OSSERVATORIO RICOSTRUZIONE 2016: FILLEA CGIL, “SUBITO PROTOCOLLI LEGALITÀ E PIATTAFORME PER MONITORARE MANODOPERA E MACERIE DA RIUTILIZZARE”

26 Ottobre 2020 17:54

TERAMO – “Era fondamentale introdurre una nuova normativa, nel segno della semplificazione e un cambio di paradigma per sbloccare una ricostruzione da quattro anni al palo, come confermano i numeri del nostro rapporto annuale: ora però è fondamentale, e ben venga l’impegno di Legnini, di rispondere alle istanze poste con forza da Fillea e Legambiente sul fronte della legalità, sicurezza e sostenibilità, con protocolli da sottoscrivere con i dieci Prefetti, e implementazione di due piattaforme per tracciare la manodopera impiegata nei cantieri edili della ricostruzione e per fare altrettanto per le macerie che vanno assolutamente riciclate generando così un’altra attività economica”.

Ad affermarlo è Silvio Amicucci, segretario generale Fillea Cgil Abruzzo Molise, che ha moderato questa mattina il convegno di presentazione, in modalità streaming, del terzo Rapporto dell’Osservatorio Nazionale Sisma di Fillea e Legambiente (www.osservatoriosisma.it).

A partecipare Giovanni Legnini, commissario del Governo Sisma 2016, Carmine Valente, direttore Struttura missione antimafia Sisma 2016, Alessandro Genovesi, segretario generale Fillea Cgil, Stefano Ciafani, presidente nazionale Legambiente, Gianguido D’Alberto, sindaco di Teramo e presidente Anci Abruzzo, Graziano Gorla, segretario nazionale Fillea Cgil, Leopoldo Freyrie, componente del Comitato scientifico di Legambiente e Maria Maranò, della segreteria nazionale di Legambiente.

Nella fotografia scattata dal Rapporto risulta che sul fronte della ricostruzione privata al 30 giugno 2020 su quasi 80mila potenziali richieste, poco meno di 14mila sono le domande presentate, oltre la metà ancora in lavorazione e solo il 17% sono le effettive richieste di contributo.

Per quanto riguarda i contributi concessi ed erogati, al 31 agosto 2020 il totale è di quasi 205 milioni di euro per la ricostruzione pubblica, mentre per la ricostruzione privata oltre 606 milioni di euro totali.
Sul fronte macerie pubbliche, sono state rimosse 2,4 milioni di tonnellate pari all’88% delle circa 2,7 milioni di tonnellate stimate inizialmente. Nonostante sia confermato che il 97-98% delle macerie è costituito da inerti riciclabili e utilizzabili, poco più di 200mila tonnellate di inerti lavorati e resi disponibili per il riutilizzo.

Per quanto riguarda il lavoro: al 31 dicembre 2019 sono poco meno di 5.500 i lavoratori edili, per il 34% stranieri, dipendenti delle 822 imprese registrate e presenti nei cantieri della ricostruzione (in media poco più di 6 dipendenti per impresa). Anomala è, si sottolinea nel rapporto, la percentuale di operai super specializzati “di poco inferiore alla media nazionale mentre, per il tipo di complessità delle opere, sarebbe dovuta essere superiore”.

“Anomala” è anche la massa salariale, in totale 22 milioni, per una media inferiore a quella nazionale. Per quanto riguarda poi il lavoro autonomo, impossibile indicare un numero di lavoratori perché non è obbligatoria la registrazione in cassa edile.

Resta alto si legge ancora nel rapporto “il rischio che nei cantieri della ricostruzione siano presenti fenomeni di irregolarità diffusa: lavoro grigio e nero, contratti diversi da quelli dell’edilizia, falsi lavoratori a partita Iva, distacchi irregolari di lavoratori ovvero intermediazione illecita di manodopera”.

Per quanto riguarda la sicurezza su quasi 1.800 visite dei Comitati paritetici territoriali (Cpt), la percentuale di cantieri con inadempienze gravissime è superiore a quella nazionale. In particolare, allarma il dato delle inadempienze gravi in materia di protezione dell’area di lavoro (ad esempio ponteggi inadeguati, mancanza di protezioni sulle lavorazioni in copertura, cavi scoperti, ecc.).

Davanti a questo scenario Legnini ha ricordato che da quando a febbraio si è insediato, la struttura commissariale “ha agito in profondità cambiando radicalmente il volto degli strumenti normativi della ricostruzione che fino ad ora hanno portato agli esiti che il rapporto ha fotografato, sconfortanti sotto molti punti di vista. Ma se la semplificazione normativa comportasse un’attenuazione dei presidi di legalità io non l’avrei mai consentita, tra le regole semplici e i presidi di legalità può e deve esserci in equilibrio”.

Dopo aver illustrato gli strumenti che già consentono di contrastare illegalità nel processo di ricostruzione, il commissario ha dunque detto che “allo studio è uno schema di protocollo di legalità da stipulare in ciascuna delle dieci prefetture interessate, attivando i tavoli in ciascun territorio. Lavoreremo poi ad una piattaforma ben strutturata dove dovranno confluire i dati provenienti dai cantieri, in termini di presenze giornaliere e delle attività”.

Per quanto riguarda le macerie, “è importante, e ci stiamo lavorando, favorire e consolidare una filiera del riciclo e la nostra intenzione è quella di adottare anche nel cratere 2016 il sistema di tracciamento e controllo dei flussi che è stato efficacemente adottato a L’Aquila. Stiamo già dialogando per acquisire la relativa piattaforma”.

Buone notizie, quelle dare da Legnini, per il segretario nazionale Fillea Genovesi.

“Dal rapporto emerge che nei cantieri della ricostruzione il lavoro è meno qualificato e pagato, e poco sicuro. A ciò va aggiunto la questione del pericolo sempre più minaccioso delle infiltrazioni mafiose e le difficoltà legate all’esplosione della pandemia che ha avuto un forte impatto sulla ricostruzione delle aree terremotate. Il commissario si è assunto il rischio di accelerare nella fase mediana attraverso una semplificazione normativa, e si rende allora  fondamentale che i controlli siano ancora più rigorosi”.

“Fondamentale è anche il controllo sociale esercitato dalla società civile, delle associazioni imprenditoriali degli ordini professionali, sindacato, una forma di autocontrollo che ha una finzione fortemente preventiva, che dovrebbe sconsigliare che ha atteggiamenti diciamo non proprio legale ad avventurarsi in territori fortemente presidiato”, ha aggiunto Genovesi.

“A quattro anni – dal sisma – ha detto nel suo intervento il presidente di Legambiente Ciafani – i numeri del bilancio della ricostruzione sono più che sconfortanti, con ricadute pesanti sullo stato d’animo e sul futuro delle comunità colpite. Speriamo tutti che sia arrivato il punto di svolta, ma deve essere centrale anche la qualità della ricostruzione, le nuove abitazione oltre che sicure sismicamente, aspetto non scontato, devono essere in classe energetica elevata, sarebbe paradossale non farlo, per di più in paesi dell’Appennino dove il clima invernale è molto rigido. Fondamentale infine il riciclo delle macerie: ci sono impianti non futuribili, ma in attività, che da anni sono in grado di prendere rifiuti da costruzione, trasformarli in aggregati perfettamente paragonabili a materiali vergini estratti dalle cave che hanno deturpato molte aree del paese”.

Carmine Valente ha illustrato nel dettaglio le varie normative e procedure a presidio della legalità, a cominciare dalla white list delle imprese impegnate nella ricostruzione, “uno strumento efficace e speditivo: laddove in base agli accertamenti successivi all’iscrizione, dovesse verificarsi una criticità, viene emessa una interdittiva. È accaduto in ben 100 casi, e la società perde il lavoro e ha poi altre conseguenze molto pesanti in tutto il territorio nazionale. Una piattaforma della legalità consentirebbe ora un monitoraggio più efficace anche senza ispezioni nei cantieri”.

“Occorreva aprire un cantiere normativo, come ha fatto il commissario Legnini, perché le norme iniziali erano inadeguate, – ha affermato a sua volta il sindaco D’Alberto – anche per l’eterogeneità del cratere, non ci hanno ascoltato, non si è compresa la gravità della situazione, per quattro anni sono stati costretti ad affrontare la ricostruzione con misure ordinarie, da qui il drammatico blocco. Ora va ricostruita una fiducia che si è persa, del cittadino verso le istituzioni ma anche di una istituzione rispetto ad un’altra”.

“Giusto semplificare i processi – ha aggiunto Gorla – lì dove è possibile. Ma occorre stare molto attenti. Sburocratizzare non deve in nessun caso allentare i controlli di legalità, in termini di normativa del lavoro e ambientale, non può essere in nessun caso allentato il controllo delle infiltrazioni mafiose. Non dimentichiamoci che i soldi sono dei cittadini, vanno spesi bene, a vantaggio per tutti”.

“Le Regioni stanno aggiornando le stime sullo smaltimento delle macerie e si presume che la completa rimozione andrà ben oltre il 2020. Finora non si sono registrate irregolarità particolari, nel processo di rimozione delle macerie, quello che invece manca è il recupero della materia prima per creare innovativa filiera ispirata alla economia circolare che potrebbe diventare una risorsa per i territori ricostruiti”, ha concluso Maria Maranò.

“La formula del ‘dov’era’ – ha concluso Freyrie .- nel processo di ricostruzione ci può anche stare, nei limiti del possibile, ma il ‘com’era’ non ha senso: occorre mantenere la memoria di quei luoghi come erano prima ma interpretandoli e migliorandoli in base alla nuova epoca. Quello che importa è tenere la barra dritta sulla qualità, che per certi aspetti non può essere imposta per legge, occorre creare un contesto favorevole”.

SCHEDA DI SINTESI REPORT FILLEA – LEGAMBIENTE

“La ricostruzione sarà inferiore alle aspettative iniziali: è necessario prenderne atto, per poter programmare al meglio la politica ed i piani per lo sviluppo dei comuni del centro Italia colpiti dal sisma”  è l’amara sintesi che apre il Terzo Rapporto dal’Osservatorio Nazionale Fillea Cgil – Legambiente e che conferma quanto già sanno e vivono sulla propria pelle le comunità locali delle regioni coinvolte, Abruzzo, Lazio, Marche, Umbria.

Le cause di questo drammatico ritardo vanno ricercate, secondo l’Osservatorio,  nell’assenza della necessaria analisi e la conseguente progettazione della ricostruzione e nelle continue proroghe e mancanza di termini certi per il finanziamento pubblico, confermando quanto sia necessaria, come da anni Legambiente e Fillea Cgil rivendicano, una Legge Quadro sulla prevenzione e la messa in sicurezza del territorio, la gestione delle emergenze e la ricostruzione seguente a calamità ed eventi straordinari. Una Legge Quadro che assuma il principio di una seria politica di programmazione, progettazione ed interventi di messa in sicurezza dei cittadini e del territorio da eventi calamitosi di diversa natura.

I numeri parlano chiaro: per la ricostruzione privata al 30 giugno 2020 quasi 80mila potenziali richieste, poco meno di 14mila le domande presentate, oltre la metà ancora in lavorazione e solo il 17% le effettive Richieste di Contributo (RCR) pervenute alle Unità Speciali per la ricostruzione Regionali (si vedano le tabelle sul Rapporto).
Per quanto riguarda i contributi concessi ed erogati, al 31 agosto 2020 il totale è di quasi 205 milioni di euro trasferiti agli USR per la ricostruzione pubblica, mentre per la ricostruzione privata oltre 606 milioni di euro totali (si vedano le tabelle sul Rapporto).

Tutta colpa della burocrazia? ecco il “cavallo di Troia” nella cui pancia si sono in questi anni celati tentativi di limitare il controllo pubblico ed il rispetto delle regole per una ricostruzione di qualità!
E allora mettiamo da parte le “scuse” e parliamo finalmente delle “cause”, intervenendo su di esse, a cominciare dalla partecipazione dei cittadini e delle associazioni che, nonostante sia stata più volte sollecitata anche da Fillea e Legambiente e sia prevista dalle norme, non è stata sufficientemente promossa ed applicata.

Maggio 2020: il “grande salto”. Per superare la fase di stallo della ricostruzione, Governo e Commissario straordinario sono intervenuti con una serie di modifiche normative volte ad accelerare significativamente la fase di programmazione e quella di avvio dei lavori per la ricostruzione. Nell’insieme delle modifiche si è scelto di accelerare in modo incisivo gli strumenti di urbanistica dei comuni colpiti dal sisma, responsabilizzare i liberi professionisti, avviare Programmi Straordinari di ricostruzione (PSR) per i comuni maggiormente colpiti. Infine, si garantiscono tempi certi e molto stringenti per esaminare le domande e concedere i contributi, anche grazie all’impegno del sindacato che ha portato al rafforzamento degli organici tecnici delle amministrazioni locali.

Le “semplificazioni” introdotte rappresentano una scelta politica coraggiosa e necessaria, ma quando la soglia del controllo pubblico si abbassa, si assiste ad una riduzione esponenziale della regolarità del lavoro e della qualità del costruito.

QUESTIONE MACERIE

Sul fronte macerie pubbliche, sono state rimosse 2,4 milioni di tonnellate pari all’88% delle circa 2,7 milioni di tonnellate stimate inizialmente. Le Regioni stanno aggiornando le stime e molto probabilmente aumenteranno. Si presume che la completa rimozione andrà ben oltre il 2020. Purtroppo, continua a mancare un coordinamento tra le quattro regioni e a oltre quattro anni di distanza, nell’era della digitalizzazione, non si è riusciti ad approntare un monitoraggio dei flussi delle macerie né un semplice sito web dove pubblicare i dati, rendendo molto faticoso il necessario controllo sociale sull’operato della Pubblica Amministrazione e sull’utilizzo di ingenti risorse pubbliche. Nonostante sia confermato che il 97-98% delle macerie è costituito da inerti riciclabili e utilizzabili, abbiamo informazioni certe solo su poco più di 200mila tonnellate di inerti lavorati e resi disponibili per il riutilizzo.

LA SITUAZIONE NEI CANTIERI




Il lavoro: meno qualificato, meno pagato. Al 31 dicembre 2019 sono poco meno di 5.500 i lavoratori edili, per il 34% stranieri, dipendenti delle 822 imprese registrate e presenti nei cantieri della ricostruzione (in media poco più di 6 dipendenti per impresa).

Due cose saltano subito agli occhi nel vedere le tabelle del rapporto: la percentuale di operai super specializzati è di poco inferiore alla media nazionale mentre, per il tipo di complessità delle opere, sarebbe dovuta essere superiore. Il secondo elemento è la massa salariale, in totale 22 milioni, per una media inferiore a quella nazionale. Per quanto riguarda poi il lavoro autonomo, impossibile indicare un numero di lavoratori perchè non è obbligatoria la registrazione in cassa edile.

Così come poi confermato da vertenze e da indagini della magistratura avviate a seguito delle denunce del sindacato, resta alto il rischio che nei cantieri della ricostruzione siano presenti fenomeni di irregolarità diffusa: lavoro grigio e nero, contratti diversi da quelli dell’edilizia, falsi lavoratori a partita Iva, distacchi irregolari di lavoratori ovvero intermediazione illecita di manodopera (si vedano le tabelle del Rapporto).

Oscure presenze. Al 28 febbraio 2020 si registrava un totale di 78 interdittive antimafia, un dato che conferma in modo preoccupante i tentativi di infiltrazione criminale e mafiosa nella ricostruzione e quindi la necessità di mantenere alto il livello di controllo con la puntuale applicazione dalle II e III Linee guida antimafia a partire dai Tavoli sui flussi di manodopera e dall’invio dei settimanali di cantiere (complessivi alle Prefetture e semplificati alla Casse Edili/Edilcasse).

Contrasto irregolarità. Per contrastare il lavoro sommerso e irregolare, la normativa sulla ricostruzione nell’area sisma 2016 prevede l’applicazione obbligatoria di due importanti strumenti per la regolarità nei cantieri: il settimanale di cantiere, strumento che potrebbe fornire importanti informazioni ma non viene utilizzato, ed il Durc per congruità. Al 20 settembre 2020, con un tempo medio di rilascio inferiore a 6 giorni (5,7), sono stati rilasciati in totale 436 Durc, relativi a lavori pari ad un totale di circa 45milioni con incidenza di manodopera del 34% circa. Positiva la nostra valutazione sull’applicazione del Durc nei cantieri della ricostruzione ma riteniamo necessario un piano di verifica con tutti gli uffici speciali per la ricostruzione, cosa che consentirebbe di bloccare erogazione di contributi a chi viola norme e contratti (si vedano le tabelle del Rapporto).

SICUREZZA NEI CANTIERI

Su quasi 1.800 visite dei CPT (Comitati Paritetici Territoriali, strumento della bilateralità edile), la percentuale di cantieri con inadempienze gravissime è superiore a quella nazionale. In particolare, allarma il dato delle inadempienze gravi in materia di protezione dell’area di lavoro (ad esempio ponteggi inadeguati, mancanza di protezioni sulle lavorazioni in copertura, cavi scoperti, ecc.), superiori di 6 punti percentuali rispetto alla media nazionale.

Per quanto riguarda l’emergenza Covid-19, si registra un ridotto numero di richieste da parte delle aziende (35 domande per 96 cantieri) per accedere al fondo istituito dal Commissario straordinario per le misure anti-Covid (su 20 milioni spesi solo 240mila euro): una ulteriore conferma della scarsa attenzione che le imprese dedicano al tema della sicurezza dei lavoratori, anche in presenza di finanziamenti pubblici.

Sofferenza economica. In piena emergenza Covid, una ordinanza del Commissario straordinario ha garantito il paga- mento degli Stato di Avanzamento dei Lavori (SAL), anche parziali, per tutti i lavori già eseguiti e l’anticipo del 50% delle spese per la progettazione ai tecnici professionisti, mantenendo l’obbligo di presentazione del Durc di Congruità. Nonostante il pronto pagamento dei SAL abbiamo verificato che la quasi totalità delle aziende che ha sospeso i lavoratori in cassa integrazione guadagni (Cig) per emergenza Covid 19, non ha anticipato il pagamento della cassa integrazione agli stessi lavoratori, che quindi hanno dovuto attendere il pagamento diretto da parte dell’INPS.

LE PROPOSTE FILLEA – LEGAMBIENTE IN PILLOLE

•  Dare alla Struttura Commissariale potere di coordinare/affiancare gli enti locali (Regioni, Province, Comuni) nella predisposizione e realizzazione di specifici Piani di Ricostruzione Economica e Sociale delle comunit

•  Approvare una Legge Quadro sulla prevenzione e la messa in sicurezza del territorio, la gestione delle emergenze e la ricostruzione seguente a calamità ed eventi straordinari

•  Garantire la partecipazione delle comunità locali. Occorre rafforzare la partecipazione dei cittadini e delle associazioni  che, nonostante sia stata da noi più volte sollecitata e sia prevista dalla D.l. n. 189/2016 e s.m.i., non è stata sufficientemente promossa ed applicata.

•  costituire tavoli permanenti di partenariato, condizionando una parte anche minima delle risorse per lo sviluppo locale da trasferire agli enti locali

•  Costituire un tavolo di confronto permanente che coinvolga sindacati edili, liberi professionisti ed USR  per monitorare il processo di verifica pubblica per tutte le richieste di contributo

•  Creare sinergie tra comuni, stimolando la costituzione di consorzi e/o associazioni di comuni per aumentare la capacità professionale e tecnica e ottimizzare le economie di scala per la progettazione e la gestione della ricostruzione pubblica, anche con specifici incentivi da parte del Governo, per quei comuni che scelgono di consorziarsi e/o associarsi per la gestione della ricostruzione di loro competenza.

• Rafforzare diritti e tutele per i lavoratori, attraverso:
– implementazione piattaforma informatica unica dei cantieri aperti;
– estensione della sperimentazione delle procedure previste dall’Accordo

di collaborazione di Macerata agli altri territori dell’Area sisma: settimanale e badge di cantiere, registrazione della formazione/informazione sulla sicurezza delle maestranze;

– tolleranza zero: dare attuazione completa alla legislazione, alle ordinanze ed accordi riguardanti Durc di Congruità, Settimanali di cantiere, Badge di Cantiere, Terze Linee guida antimafia;

– verifica urgente presso le quattro USR regionali della corretta applicazione del Durc di Congruità prima del pagamento dei contributi pubblici per gli Stati di avanzamento e fine lavori;

– definizione di una procedura unica di rendicontazione delle verifiche ispettive sulla regolarità del lavoro nei cantieri per tutto il cratere da parte degli Ispettorati del lavoro territoriali.

• Rafforzare la sicurezza nei cantieri:
– incrementando le visite ispettive da parte delle Aziende Sanitarie Locali; – avviando un Osservatorio sui risultati delle verifiche ispettive, registrazione

ed analisi degli infortuni in tutta l’Area sisma, eventualmente anche in

collaborazione con CNCPT e l’INAIL nazionale;
– costituendo, in particolare per i lavoratori trasfertisti:

– presidi sanitari;
– campi base per alloggio e servizio mensa;
– punti di pronto soccorso ed intervento nelle zone della ricostruzione meno attrezzate.

LA DIRETTA

 

 

 

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