PROBLEMI SENZA FINE PER CENTRAL PARK AQUILANO, SOCIETA' APPALTANTE DI CASERTA NON RISPETTA INDICAZIONI COMUNE, CHE HA GIA' BOCCIATO PRIMO PROGETTO, PIU' COSTOSO DI 5 MILIONI; IN SECONDA VERSIONE NON PREVISTA RIMOZIONE CHIESA E CONVENTO POST SISMICI

PARCO PIAZZA D’ARMI: DA RIALTO PROGETTO PRIMA SUPERVALUTATO E POI PARZIALE

26 Agosto 2019 07:00

L'AQUILA – Prima l'”infiocchettamento” di un progetto ben più costoso di quanto stabilito, e per questa ragione rispedito al mittente. A seguire un progetto dal giusto prezzo, ma  incompleto e parziale, e che non tiene conto delle indicazioni del Comune dell'Aquila, tra cui la rimozione della chiesa e del convento post-sismici. Il comune avrebbe fatto pure solleciti al completamento del progetto, ma di fronte al silenzio del committente, non si registrerebbero ulteriori passaggi. 

E' quanto emerge da nuove indiscrezioni interne all'amministrazione comunale dell'Aquila sull'intricata vicenda, un vero e proprio percorso ad ostacoli, rappresentata dall'agognata realizzazione del central park di Piazza d'Armi del capoluogo, con tanto di auditorium da mille posti, dove non riescono nemmeno a trovare la quadra sul progetto esecutivo i due attori in commedia: da un parte la Rialto costruzione di Caserta, che ha vinto l'appalto con un super ribasso d'asta del 60,05 per cento nell'oramai lontano 2016, ora in concordato preventivo da febbraio.

Dall'altra parte il Comune dell'Aquila, sempre più indeciso sul da farsi, sia negli uffici tecnici che nei vertici politici, ovvero se andare avanti con lo stesso committente, oppure revocagli l'incarico, ma con poi la necessità di rifare un altro bando, con tempistiche che si allungherebbero a dismisura.

Da qualsiasi punto la si veda, una vicenda incredibile, che si trascina dal 2008, tenuto conto che in cassa ci sono da anni 22 milioni  di euro, provenienti da un bando europeo per la rigenerazione urbana, (15 milioni), da una donazione del  comitato Australian Abruzzo  (3 milioni), dalla legge Mancia del Partito democratico (4 milioni). Fondi che ora potrebbero andare perduti.

Tutto  dovrebbe dunque procedere in maniera spedita. E invece da una parte c'è preoccupazione per la solidità economica della Rialto, che e' in concordato preventivo, e sì è vista revocare più un appalto in tutta Italia, l'ultimo a L'Aquila, da parte del Provveditorato alle opere pubbliche, per l'abbattimento e ricostruzione di case popolari. Senza che il Comune valuti la possibilità, perorata dal fronte della linea dura, di escluderla anche dai lavori del central park aquilano, come lo stesso bando di gara consentirebbe, e visto che l'intervento necessita di un massiccio ricorso al credito, da parte di un'impresa la cui solidità qualcuno dubita.  

Dall'altra, come si diceva, continuerebbe il balletto sui progetti esecutivi, che la Rialto è tenuta a produrre in base a quello presentato e approvato dalla Mondostudio, che ha vinto il bando di progettazione europeo del 2013.  

E' accaduto infatti che a fine 2018 la Rialto ha presentato un progetto esecutivo molto più costoso del preventivato, da 24 milioni invece dei 18 milioni previsti.

La Rialto aveva vinto il bando con un ribasso d'asta che aveva provocato un polverone politico, impegnandosi a fare i lavoro con poco più di 10 milioni. Presentando un progetto ben più costoso, motivato dal sopravvenire di normative che facevano lievitare i costi, e il palesarsi di imprevisti tecnici e logistici, di fatto ha alzato la posta in corso d'opera e a gara aggiudicata come spesso avviene in Italia.  Il settore Ricostruzione  dei  beni pubbici del Conune dell'Aquila,  diretto dal dirigente Pierluigi Carugno, ha però risposto picche, non validando il progetto, e ha invitato la Rialto ad presentare un progetto nei limiti di spesa.

Il nuovo progetto ha rispettato la consegna, ma da quanto si apprende, ha circoscritto l'area dell'intervento, escludendo la riqualificazione la parte nord del parco, che prevede anche la rimozione delle strutture post- sismiche, e dunque provvisorie, della  mensa e della chiesa e del convento prefabbricati, gestiti dal Movimento celestiniano, che ospitano ora anche un centro di accoglienza per immigrati.

Anche questa seconda versione del progetto esecutivo, al vaglio degli uffici pare stia incontrando parecchie perplessità, visto che non intervenendo nel lato del parco corrispondente a via Raffaele Paolucci, non si sanerebbe la “cesura” urbanistica con il popoloso quartiere di Santa Barbara.





L’ufficio di Carugno ha fatto solleciti al completamento del progetto,  ma non si registrano ulteriori passaggi. 

Ad ogni buon conto, il 30 aprile scorso, il Comune ha raggiunto un accordo con la Rialto che ha consentito di fissare l'importo dei lavori a 13 milioni di euro, invece dei 10 con cui la Rialto aveva vinto l'appalto, riuscendosi a spuntarla sulla seconda classificata il Consorzio cooperative costruzioni (Ccc) di Bologna, oggi Integra, colosso italiano delle costruzioni e dei servizi, in Ati con la Edil Costruzioni, che ha applicato anche lei un super-ribasso, ma di poco inferiore e cioè del 60,2%. E che stranamente non torna alla carica per strappare alla rivale in difficoltà l'appetitoso appalto.

Visto l'imbarazzante stallo, c'è chi in seno all'amministrazione e alla classe politica del centrodestra, preme per la revoca dell'appalto. Facendo leva sul fatto, evidenziato da Abruzzoweb  che  nel febbraio di quest'anno, il Tribunale di Santa Maria Capua Vetere ha ammesso la società, che naviga in cattive acque, alla procedura di concordato preventivo.  

Un'evenienza che nei mesi successivi è costata alla Rialto, l'esclusione dalla gara  della Asl di Firenze per la realizzazione della casa dell'accoglienza del polo pediatrico Meyer nel capoluogo toscano,  poi per l'adeguamento del polo ospedaliero di Cinisello Balsamo, da parte dell'azienda socio sanitaria territoriale Milano Nord, e ancora per la  ristrutturazione del complesso immobiliare della Fondazione Ensarco di via Vincenzo Petra a Roma.

Ultima esclusione, da parte del Provveditorato interregionale alle opere pubbliche, il 18 giugno scorsoio, da un appalto di 1,4 milioni per l'abbattimento e ricostruzione di case popolari Ater danneggiate dal sisma di via Monte Calvo, via Pizzo Cefalone e  piazza Campo Imperatore, sempre nel capoluogo abruzzese.

C'è chi osserva che anche il perdurante stallo sulla progettazione esecutiva, potrebbe essere motivo di risoluzione dell'appalto.

La Rialto ha però tenuto a precisare con una nota estremamente tecnica e di non facile comprensione, inviata a questa testata, che le esclusioni di cui è stata vittima sono in realtà di dubbia legittimità,  visto che “il concordato preventivo non è ancora pervenuto alla stipula con i creditori, trovandosi ancora nella fase cosiddetta 'prenotativa', con la conseguenza che non è integrato il motivo di esclusione previsto dalla direttiva comunitaria”.

E  spiega che “l'unico motivo per il quale la Rialto Costruzioni spa non ha proceduto a proporre ricorso al Tar avverso le esclusioni risiede nella sopravvenuta carenza di interesse verso i lavori di cui sopra a valle di una valutazione circa le lungaggini processuali e i relativi costi da sostenere”.

Si fa infine notare che anche dopo febbraio la Rialto si è aggiudicata altri importanti appalti, e “ha quasi tutti i cantieri in piena attività”.

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