“OSPEDALE CHIETI INSICURO, PROJECT SOLUZIONE”: PARLA NOCIVELLI, “DETTE FALSITA’, E’ CONVENIENTE”

COLOSSO BRESCIANO ROMPE SILENZIO DOPO REVOCA PUBBLICA UTILITA' A PROGETTO DI FINANZA DA PARTE DELLA GIUNTA REGIONALE E CONTENZIOSO DAVANTI AL TAR. AD TURRA BOCCIA INTERVENTO SU SOLI CORPI C ED F: "NON SANA CRITICITA’ SISMICHE E ANTINCENDIO INTERO COMPLESSO, OPPORTUNITA’ PER ABRUZZO. APERTI DIALOGO MA FAREMO VALERE NOSTRE RAGIONI IN OGNI SEDE"

8 Febbraio 2021 07:53

CHIETI – “Con l’ultima delibera, la numero 33 del 25 gennaio 2021, la Giunta Regionale dà mandato alla Asl provinciale affinché indichi una procedura per la ristrutturazione dei due corpi dell’ospedale Santissima Annunziata di Chieti sgomberati dal 2016 per la presenza di quello che è stato definito dalle cronache giornalistiche cemento impoverito, per una spesa pubblica di circa 40 milioni di euro: l’intervento, però, non risolverebbe le problematiche del presidio ospedaliero, in quanto sia le criticità sismiche del resto dei corpi di fabbrica che l’adeguamento normativo antincendio e sismico non verrebbero sanate. Anzi sarebbero necessari ulteriori investimenti per mettere a norma l’intera struttura con conseguente ulteriore esborso di danaro pubblico. Pertanto, la soluzione prospettata dalla Regione non è risolutiva”.

Dopo aver tenuto la bocca cucita fin dalla presentazione della proposta di project financing datata 2014, l’amministratore delegato della Abp Nocivelli Spa, Nicola Turra, rompe il silenzio con una indicazione tecnica sulla soluzione che la Regione Abruzzo ha individuato in seguito alla revoca della pubblica utilità relativa al progetto di finanza presentato dall’associazione temporanea di impresa (Ati) che vede in campo oltre alla sua impresa anche l’Icm del gruppo veneto Maltauro.

Abp Nocivelli, colosso nel settore della gestione di servizi ed Infrastrutture sanitarie con sede a Castegnato, in provincia di Brescia, opera in Abruzzo da ben dieci anni, curandosi del servizio di gestione, conduzione e mantenimento degli impianti meccanici, elettrici, elevatori, gas medicali, e manutenzione per conto della Asl negli ospedali di Lanciano, Vasto Ortona e soprattutto in quello di Chieti, in particolare nel reparto di cardiochirurgia.

Nell’ultimo anno segnato dalla pandemia del covid 19 ha realizzato numerosi interventi di adeguamento nei nosocomi provinciali, a cominciare, in collaborazione con altre imprese, dal nuovo reparto di terapia intensiva di circa 750 metri quadri nell’undicesimo livello del corpo M dell’ospedale di Chieti, con 18 posti letto a regime, 11 dei quali già pronti.

Proprio giovedì scorso il reparto è stato inaugurato dall’assessore alla Salute Nicoletta Verì, e dal direttore generale della Asl provinciale chietina, Thomas Schael, al fianco dei responsabili della Nocivelli e delle altre imprese che hanno realizzato l’intervento. Il presidente della Regione Abruzzo, Marco Marsilio, di Fratelli d’Italia, non ha partecipato essendo in quarantena fiduciaria, dopo che è risultato positivo al coronavirus il giornalista Fabio Capolla, suo responsabile della comunicazione, ed anche uno dei suoi autisti.

Alla luce dell’importanza strategica per l’Abruzzo per la sua impresa, e dell’esperienza e cognizione di causa maturata sul campo, l’imprenditore a maggior ragione boccia di fatto l’efficacia e l’opportunità dell’intervento da 40 milioni di euro circoscritta ai soli due corpi di fabbrica compromessi, il C ed F, sgomberati nel 2016.

Intervento ritenuto del tutto inadeguato per sanare una situazione emersa ufficialmente nel 2012 quando ben due perizie, una della Procura e l’altra come accertamento tecnico preventivo richiesto dall’azienda sanitaria al Tribunale di Chieti, entrambe a firma dell’ingegnere Enrico De Acetis, hanno attestato che i corpi C ed F erano a rischio crollo, perché realizzati con “calcestruzzo scadente”, tanto da non garantire “livelli di sicurezza minimi” e “l’incolumità delle persone”. La perizia ha calcolato in 37 milioni di euro un ipotetico intervento di messa in sicurezza dei corpi C ed F, precisando però che “in ogni caso non potranno mai raggiungere livelli di sicurezza congruenti per una struttura ospedaliera”.

Suggerendo anche l’evidenza che “per gli edifici strategici devono obbligatoriamente riguardare tutti gli elementi strutturali nel loro insieme e soprattutto tener conto della risposta globale degli edifici ad un evento sismico”. Ovvero non basta intervenire sui corpi C ed F.

Avvisaglie già presenti in due documenti ancora antecedenti: una indagine tecnica della società di ingegneria Stin di Roma, incaricata dalla Regione Abruzzo, per la quale “al di là delle carenze ai fini della normativa antisismica si evidenziavano carichi elevati, a fronte di resistenza del calcestruzzo non adeguata” e i due corpi “risultano non conformi ai requisiti di sicurezza previsti in relazione ai carichi verticali e quindi tali da richiedere interventi urgenti”. Tanto che la Asl di Chieti aveva avviato tutte le procedure volte ad ottenere, da parte della Regione Abruzzo, i finanziamenti per la messa in sicurezza.

C’è poi un dossier del 2003, che la Regione aveva commissionato a Collabora Engineering (poi divenuta Collabora-Abruzzo Engineering), dal costo di 5 milioni di euro, per valutare il grado di rischio sismico di migliaia di edifici strategici abruzzesi. Anche il nosocomio di Chieti è stato inserito tra quelli con preoccupanti criticità, sotto la soglia di sicurezza. Studio diventato atto di accusa dopo il terremoto dell’Aquila del 2009.

Ed è proprio alla luce di queste criticità strutturali, congiuntamente alla necessità di potenziare e rendere più funzionale un ospedale strategico per tutto l’Abruzzo, che è maturata l’idea di ricorrere al project financing, per l’abbattimento e ricostruzione dell’intero complesso, ricorrendo alla partnership dei privati, in assenza di sufficienti risorse per un intervento interamente pubblico. Strada intrapresa nel 2013, con il presidente della Regione di centrodestra, Gianni Chiodi, di Forza Italia e con il direttore generale della Asl teatina, Francesco Zavattaro, poi convintamente sposato dalla regione di centrosinistra guidata da Luciano D’Alfonso, ora senatore del Partito democratico.

Nella intervista ad Abruzzoweb Turra parla per fare chiarezza “dopo aver assistito in silenzio e alla strumentalizzazione politica e alla false informazioni nei confronti della nostra proposta che non ha colore politico”, e dopo aver avviato, nei mesi scorsi, un contenzioso con la Regione con il ricorso al Tar, nel settembre scorso, in cui si chiede di dichiarare illegittima “la perdurante inerzia” della Regione Abruzzo e della Asl Lanciano-Vasto-Chieti, nell’indire la gara pubblica europea per la realizzazione del project financing per l’abbattimento e ricostruzione dell’ospedale, per il quale le due società hanno ottenuto la dichiarazione di pubblica utilità nel luglio 2018 dal precedente esecutivo D’Alfonso, senza che però abbia fatto seguito la gara europea, con diritto di prelazione delle proponenti.

I giudici amministrativi, nell’udienza del 27 gennaio, hanno rinviato il giudizio al 23 giugno prossimo per entrare nel merito della intricata questione.

A maggior ragione Nocivelli sta preparando un altro ricorso per impugnare, con contestuale richiesta di risarcimento danni milionario, la delibera di giunta del 25 gennaio scorso, arrivata appena due giorni prima dell’udienza del Tar, con cui è stata revocata la pubblica utilità. Delibera presentata fuori sacco all’ultimo momento dall’assessore alla Salute Verì, della Lega.

L’ad annuncia anche che l’Ati non si arrende e persegue ogni azione nella considerazione che il progetto è importante anche per l’Abruzzo, terra che conosce molto bene e alla quale tiene frequentandola da dieci anni sempre attento all’economia regionale assumendo personale e facendo acquisti sul territorio abruzzese.

“Pur coltivando ancora la speranza che ancora si possa comprendere il grandissimo vantaggio che l’Intervento rappresenta, continueremo a far valere le nostre ragioni in tutte le opportune sedi, ferma restando la disponibilità ad ogni interlocuzione”, spiega Turra.

In sostanza, lascia la porta aperta alla mediazione, ma difendendo a spada tratta il progetto e rigettando con fermezza le accuse di costi milionari e speculativi.

Nel suo intervento, l’ad non fa mai i nomi di quanti si sono dichiarati contrari al progetto di finanza, in testa l’ex assessore regionale e ora capogruppo di Forza Italia, Mauro Febbo, chietino, ed anche sul fronte politico opposto, del capogruppo del Movimento 5 stelle, Sara Marcozzi, anche lei chietina.

E non fa neppure il nome del presidente Marsilio e dell’assessore regionale Verì, promotrice della revoca della pubblica utilità prima dell’udienza del Tar, al fine di rimuovere l’accusa di “inerzia”, con una strategia individuata insieme al direttore del dipartimento Sanità, Claudio D’Amario, e al dirigente a capo dell’Avvocatura regionale, Stefania Valeri, che aveva fatto parte dello staff di D’Alfonso. Proprio quel gruppo che nel 2018 ha tolto alla Asl la pratica avocandola alla Regione ed arrivando al riconoscimento di pubblica utilità.

“Dopo tanti anni di silenzio – spiega ancora Turra – ci sentiamo in dovere di fare chiarezza su alcune questioni che sono state oggetto di dichiarazioni false e tendenziose atte solo a screditare un progetto che non veste alcun colore politico, ma che ha solo lo scopo di sanare le pessime condizioni in cui versa il Presidio Ospedaliero Santissima Annunziata di Chieti. Sottolineiamo che dal 2014, anno in cui è stata presentata la prima versione della proposta per ‘l’affidamento in regime di finanza di progetto della concessione relativa alla progettazione definitiva ed esecutiva, alla esecuzione dei lavori di costruzione, demolizione e ristrutturazione dell’ospedale clinicizzato ‘SS. Annunziata’ di Chieti ed alla gestione di alcuni servizi non sanitari e commerciali’, Abp Nocivelli non ha mai rilasciato interviste, né dichiarazioni pubbliche. Abbiamo assistito, in silenzio, alla strumentalizzazione politica della proposta. Ora, tuttavia, ci sentiamo in dovere di fare chiarezza su alcune questioni che sono state oggetto di dichiarazioni false e tendenziose atte solo a screditare un progetto che non veste alcun colore politico, ma che ha solo lo scopo di sanare le pessime condizioni in cui versa il Presidio Ospedaliero SS. Annunziata di Chieti”.

Turra ricorda che “Abp Nocivelli svolge la propria attività nel territorio abruzzese da ormai oltre dieci anni e si occupa dei servizi di gestione e manutenzione dei presidi ospedalieri di Vasto Lanciato Chieti, ha assunto personale locale ed ha offerto lavoro alle ditte del territorio”.

“Proprio grazie a questa attività, – continua – a seguito degli accertamenti effettuati, non solo dalle amministrazioni ma anche della autorità competenti sul polo ospedaliero di Chieti dai quali è emersa la totale inadeguatezza del compendio immobiliare sia sotto il profilo della normativa antisismica che della prevenzione incendi, Abp Nocivelli ha elaborato, in Rti con l’impresa Icm, la proposta per la realizzazione del nuovo ospedale. Nell’ambito della propria esperienza, la società aveva infatti verificato che l’eventuale ristrutturazione del presidio esistente non avrebbe mai consentito di sanare definitivamente lo stato di precarietà della struttura e di eliminare tutti i vizi di staticità e di inadeguatezza del presidio. Peraltro, un intervento siffatto, parziale e di mera ristrutturazione, oltre ad avere costi maggiori per l’Amministrazione rispetto ad una nuova costruzione, avrebbe provocato l’interruzione delle attività sanitarie. Alla luce di tali motivazioni, la società ha optato per una proposta che prevedesse la realizzazione di una nuova struttura in adiacenza a quella vecchia”.

Rilievi all’azione dei dirigenti e della politica abruzzese vengono comunque espressi in merito al mancato approfondimento delle carte: “Nell’ambito di questa bagarre politica, nessuno degli interlocutori è mai entrato nel merito tecnico economico della proposta. Ne sono la riprova le continue dichiarazioni che si susseguono dal contenuto tutt’altro che veritiero. Sarebbe sufficiente esaminare i dati della proposta per comprendere quanto la stessa sia vantaggiosa sia sotto il profilo tecnico che economico”.

Turra entra nel merito del project financing: “La nostra proposta prevede la realizzazione dell’intero nuovo compendio ospedaliero con una spesa di 118 milioni di euro, con un costo medio di realizzazione al metro quadro pari a 1.500 euro, di gran lunga inferiore rispetto agli attuali costi standard per la realizzazione di nuovi presidi ospedaliero. L’intervento prevede la costruzione dell’intero nuovo presidio ospedaliero pienamente conforme alla normativa antisismica e antincendio. I tempi di realizzazione sono stabiliti in cinque anni, senza interruzione dell’attività sanitaria e quindi salvaguardando il servizio pubblico offerto al cittadino poiché il nuovo presidio sarà edificato in adiacenza al vecchio presidio evitando così interferenze al normale svolgimento delle attività ospedaliere”.

L’imprenditore fa il punto anche sui costi per la pubblica amministrazione, “tanto oggetto di contestazione”.

“L’investimento sarebbe ripagato mediante versamento di un canone annuale pari a poco più di 12 milioni annui che saranno versati solo successivamente al collaudo dell’opera, ossia solo allorquando il bene sarà fruibile dall’utenza, garantendo perciò costi e tempi di realizzazione certi senza incorrere nella solita inerzia dell’amministrazione con dilatazione dei tempi per la progettazione e l’indizione delle gare pubbliche necessarie e con conseguente aumento incontrollato dei costi e di un canone per i servizi energetici e di facility management il cui ammontare è inferiore all’attuale spesa corrente sostenuta dall’ASL Chieti per la prestazione dei medesimi servizi. Trattasi quindi non di una spesa ulteriore, come erroneamente dichiarato, ma di una spesa sostitutiva di quella attuale”.

“Come già dimostrato – spiega ancora Turra – nel corso delle interlocuzioni tecniche anche con Regione e Asl, il maggior costo dell’intervento per la realizzazione de nuovo presidio Ospedaliero è comunque ampiamente inferiore a quanto dovrebbe sostenere l’Asl per l’adeguamento di tutto il presidio alla normativa antisismica e antincendio e, comunque, come già detto, questa tipologia di intervento non sarebbe comunque risolutiva delle problematiche esistenti. Inoltre, la scelta di realizzare il presidio in adiacenza all’esistente consente di continuare a svolgere le attività sanitarie, possibilità che una ristrutturazione non permetterebbe. Tanto basta a comprendere la bontà dell’iniziativa. Peraltro, abbiamo sempre creduto che tale iniziativa possa essere una grande opportunità per il territorio poiché potrebbe attrarre nuovi investitori e offrire lavoro – conclude l’imprenditore bresciano profondo conoscitore della materia. (b.s. – f.t. )

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