OSPEDALE CHIETI, COOPSERVICE SOTTO INCHIESTA, CAOS DOPO NO A PROJECT: STRUTTURA INSICURA 

ACCUSE PROCURA COSENZA A SOCIETA' PROPONENTE PROGETTO ALTERNATIVO A QUELLO, REVOCATO DA REGIONE ABRUZZO, DI MALTAURO E NOCIVELLI, CHE PREVEDE INTERVENTO NEI DUE CORPI RITENUTI INSICURI E VULNERABILI. TOPICA SALVINIANA BOCCHINO SU COSTI INTERVENTO. PREOCCUPAZIONE DIRIGENTI ASL TEATINA. FEBBO, "MAI APPOGGIATO COOPSERVICE"

di Filippo Tronca

30 Marzo 2021 09:50

CHIETI –  Regna la confusione e si moltiplicano i colpi di scena intorno al project financing per l’abbattimento e ricostruzione del nuovo ospedale di Chieti, insicuro sismicamente, e strutturalmente inadeguato, affossato dalla Regione Abruzzo in seguito alla revoca della pubblica utilità nella seduta di giunta del 25 gennaio, e su cui ora incombono ricorsi al Tar e contestuali richieste di risarcimenti milionari delle proponenti  Abp Nocivelli e Maltauro.

Resta ora la necessità in ogni caso di ristrutturare i corpi di fabbrica C ed F da una decina di anni ritenuti pericolanti e sgomberati nel 2016: ma non ci sono certezze sulle coperture e la effettiva convenienza rispetto ad un intervento privato, la cui opportunità è stata rilanciata più volte in tema di opere pubbliche, infrastrutture sanitarie comprese, anche dal premier Mario Draghi.

Per di più nella Asl di Chieti, assicurano fonti regionali, non ci sono direttive sul come muoversi, ed esponenti della Lega, come il consigliere regionale Sabrina Bocchino, dello stesso partito dell’assessore alla Salute, Nicolettà Verì, a mezzo stampa fornisce cifre difformi rispetto a quelle ufficiali sul costo del project più volte emerse ufficialmente e pubblicamente.

Per di più dalla Calabria arriva la notizia di un’inchiesta giudiziaria che ha coinvolto la Coopservice di Reggio Emilia, la stessa che assieme ad una cordata di aziende abruzzesi avrebbe presentato un project financing alternativo a quello di Maltauro e Nocivelli dal valore di 35 milioni di euro e che prevede l’intervento sulla struttura esistente, da potenziare e mettere in sicurezza con la realizzazione di sei torri dissipative. Lo stesso progetto non sarebbe stato neanche preso in considerazione dalla Asl nel dicembre 2017, presentato sempre dalla Coopservice, assieme Cmc di Ravenna (colosso in difficoltà finanziarie).

Non è chiaro a che punto sia l’iter della proposta ma potrebbe tornare d’attualità ora che la Regione ha deciso di cassare il project di Maltauro e Nocivelli, avviato nel lontano 2014, dopo che nel 2012 ben due perizie, una della Procura e l’altra come accertamento tecnico preventivo richiesto dall’azienda sanitaria al Tribunale di Chieti, entrambe a firma dell’ingegnere Enrico De Acetis, hanno attestato che i corpi C ed F erano a rischio crollo, perché realizzati con “calcestruzzo scadente” e che in ogni caso un ipotetico intervento di messa in sicurezza dei corpi C ed F, precisando però che in ogni caso era un intervento circoscritto, non avrebbero garantito “livelli di sicurezza congruenti per una struttura ospedaliera”. Molto prima un dossier un dossier del 2003 di Collabora Engineering (poi divenuta Collabora-Abruzzo Engineering), aveva inserito il nosocomio di Chieti tra quelli con preoccupanti criticità in caso di sisma, in un’area classificata a rischio di livello 2.

E vanno trovate in ogni modo le risorse, in una situazione finanziaria a dir poco complessa, per un intervento alternativo all’abbattimento e ricostruzione.

Ed oltre all’incertezza delle risorse, la Asl chietina non avrebbe ancora alcuna indicazione dall’esecutivo regionale sul come muoversi, e i dirigenti regionali sono preoccupati anche dal duro contezioso innescato dalle proponenti che hanno fatto ricorso al Tar ad inizio settembre scorso, chiedendo di dichiarare illegittima “la perdurante inerzia” della Regione Abruzzo e della Asl Lanciano-Vasto-Chieti, nell’indire la gara pubblica europea prevista dalla dichiarazione di pubblica utilità concessa nel luglio 2018 dal precedente esecutivo di centrosinistra guidato da Luciano D’Alfonso, con diritto di prelazione delle proponenti all’atto della gara di appalto comunitaria. Se questo non accadrà la richiesta dei ricorrenti è la nomina di un commissario ad acta.

I giudici amministrativi, nell’udienza del 27 gennaio, hanno rinviato il giudizio al 23 giugno prossimo per entrare nel merito della intricata questione.

A maggior ragione Nocivelli sta preparando un altro ricorso per impugnare, con contestuale richiesta di risarcimento danni milionario, la delibera di giunta del 25 gennaio scorso, arrivata appena due giorni prima dell’udienza del Tar, con cui è stata revocata la pubblica utilità. Delibera presentata fuori sacco all’ultimo momento dall’assessore alla Salute Nicoletta Verì, della Lega.

Delibera per la quale ha esultato l’ex assessore regionale e capogruppo di Forza Italia in Regione, Mauro Febbo, che da sempre ha osteggiato il project, considerandolo un buon affare solo per il privato e insostenibile per le casse pubbliche. Proprio Febbo ha perorato fin dall’inizio di questa vicenda la proposta alternativa, come spiegato dallo stesso capogruppo azzurro in Consiglio regionale, solo dal punto di vista progettuale e non come impresa. La proposta di Coopservice, che in Abruzzo tra le altre cose gestisce il servizio di vigilanza per la Asl chietina all’ospedale di Vasto.

Ad Abruzzoweb tiene dunque a precisare Febbo: “Non ho mai appoggiato progetti di Coopservice all’ospedale di Chieti che non conosco né come società né come proposta di soluzione, una impresa peraltro lontana dai miei principi politici. Sostengo un intervento sui soli due blocchi chiusi perché non sicuri sismicamente ma voglio sottolineare che non sono contro il project”.

Aggiunge invece di essere “contrario alla proposta di Nocivelli – Maltauro per l’eccessivo costo, la insostenibilità e la esternalizzazione di troppi servizi anche sanitari per le casse della Asl, oltre che per il fatto che è una opera che va al di là delle esigenze del territorio provinciale”.

Intanto in Calabria con l’accusa di presunta truffa aggravata ai danni dello Stato e frode in pubbliche forniture, a dicembre sono finiti agli arresti domiciliari quattro dirigenti della società che a Cosenza si occupa del servizio di pulizie.

L’inchiesta, iniziata nel 2018 dopo un’ispezione dei Nas, ha accertato che nell’ospedale ci sarebbero state gravissime carenze igieniche e di sicurezza, tanto da disporre il sequestro di sale operatorie e reparti. Questo sarebbe avvenuto poiché c’era una discrasia tra le ore di lavoro dichiarate dalla società indagata, e pagate dall’ospedale, e quelle in realtà effettuate.

Il tutto avrebbe garantito alla Coopervice un indebito arricchimento realizzato attraverso le condotte degli indagati finiti agli arresti domiciliari nei loro ruoli di referenti locali e dirigenti nazionali della società.

Per gli inquirenti, inoltre, i dati alterati sui turni erano favoriti dalla mancata attivazione di un software che, da contratto, la Coopservice avrebbe dovuto fornire all’azienda ospedaliera per la comunicazione delle ore e il relativo pagamento dei servizi. Ore di lavoro che, però, gli indagati avrebbero fatto comunque risultare. E l’ospedale avrebbe pagato senza alcun controllo e senza badare ai primari dei vari reparti che, in questi anni, si erano più volte lamentati di dover lavorare in luoghi sporchi e contestavano la qualità del servizio reso dalla Coopservice.

Come ha spiegato il procuratore Mario Spagnuolo ad essere scardinato “un meccanismo che erode l’erario pubblico e rende un pessimo servizio alla collettività: in sintesi qualcuno della società si alzava e proponeva di fatturare una cifra all’Azienda ospedaliera e qualcun altro ci metteva una firma sopra, senza alcun controllo”.

Tornando in Abruzzo a chiedere al direttore generale dell’azienda sanitaria chietina, Thomas Schael l’accelerazione degli elaborati tecnici la ristrutturazione del policlinico di Chieti è stata nei giorni scorsi la consigliera regionale Sabrina Bocchino, della Lega, stesso partito di Verì, che ha preso una autentica topica relativa ai costi e ai dati della operazione.

Bocchino assicura che il dipartimento regionale Sanità “ha comunicato formalmente alla Asl la possibilità di utilizzare, per la redazione dei progetti, i fondi già stanziati dalla Regione con una delibera del 2004 (che prevedeva una disponibilità di circa 14 milioni di euro) e utilizzati finora solo in minima parte dall’azienda.

Le disponibilità finanziarie dunque ci sono e vanno impiegate per finalizzare la procedura per la formulazione del nuovo accordo di programma con il Ministero, che renderà il policlinico di Chieti strutturalmente adeguato agli standard previsti e incardinato nella nuova programmazione sanitaria regionale”, attingendo dalle risorse pubbliche “a disposizione dell’Abruzzo per l’edilizia sanitaria ex articolo 20, che ammontano a 229 milioni di euro, oltre ad altri 94 di fondi aggiuntivi”.

Rivendica poi il merito del governo regionale di centrodestra di aver  sventato il project financing di D’Alfonso per la costruzione non solo dell’ospedale di Chieti, ma anche quelli di Lanciano e Vasto, “che avrebbero pesato per 60 milioni l’anno per 25 anni sui bilanci della Asl e non sulla spesa per investimenti, ma su quella corrente: vale a dire risorse sottratte all’assistenza sanitaria e a quella per il personale”.

Cifra ben diversa da quella che compare nei documenti ufficiali e ribadita ad Abruzzoweb dall’amministratore delegato della Nocivelli, Nicola Turra, la cui impresa opera in Abruzzo da ben dieci anni, curandosi del servizio di gestione, conduzione e mantenimento degli impianti meccanici, elettrici, elevatori, gas medicali, e manutenzione per conto della Asl negli ospedali di Lanciano, Vasto Ortona e soprattutto in quello di Chieti, in particolare nel reparto di cardiochirurgia.

Carte alla mano, Turra evidenzia che con il project la realizzazione dell’intero ospedale avrà una spesa di 118 milioni di euro, con un costo medio di realizzazione al metro quadro pari a 1.500 euro, di gran lunga inferiore rispetto agli attuali costi standard per la realizzazione di nuovi presidi ospedaliero” e che soprattutto “l’investimento sarebbe ripagato dalla Regione “mediante versamento di un canone annuale pari a poco più di 12 milioni annui che saranno versati solo successivamente al collaudo dell’opera, ossia solo allorquando il bene sarà fruibile dall’utenza, garantendo perciò costi e tempi di realizzazione certi”.

Gli introiti a vantaggio del privato con la gestione dei servizi, poi, avrebbero un costo inferiore all’attuale spesa corrente sostenuta dall’Asl Chieti. “Trattasi quindi non di una spesa ulteriore, come erroneamente dichiarato, ma di una spesa sostitutiva di quella attuale”.

In ogni caso il “costo del nuovo presidio Ospedaliero è comunque ampiamente inferiore a quanto dovrebbe sostenere l’Asl per l’adeguamento di tutto il presidio alla normativa antisismica e antincendio e, comunque, come già detto, questa tipologia di intervento non sarebbe comunque risolutiva delle problematiche esistenti”.

Dati contestati nella loro veridicità da Febbo che secondo gli imprenditori in questione non hai mai esibito i documenti.

E mentre in Abruzzo si cancella il project financing, il neo premier Mario Draghi nel suo discorso di insediamento ha ribadito che il “settore privato deve essere invitato a partecipare alla realizzazione degli investimenti pubblici apportando più che finanza, competenza, efficienza e innovazione per accelerare la realizzazione dei progetti nel rispetto dei costi previsti”.

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