PAPA FRANCESCO A L’AQUILA: DANTE, “PERDONANZA SIA EVENTO PLANETARIO SUL SIGNIFICATO DEL PERDONO”

INTERVISTA A STORICO AQUILANO, EX DOCENTE E PRESIDENTE IASRIC, "BERGOGLIO GESUITA CHE HA SCELTO NOME DEL POVERELLO D'ASSISI, PONTEFICE DEL DIALOGO TRA FEDI. SUA PRESENZA IN CITTÀ DEVE FAVORIRE RIPENSAMENTO CELEBRAZIONE, CON VERI PROTAGONSITI GRANDI PERSONALITÀ DELLA SPIRITUALITÀ, RELIGIOSE E LAICHE E NON VIP E CANTANTI"

di Filippo Tronca

7 Agosto 2022 08:19

L'Aquila - Cultura, Perdonanza 2022

L’AQUILA  – “La visita di Papa Francesco a L’Aquila potrebbe affermare e consolidare il significato profondo, per il presente e per il futuro, della Perdonanza celestiniana, non più come evento mondano, ma come momento di incontro, a livello planetario, delle grandi guide spirituali laiche e religiose, le grandi personalità della cultura, capaci di riflettere sul significato universale del perdono”.

E’ la suggestione in forma di concreta proposta, di Umberto Dante, 74 anni, romano di origine e aquilano di adozione, ex docente di storia all’Università dell’Aquila e alla Sapienza di Roma, ex presidente dello Iasric, l’Istituto abruzzese per la storia della resistenza e dell’Italia contemporanea, che importanti saggi ha dedicato alla storia abruzzese e non solo, in particolare focalizzati sul ‘900, con incursioni eclettiche nel mondo del cinema, dei media e dell’espressione artistica.

Abruzzoweb lo ha interpellato per la quarta intervista della serie dedicata alla costellazione di significati della visita di Papa Francesco prevista il 28 agosto, in occasione della Perdonanza celestiniana, nel suo momento più intenso e solenne, l’apertura e l’attraversamento della porta Santa della basilica di Collemaggio,  per l’ottenimento del perdono dai peccati. Una visita che ha tra i principali artefici l’autorevole cardinale Giuseppe Petrocchi, arcivescovo metropolita dell’Aquila.

Evento epocale perché prima d’ora nessun papa ha partecipato alla  Perdonanza, istituita nel settembre del 1294, come primo vero giubileo della storia, dall’eremita molisano Pietro Angelerio papa per soli quattro mesi, dall’agosto al dicembre del 1294,  per poi fare “per viltade il gran rifiuto”, per usare le immortali parole di Dante Alighieri nel terzo canto dell’Inferno. Scelta che Celestino V motivò “per umiltà e debolezza del mio corpo e la malignità della Plebe, al fine di recuperare con la consolazione della vita di prima, la tranquillità perduta”.

Umberto Dante nell’intervista, ritiene innanzitutto che “ferma restando la grande personalità storica e religiosa di Celestino v, occorre andare oltre, non volgere solo lo sguardo al passato medioevale, e alla sua rievocazione, bensì soprattutto al presente, e il fulcro deve essere a mio avviso il valore universale del perdono, quanto mai attuale, in un mondo che vive la minaccia della guerra nucleare, dello scontro globale tra superpotenze, con la Russia di Valdimir Putin  che afferma esplicitamente che l’occidente si sta decomponendo e che è un mondo perverso, attacco a cui  l’Occidente è chiamato in qualche modo a rispondere”.

La presenza di Papa Bergoglio proprio questa prospettiva potrebbe consolidare ed affermare.

“Papa Francesco è una grande personalità del mondo contemporaneo. È un pontefice che si è aperto verso le altre religioni e al dialogo tra fedi diverse. Lo abbiamo visto tutti, solo pochi giorni fa, con il copricapo dei nativi canadesi, un gesto immenso, di richiesta di perdono per le colpe storiche dell’Europa e della chiesa cattolica che invase, colonizzò e insanguinò quelle terre. Personalmente nel vedere i pontefice con le piume, prima ho sorriso, poi mi sono quasi commosso. Un gesto che incarna in pieno il messaggio celestiniano. Bergoglio è poi un gesuita, che salito al soglio papale si è dato il nome di Francesco, il poverello di Assisi. Una scelta anche questa di non poco conto, di riconciliazione, visto le frequenti contrapposizioni, in particolare nel suo Sudamerica, tra l’ordine dei gesuiti e quello dei francescani”.

Venendo dunque al significato del perdono osserva lo storico, “su di esso L’Aquila e la sua Perdonanza possono diventare un grande punto di riferimento. Ma occorre andare oltre la dimensione mondana e folkloristica di questa ricorrenza. Possiamo dire che servirebbero meno cantanti e ballerine, vip e volti noti, e più figure, elevate a protagoniste, che incarnino ognuna a modo loro una santità, una forte spiritualità, come è stata per fare un esempio Maria Teresa di Calcutta, e ancora personalità religiose, della cultura, della filosofia e della scienza”.

“E voglio insistere sul concetto di santità – prosegue Dante -: nel medioevo assumeva anche un grande valore unificante, sociale e politico, dall’anno Mille al Trecento, dunque anche ai tempi della nascita ed affermazione dell’Aquila come una delle più importanti città d’Europa. Basti citare tre santi, lo stesso Celestino, che ha istituito il primo giubileo della storia, esaltando il valore della riconciliazione e pacificazione, San Francesco d’Assisi, Non a caso patrono d’Italia, Giovanna D’Arco, una dei punti di riferimento della Francia e dell’Europa. Ma si potrebbe aggiungere anche San Bernardino da Siena, compatrono dell’Aquila, per la sua straordinaria capacità di predicazione di farsi ascoltare e comprendere anche alle persone più umili. Anche in questo caso un esercizio di unificazione di contesti sociali lacerati”.

Il perdono però,  nuovo “claim” ci si passi il termine, della Perdonanza immaginata dal professor Dante, non è certo un facile esercizio spirituale.

“Guardiamo alla cronaca degli ultimi giorni, alla bimba di 16 mesi morta perché abbandonata per sei giorni in casa  dalla madre,  che aveva raggiunto il compagno in un paese della Bergamasca. Come si può perdonare una cosa del genere? Più la disumanità, la malvagità, l’efferatezza è grande, più il perdono diventa difficile. Eppure che altra strada, alternativa all’occhio per occhio e al dente per dente,  alla vendetta, all’odio e la guerra, possiamo percorrere, per creare un mondo più umano, vivibile e in pace?”.

 

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