“PARCHI MARINI PER FAR FRONTE A INVASIONE TRIVELLE”. ORLANDO, “IN GIOCO VOCAZIONE DELL’ABRUZZO”

EX SENATORE PRC E CONSIGLIERE REGIONALE SU NUOVO ALLARME ATTIVITÀ ESTRATTIVE IN REGIONE. "INTERESSERANNO LA COSTA, LA TERRAFERMA, I FIUMI E I LAGHI, GRAVE CHE TUTTO CIO' VENGA AFFRONTATO CON ESTREMA LEGGEREZZA"

20 Gennaio 2022 08:08

Regione - Abruzzo, Cronaca, Politica

L’AQUILA  – “E’ preoccupante che i progetti a venire di nuove attività estrattive in Abruzzo, che riguardano la costa, la terraferma, i fiumi e i laghi, vengano vissuti con estrema leggerezza. Eppure tutto ciò rischia di cambiare i connotati e la vocazione di una intera regione. Quello che invece andrebbe fatto subito, come misura difensiva, è l’istituzione di una rete di parchi marini per poi andare a verificare nel dettaglio i rischi e i benefici di ciascuna concessione”.

Anche in Abruzzo l’emergenza del rincaro del costo dell’energia e dunque delle bollette potrà portare all’aumento di estrazione di gas  delle piattaforme già operative, come annunciato dal ministro della Transizione ecologica Roberto Cingolani, ed anche a nuove trivelle, se si pensa solo ai 15 permessi di ricerca che sono stati sbloccati a inizio 2021, dopo essere stati congelati dal decreto Sviluppo nel nel febbraio 2019 e che ora non sembrano avere ostacoli.

Sulla questione, mentre la politica tace, interviene, intervistato da Abruzzoweb, Angelo Orlando,  ex senatore di Rifondazione comunista nel primo governo di Silvio Berlusconi e poi consigliere regionale con il centrodestra di Giovanni Pace, e il centrosinistra di Ottaviano Del Turco, dove ha ricoperto la carica di presidente della prima commissione Bilancio.

Docente di lettere e filosofia in pensione, classe 1949 di Guardiagrele, in provincia di Chieti, Orlando è stato in prima linea nella battaglia ambientale per impedire la realizzazione della piattaforma Ombrina al largo della osta dei trabocchi e della realizzazione del centro oli di Ortona, progetti poi affondati, ed ora mette in guardia sulla nuova minaccia di invasione delle trivelle.

“Se andiamo a vedere la mappa delle possibili nuove attività estrattive, siamo di fronte ad una aggressione feroce, non certo circoscritta e minimale – spiega Orlando -. E fa riflettere che tra le osservazioni presentate al Piano per la transizione energetica sostenibile delle aree idonee, il Pitesai,  ho trovato solo cinque  pagine della Regione Abruzzo, sette dell’Agenzia regionale della tutela ambientale, qualcosa della Provincia di Teramo. Per fare un confronto, il  Comune di Comacchio ha presentato da solo cinque osservazioni. Eppure l’Abruzzo ha il 7,3% del patrimonio archeologico, turistico e ambientale d’Italia, mentre la Sicilia non arriva al 3,9%”.

Osserva insomma l’ex senatore: la politica e l’opinione pubblica non stanno considerando con adeguata cognizione di causa le possibili conseguenze della strategia del governo che per ridurre la dipendenza dalle importazioni di gas, oggi oltre il 95% del totale, intende raddoppiare l’estrazione da 3,5 a 7-8 miliardi di metri cubi l’anno, più del 10% dei 70 miliardi di metri cubi che ogni anno consuma l’Italia. E sono in molti a ritenere che alla fine non ci si limiterà ad aumentare il pompaggio dei pozzi esistenti, o “risvegliare” i giacimenti sfiatati. Perché appunto avranno a questo punto la strada spianata decine e decine di progetti di estrazione, compresi quelli abruzzesi, su fortissima spinta delle multinazionali dell’energia.

“Davanti a questo scenario – ragiona Orlando – viene messo in discussione il modello di sviluppo dell’intero Abruzzo. Per fare un esempio:  da una parte promuoviamo la via verde e ciclopedonale lungo la costa abruzzese, nuovo volano turistico ed economico, dall’altro rischiamo che al largo di questa via verde spuntino altre piattaforme senza avere certezze sul rischio ambientale che esse determineranno, senza sapere quanto gas sarà pompato, senza una seria valutazione sull’impatto e da tutti i punti di vista”.

Torna insomma lo scenario  evocato dal fronte ambientalista nelle recenti battaglie no-triv di un “Abruzzo saudita”, e ammonisce Orlando, ” tutto inizia dai sondaggi delle società petrolifere, delle multinazionali, per verificare il grado di resistenza e praticabilità dei loro progetti di investimento per insediarsi nel territorio e non è un bello scenario: si pensi a cosa hanno le multinazionali lasciato nel polo chimico di Bussi, e poi cosa è accaduto nel fu polo elettronico dell’Aquila. E adesso c’è la minaccia di delocalizzazione nel polo automotive della Val di Sangro. Questo accade anche per la mancanza nel nostro paese di una politica industriale”.

Da qui la proposta: “la Calabria ha cinque parchi marini, noi abbiamo provato già dai tempi della vertenza contro la piattaforma Ombrina a fare un parco marino, ma ci si è dimenticati un aggettivo fondamentale nella legge regionale, quello di ‘marino’,  e senza questo aggettivo la legge è stata tritata dalla Corte costituzionale. Si dice che si deve mediare tra l’esigenza di conservazione dell’ambiente e quella dello sviluppo. Ebbene una cosa che si può fare è creare ora e in fretta  parchi marini, dal Borsacchio a punta Aderci, passando per i Ripari di Giobbe, Acquabella,  Grotta delle farfalle. Realizzare insomma una cintura di protezione che è la premessa per verificare poi se una attività estrattiva sia davvero compatibile”.

 

 

 

 

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