PARCO SIRENTE: GOVERNO IMPUGNA RIPERIMETRAZIONE,
REGIONE NON POTEVA RIDURRE I CONFINI

BORDATE A CENTRODESTRA DA PD, M5S E FRONTE AMBIENTALISTA

23 Luglio 2021 08:34

L'Aquila: Abruzzo

L’AQUILA  – Su proposta del Ministro per gli affari regionali e le autonomie Mariastella Gelmini (Forza Italia), il Consiglio dei Ministri ha deliberato di impugnare la legge 14 dell’8 giugno 2021, recante la “Nuova disciplina del Parco naturale regionale Sirente Velino e revisione dei confini. Modifiche alla l.r. 42/2011”, nella parte in cui  prevede il taglio di 6.500 ettari di area protetta, con la modifica, contestuale, della governance del Parco regionale. Per il governo, “talune disposizioni si pongono in contrasto con la normativa statale in materia di aree naturali protette e in materia di ordine pubblico e sicurezza e violano l’articolo 117, secondo comma lettera g), h), l) e s) della Costituzione”.

L’articolo 117, al secondo comma, sancisce che lo Stato ha legislazione esclusiva su determinate materie e, in particolare, sull’ordinamento e l’organizzazione amministrativa dello Stato e degli enti pubblici nazionali (lettera g); sull’ordine pubblico e la sicurezza, ad esclusione della polizia amministrativa locale (lettera h); su giurisdizione e norme processuali, sull’ordinamento civile e penale, sulla giustizia amministrativa (lettera l); sulla tutela dell’ambiente, dell’ecosistema e dei beni culturali (lettera s).

Dure le reazioni di Partito democratico e Movimento 5 stelle.

Incalza la deputata aquilanaStefania Pezzopane: “Un fallimento clamoroso della regione Abruzzo che si è vista impugnare dalla ministra Gelmini e dal governo la legge che prevedeva la riperimetrazione del Parco Sirente-Velino. Come centrosinistra ci eravamo attivati da subito, avevo anche presentato nel maggio scorso una interrogazione al governo, per opporci ad una riperimetrazione che avrebbe comportato un taglio di oltre 10 mila ettari di parco. Per garantire adeguate misure di protezione di un’area di elevato pregio naturalistico, come quella del Parco del Sirente-Velino che rientra nella rete «Natura 2000», non è infatti necessario ridurre i confini del Parco, ma investire risorse per salvaguardare la biodiversità e il territorio. Aiutare i territori sottoposti a vincolo con iniziative a sostegno delle imprese, dei servizi, del turismo. A questo punto, è urgente aprire un confronto vero con gli enti locali per individuare insieme una soluzione sostenibile e alternativa alla riperimetrazione, che è profondamente sbagliata e viola le direttive europee. Invece di tagliare i territori, facciamo un progetto di rilancio anche programmando le risorse del PNRR a sostegno dei parchi D’Abruzzo e dell’Appennino.”

Sulla stessa lunghezza d’onda M5s, con il consigliere regionale Giorgio Fedele: “Una notizia che non ci stupisce e che conferma tutta l’incapacità del centrodestra di gestire l’Abruzzo. Quella sulla riperimetrazione del parco Sirente Velino è una legge iniziata male e finita peggio. Una legge che abbiamo contrastato in ogni modo: in consiglio l’abbiamo osteggiata con 14mila emendamenti, tanto che la maggioranza pur di farla passare ha dovuto ricorrere allo squalificante strumento della ghigliottina. Ma noi continueremo ad opporci in ogni sede possibile a questa sciagura per l’Abruzzo” il commento arriva dal Consigliere regionale Giorgio Fedele, da sempre in prima fila per la tutela del Parco Sirente Velino e protagonista, al fianco di associazioni e cittadini, della lotta alla legge che ha sancito il taglio di migliaia di ettari di area protetta. Ci auguriamo, quindi, che questo sia il primo passo verso l’affossamento totale di un testo che taglia migliaia di ettari di parco, che strizza l’occhio a chi vede la montagna come terreno di caccia o mercato di legname e che non valorizza in alcun modo il nostro territorio”.

“Nei lavori di commissione, che hanno poi portato all’approvazione in consiglio, tutti i portatori di interesse non sono stati ascoltati, come inascoltate sono state le opposizioni e, se non bastasse, sono state ignorate le oltre 150mila firme di cittadini che volevano salvare il parco. Lo stop del CdM è il risultato che si ottiene quando si vuole governare da soli – incalza Fedele – avendo ben chiari i fini di partito ma molto meno il bene comune per l’intero territorio a cui, invece, ogni forza politica dovrebbe mirare”, conclude Fedele.

Esulta il fronte ambientalista. Legambiente oggi commenta: “Il Sirente Velino è un’area fondamentale per la tutela delle specie a rischio e ricco di habitat di pregio, come servono più aree protette e più territori protetti per frenare la perdita della biodiversità e ridurre gli effetti dell’emergenza climatica in corso. Da subito la scelta del taglio dell’unico parco regionale ad opera del Consiglio regionale abruzzese era stata ritenutata anacronistica e in contrasto con le norme nazionali e gli obiettivi dell’Unione Europea sulla tutela della biodiversità e sul percorso della Next Generation UE”.

“Questa impugnativa rappresenta una sonora bocciatura per la Regione Abruzzo e anche di chi, appena nominato al vertice del Parco, ha  rivendicato la giustezza e la necessità della riduzione del perimetro. Se ne prenda atto e lavoriamo per la trasformazione del Sirente Velino in Parco nazionale”, aggiunge Legambiente.

“Ora la regione torni indietro sui suoi passi e ripristini i confini del Parco del Sirente senza aspettare la decisione della Consulta”. Così la Stazione Ornitologica Abruzzese che aveva avvisato addirittura fin dall’iter di approvazione delle criticità che presentava la proposta di taglio dei confini del Parco regionale Sirente-Velino.

Vi erano molteplici profili problematici, in primis quello della tutela delle specie d’interesse comunitario, dal rarissimo Lanario all’Aquila reale, dal Gracchio corallino alla Coturnice. Pervicacemente la maggioranza in consiglio regionale e il Presidente Marsilio hanno insistito e hanno approvato la norma. Il 29 giugno scorso, non appena pubblicata la legge sul BURA, abbiamo quindi scritto alla Presidenza del Consiglio dei Ministri chiedendo appunto di portare la norma davanti alla Corte Costituzionale”

La riperimetrazione ribadisce la Stazione Ornitologica Abruzzese, “viola le normative comunitarie (direttive 43/92/CE “Habitat” e 147/2009/CE “Uccelli”) sulla misure di conservazione di specie e habitat, in quanto da un lato vengono meno i vincoli dell’area protetta come la caccia e dall’altro non sono introdotte misure di conservazione idonee alla tutela delle specie nelle aree ora escluse dal parco. Inoltre contrasta con la Direttiva 42/2001/CE sulla Valutazione Ambientale Strategica in quanto di fatto le scelte della regione sono equiparabili ad un’attività pianificatoria di quel determinato territorio, processo che necessita appunto di una valutazione ambientale adeguata e non certo delle quattro paginette con cui l’assessore ad un certo punto si è presentato al Consiglio Regionale per sostenere “tecnicamente” la bontà della norma”.

“Ora toccherà alla Consulta stabilire se la legge regionale rispetta i principi costituzionali. Sarebbe però lungimirante, nonché auspicabile, da parte della regione un atto di umiltà. Torni sui propri passi prima della sentenza, dimostrando di saper riflettere sugli errori compiuti. Infatti, al di là delle questioni di costituzionalità o meno della norma, il problema è il merito. Nel 2021 consideriamo anacronistico tagliare un parco ed eliminare i vincoli alle aree che presentano ancora caratteri di naturalità quando il nostro ambiente è sempre più cementificato e impoverito, come dimostrano i dati ISPRA sul consumo di suolo e la vulnerabilità del territorio a frane, alluvioni, perdita di biodiversità”

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