai Parchi, compreso il Sirente Velino, che invitano a non rendere note le località dove avvengono gli avvistamenti di animali selvatici.





“Io penso che i cittadini debbano essere invece informati su dove viene avvistato l’orso – afferma Angelo Benedetti -, per motivi di sicurezza. Si dice che l’orso marsicano non è aggressivo come quello del Trentino, certo, ma non lo si può dire in termini assoluti, si potrebbero creare casi limite, in cui l’animale incrociato in situazioni in cui non ci sono per lui vie di fuga, spaventato passi all’attacco. Dipende dal contesto, giusto dunque che gli organi di informazione, oltre che le autorità competenti, redano noti con le opportune verifiche e conferme, i luoghi nei centri abitati frequentati in quel momento dall’orso”.

Aggiunge dunque Angelo Benedetti: “oggi è una impresa titanica fare agricoltura, come si è fatto per secoli, e non venitemi a dire che bisogna recintare tutto, perché lo puoi fare per un orticello, non per ettari di terra, perché ha avrebbe costi non sostenibili, nell’ordine delle decine di migliaia di euro. O vogliamo parlare dei tartufi? Erano una nostra grande ricchezza, ora invece l’invasione dei cinghiali ha distrutto tutte le cave, non è rimasto quasi nulla, tutto arato e devastato”.

Concorda Primo Benedetti, “ci servirebbe una presenza più assidua delle guardie parco, occorre trovare un modo per prevenire le incursioni sempre più frequenti degli orsi in prossimità dei centri abitati, perché le persone, soprattutto gli anziani sono spaventate, e hanno il diritto di esserlo. E a maggior ragione le persone vanno tempestivamente informate. Poi il Parco, in termini più generali, deve contenere il numero di animali selvatici, oramai ci sono branchi di anche oltre cento cervi che girano indisturbati, che continuano a moltiplicarsi in assenza di predatori. E questo comporta danni enormi non solo alle poche attività agricole rimaste, ma anche all’ecosistema, si pensi al ciclo vegetale e al rinnovamento dei nostri boschi. La soluzione è riperimetrare il Parco, con il confine spostato oltre il fiume Aterno,  e consentire da questa parte la riapertura della caccia? Sì, a determinate condizioni e criteri, potrebbe essere questa la soluzione su cui ragionare, sicuramente intanto occorre rendere molto più efficaci gli abbattimenti selettivi”.





 

 

 

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