LO SFOGO DI UN INFERMIERE AD ABRUZZOWEB, "DOPO OLTRE DUE ANNI DI EMERGENZA COVID-19, LE PROMESSE DI INVERTIRE LA ROTTA NON SONO STATE MANTENUTE". "MANCANO PERSONALE E POSTI LETTO, TANTI REPARTI E' COME SE FOSSERO CHIUSI", "L'OBIETTIVO E' PRIVATIZZARE TUTTO, MA QUALCUNO NON RIESCE ANCORA AD AMMETTERLO"

“OSPEDALI AL COLLASSO PERCHE’ SENZA SOLDI”, INFERMIERE DENUNCIA: “PIU’ FACILE DARE COLPA AI NO VAX”

6 Luglio 2022 07:54

Regione - Abruzzo, Sanità

L’AQUILA – “Chi continua a dare la colpa ai non vaccinati, o all’aumento dei casi di Covid-19, per gli ospedali nuovamente al collasso, lo fa per nascondere, senza riuscirci, la verità: la sanità pubblica italiana, abruzzese compresa, deve essere smantellata una volta per tutte per favorire quella privata, ma ‘qualcuno’ non lo vuole ammettere”.

È uno dei passaggi dell’amaro sfogo rilasciato ad AbruzzoWeb da un infermiere, che preferisce restare anonimo per evitare ritorsioni, che lavora in quella sanità pubblica abruzzese sempre più nel caos, “tra reparti chiusi o che rischiano la chiusura per carenza di personale e di posti letto per cui gli aumenti dei contagi da Covid-19 si rivelano letali, pazienti lasciati per giorni sulle barelle in pronto soccorso, liste d’attesa infinite, macchinari rotti, mancanza di farmaci, medicina di territorio agonizzante” e un orizzonte a dir poco a tinte fosche nonostante le promesse di “invertire la rotta” rispetto a decenni di tagli lineari – solo tra il 2010 e il 2019 fra tagli e minori entrate, il saldo negativo è di 37 miliardi – che non solo in Abruzzo hanno di fatto strangolato il sistema sanitario.

“Da quando è scoppiato il Covid-19 – afferma l’infermiere a questo giornale – sono state fatte tante promesse per invertire una rotta intrapresa da decenni che ha portato anche nella nostra regione tagli, tagli e ancora tagli, costringendo gli ospedali rimasti aperti e la medicina di territorio a soffrire terribilmente ben prima di questa emergenza”.

“Il Covid-19 – prosegue l’infermiere – ha mostrato, è stato detto e scritto mille volte, in quali condizioni ci siamo ridotti. E mille volte è stato detto e scritto che certi errori non si sarebbero ripetuti mai più. Invece, è successo che in questi oltre due anni in cui il personale medico e sanitario è rimasto in prima linea nella battaglia anche contro questo Coronavirus, gli investimenti necessari a rimettere in piedi la sanità pubblica italiana, a parte qualche eccezione che però conferma la regola, non sono arrivati”.

“È stata tirata fuori una montagna di soldi, per carità, giustamente, per i vaccini, salvo poi scoprire che in ospedale finisce e muore anche chi ha tre dosi, mentre sui media medici, giornalisti e opinionisti davano la colpa delle terapie intensive piene ai non vaccinati, un modo assolutamente maldestro e ridicolo, oltre che bugiardo, di mettere la polvere sotto il tappeto per evitare di ammettere che gli ospedali collassavano, collassano e continuano a collassare perché c’è una carenza drammatica di personale e di posti letto per far fronte ad una qualsiasi emergenza, anche molto meno pesante di quella del Covid-19, e perché la medicina territoriale continua ad essere in stato di abbandono. Perché l’obiettivo finale a livello nazionale è privatizzare la sanità, anche se c’è chi si ostina a non volerlo ammettere”, dice ancora.

“Tanti reparti – continua l’infermiere – è come se fossero chiusi, non potendo garantire cure adeguate se non a pochissime persone, mentre le liste d’attesa hanno tempistiche ormai oscene, motivo per cui, chi può, si rivolge direttamente alle strutture private; i medici, noi infermieri, così come gli operatori socio-sanitari, veniamo spremuti fino all’osso con la conseguenza che c’è chi, anche con una situazione contrattuale precaria, finisce per esaurirsi e va incontro a serie problematiche psicofisiche”.

“Agli ‘angeli in corsia’, d’altra parte, non occorrono turni di riposo, né condizioni di lavoro migliori. È grazie a questa retorica che il governo di Roma e le Regioni, salvo rarissimi casi, hanno continuato a fregarsene della realtà e a non investire risorse pubbliche, affidandosi al massimo a frasette di circostanza sul Pnrr come se fosse uno strumento ‘divino’ come gli ‘angeli in corsia'”, conclude. (red.)

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