PAPA ALL’AQUILA: DINO ROSSI ANNUNCIA PROTESTA SIMBOLICA PER CONDIZIONI ALLEVATORI

17 Agosto 2022 19:28

L'Aquila - Cronaca

L’AQUILA – “Continuiamo a ricevere bollette stratosferiche dell’energia elettrica, il gasolio ha subito una leggera flessione da quando abbiamo minacciato di marciare con le vacche su Roma, ma è sempre pesante il prezzo rispetto al ricavato. Il prossimo 1° ottobre si aprirà la caccia, ma non è stata modificata la Legge 157/92 per allungare le giornate di caccia al cinghiale, a questi si aggiungono i numerosi cervidi i quali contribuiscono alla devastazione delle nostre campagne”.

Solo solo alcune delle motivazioni della protesta che sta organizzando l’allevatore di Ofena Dino Rossi, in occasione della visita del Papa il 28 agosto.

LA NOTA COMPLETA

Anche noi vogliamo essere presenti a L’Aquila quando arriverà il Papa, senza pagare il biglietto, con la speranza che almeno Lui accolga le nostre esigenze, visto che i nostri politici volano alto dalle problematiche del territorio e delle imprese, pensano solo ad insultarsi tra di loro.

Vogliamo essere presenti in bella vista, con qualche mucca o vitellino e con cartelloni, per ricordare al santo padre che ci siamo anche noi e non solo la giunta regionale che gli ha pagato il viaggio con i soldi nostri.

Continuiamo a ricevere bollette stratosferiche dell’energia elettrica, il gasolio ha subito una leggera flessione da quando abbiamo minacciato di marciare con le vacche su Roma, ma è sempre pesante il prezzo rispetto al ricavato.

Il prossimo 1° ottobre si aprirà la caccia, ma non è stata modificata la Legge 157/92 per allungare le giornate di caccia al cinghiale, a questi si aggiungono i numerosi cervidi i quali contribuiscono alla devastazione delle nostre campagne. Per questo ci raccomandiamo al Papa al fine di invocare San Francesco, visto che porta il suo nome, per parlare con questi animale al fine di limitare i danni ai nostri terreni e magari spendere qualche parolina ai lupi per lasciar stare quelle poche pecore rimaste in Abruzzo, cambiando menu togliere le pecore come primo piatto e mettere cervi e cinghiali.

Insomma noi contadini storici veniamo derubati da tutti, anche dall’AGEA, che arbitrariamente taglia i contributi alle imprese agricole vere per finanziare nuove imprese nate solo per accedere ai fondi comunitari.

Solo a L’Aquila di aziende fantasma ne sono nate una decina, di personaggi che fanno altri tipi di lavoro, ma con la connivenza delle associazioni agricole, hanno trovato il modo per accedere a fondi che dovrebbero essere destinate alla sopravvivenza delle aziende agricole. In ultimo arrivano i consorzi di bonifica, con un servizio scadente, ma con bollette da capogiro, i consorziati costretti a pagare la bonifica su terreni che non usufruiscono dell’acqua.

Secondo voci ben informate, le svariate curie sono proprietarie di molti ettari di terreni e sembra che pur ricadenti nel consorzio non paghino la bonifica, se così fosse, ancora una volta i contadini sono vessati da un sistema malato.

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