OSPEDALE L’AQUILA: “NEUROPSICHIATRIA INFANTILE ORMAI AL COLLASSO”, IL GRIDO D’ALLARME DEL NURSIND

23 Febbraio 2021 10:13

L’AQUILA – “La Neuropsichiatria Infantile dell’ospedale ‘San Salvatore’ dell’Aquila è ormai al collasso”.

È il grido d’allarme lanciato dall’infermiere e sindacalista del Nursind Milhem Chaled, in una situazione ancora molto difficile per la sanità in Abruzzo causa gestione dell’emergenza Covid-19.

Chaled parla chiaramente di “assenza di una vera tutela per i più piccoli e le loro famiglie”.
“Non basta la pandemia a colpire duramente la funzione sociale e le abitudini dei più giovani, ma all’Aquila, all’ospedale regionale, il reparto di riferimento per i più fragili, ossia quello della Neuropsichiatria Infantile, è ormai al collasso. E ci sono pure delle figure professionali lasciate in disparte”.

“Negli anni novanta – spiega Chaled – la Neuropsichiatria infantile era un reparto di eccellenza, situato a Collemaggio, aveva spazi e professionisti a volontà, purtroppo negli anni non ha avuto la giusta attenzione. I professionisti trasferiti o andati in pensione non sono mai stati sostituiti, non è mai stato fatto l’inserimento di professionisti presenti nei medesimi reparti delle altre province. I pochi dipendenti, i tirocinanti e collaboratori esterni fanno il possibile per dare le dovute prestazioni ai più fragili, ma con grande impegno e fatica vista la grande carenza del personale”.

L’infermiere ed esponente sindacale snocciola alcuni numeri: “Il totale delle prestazioni ambulatoriali nel 2018 è stato 2.123, mentre nel 2020 il totale delle prestazioni ambulatoriali è sceso in modo evidente a 1.335. Per fare un paragone, nella Asl di Pescara, in Neuropsichiatria infantile sono assunti regolarmente sei neuropsichiatri infantili, quattro psicologi, due assistenti sociali, cinque infermieri, tre logopedisti e quattro tecnici della riabilitazione psichiatrica. Proprio quest’ultimo, figura ormai consolidata in quasi tutti i dipartimenti di Salute Mentale, all’Aquila, sede del primo corso di laurea di questa categoria e culla della cultura storica della Psichiatria, trova vita difficile. Nel reparto di Neuropsichiatria Infantile, infatti, non è mai entrata tale professionalità. E, purtroppo, sia l’Università sia la Asl non stanno prendendo posizione”.

“Durante la pandemia le necessità delle famiglie con bambini fragili sono aumentate in maniera esponenziale, mentre le risorse del reparto sono diminuite, lasciando i più piccoli privi della necessaria assistenza. Ci sono delle figure Professionali che vanno sostituite e reintegrate, negli anni i dirigenti ne hanno fatto richiesta ma invano. Ci chiediamo come sia possibile continuare a vedere il crollo di una sanità proprio in questo momento dove la Salute Mentale e il bisogno di supporto sono fondamentali! Com’è possibile che nessuno possa porre riparo ad una situazione così disastrosa ormai sotto gli occhi di tutti?. Ci auguriamo che qualcuno inizi ad aiutare il personale nel proprio lavoro, fornendo maggiori risorse, per il bene della salute di tutti”, conclude Chaled.

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