DENUNCE DI FUMO IN BLOCCO OPERATORIO E RIUTILIZZO MATERIALE MONOUSO,
LETTERA AL MANAGER TORDERA, ''SI E' CREATO CLIMA DI TENSIONE E SOSPETTO'

OSPEDALE L’AQUILA: I CHIRURGHI, ”CACCIARE LA GOLA PROFONDA DELLE SALE OPERATORIE”

2 Novembre 2017 19:41

L’AQUILA – Allontanamento immediato della dipendente “gola profonda” che ha denunciato, con una serie di dossier svelati da AbruzzoWeb, alcuni problemi del blocco operatorio dell’ospedale “San Salvatore” dell’Aquila, ovvero il cuore pulsante della struttura e con questo ha creato, secondo i chirurghi, un clima di tensione e sospetto.

A chiederlo, in una lettera indirizzata lo scorso 25 ottobre al direttore generale dell’azienda sanitaria provinciale, Rinaldo Tordera, sono 11 chirurghi del presidio ospedaliero, nomi importanti della sanità aquilana e regionale.

Una vera e propria controffensiva alle accuse messe nero su bianco da Rossella Nardecchia, come la cattiva e pericolosa abitudine di fumare nel blocco operatorio, peraltro documentata dall’accusatrice negli esposti di maggio e giugno e confermata un paio di mesi dopo anche dalla caposala, Antonella Liberatore.

Tra gli altri rilievi contestati, questi invece negati o chiariti dalla caposala, stupefacenti per uso terapeutico mancanti al conteggio, vie di fuga ostruite da apparecchiature, riutilizzo di strumenti monouso e indennità non dovute.

Tutto questo mentre i carabinieri dei Nas hanno smentito altre irregolarità in una visita ispettiva programmata successiva a tutti questi esposti.

Una cortina di silenzio è scesa sull’ospedale, rotta solo dagli articoli di questo giornale. E dopo qualche settimana di riunioni e conciliaboli, i medici hanno deciso di uscire allo scoperto, prendendosela solo con la dipendente accusatrice della prima ora, e difendendo a spada tratta l’eccellenza del blocco operatorio che garantisce anche mobilità attiva, ovvero pazienti da altre asl provinciali e regionali e quindi quattrini dal sistema nazionale.

Un’accusa precisa di avvelenamento dei pozzi rivolta alla “gola profonda”, mentre la Asl continua a tacere nei suoi massimi vertici, a partire dallo stesso manager.

Il Comune capoluogo ha invece preso posizione con il sindaco, Pierluigi Biondi, stupefatto dalle accuse, e con il vice, Guido Liris, medico ospedaliero in aspettativa, che ha prima difeso la situazione sulla scorta del verdetto dei Nas e poi ha annunciato pugno duro e controlli più stringenti sulle anomalie.





Quanto ai sindacati, la Cisl ha chiesto chiarezza e verifiche mentre gli altri hanno difeso a spada tratta il blocco operatorio.

In questa situazione incandescente, dopo la richiesta dei chirurghi ora spunta anche il rischio di contenzioso: secondo quanto appreso, se Tordera disponesse la cacciata, potrebbe scattare una denuncia al giudice del lavoro e un esposto penale con l’accusa di atti persecutori.

I firmatari sono Gianfranco Amicucci (Chirurgia generale), Alberto Bafile (Senologia), Gaspare Carta (Ostetricia e ginecologia), Tommaso Cutilli (Maxillo facciale), Luigi Di Clemente (Urologia), Gian Piero Di Marco (Otorinolaringoiatria), Filippo Fiori (Ortopedia), Renato Galzio (Neurochirurgia, coordinatore delle sale operatorie, peraltro in uscita dall’Aquila per lavorare a Pavia), Franco Pisani (Centro regionale trapianti), Marco Ventura (Chirurgia vascolare) e Roberto Vicentini (Chirurgia epato-bilio-pancreatica).

Gli 11 professionisti ritengono che il valore del blocco operatorio del San Salvatore “non possa essere scalfito impunemente né che sia possibile tollerare il comportamento diffamatorio e intimidatorio della denunciante” che, per loro, non è “coerente con il concetto di gruppo, di team e di equipe, assolutamente indispensabile per il buon funzionamento di una struttura così complessa”.

Le denunce hanno a loro dire “un effetto pericolosamente destabilizzante” e “lesivo dell’immagine dell’azienda nonché della dignità e della professionalità degli operatori” e i vari esposti hanno “contribuito a creare un clima di tensione e di sospetto che rischia di ostacolare il sereno svolgimento delle attività”.

Di qui la richiesta lapidaria al manager: “allontamento immediato della dipendente”.

In premessa, i chirurghi affermano di essere “profondamente amareggiati e indignati per le modalità di quanto segnalato” su una struttura operatoria “tra le migliori in campo nazionale” e che, rivendicano, assicura ai cittadini “livelli assistenziali particolarmente elevati, tanto da registrare una mobilità attiva mediamente superiore al 30%”.

Viene anche fatto notare che le prestazioni chirurgiche sono garantite da personale “di sala operatoria e di supporto di altissimo livello, strumentisti, infermieri, operatori sanitari, tecnici eccetera” che svolgono “h24 un’intensa attività” caratterizzata da “particolare complessità gestionale e organizzativa da parte sia del responsabile che della coordinatrice”, per di più con l’uso di “elevata e avanzata tecnologia”. Alberto Orsini e Berardino Santilli

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