PASCOLI GRAN SASSO ‘INVASI’ DA ALLEVATORI PUGLIA, CTGS RICORRE A TRIBUNALE DELL’AQUILA

CENTRO TURISTICO CHIEDE DI DICHIARARE ILLEGITTIMO CONTRATTO SOCIETA' COOPERATIVA DI LUCOLI, CHE HA CONSENTITO DI AFFITTARE NEL 2018 E 2019 TERRENI A TRE AZIENDE DI VIESTE; NEL 2018 E 2019 TRASPORTATI CENTINAIA DI ANIMALI: "DANNI A STRUTTURE E IMPIANTI SCIISTICI, CAPI INCUSTODITI".

di Filippo Tronca

9 Giugno 2021 08:08

L’AQUILA – Pascoli a ridosso degli impianti sciistici di Campo Imperatore, affittati dal legittimo proprietario, il Centro Turistico del Gran Sasso agli allevatori locali, per ben due anni “invasi” dal bestiame di tre aziende pugliesi, “lasciato senza custodia” e che “ha provocato ingenti danni”. Aziende che risultano associate alla società cooperativa Gran Sasso di Lucoli, in provincia dell’Aquila, che vanta in virtù di un contratto sottoscritto nel maggio 2016, con la stessa Ctgs, il diritto di disporre dei medesimi pascoli, che garantiscono finanziamenti statali ed europei, i famigerati titoli Agea.

E’ l’incredibile vicenda che emerge alla lettura di un ricorso presentato al Tribunale di L’Aquila, Sezione specializzata Agraria, da Dino Pignatelli, amministratore unico della società comunale che gestisce gli impianti sciistici, assistito dagli avvocati Massimiliano Di Francesco e Saverio de Nardis,  contro la società cooperativa Campo Imperatore a  con sede a Lucoli di cui è amministratore Antonio Bonifacio Marinelli.

Il ricorso fa seguito alle archiviazioni procedimenti penali avviati dalle denunce penali presentate dalla Ctgs, e dall’Amministrazione separata degli usi civici (Asbuc) di Paganica e san Gregorio, a cui quei pascoli erano stati assegnati,  e  chiede di fissare una udienza in cui “si voglia accertare e
dichiarare” che il contratto vantato dalla società Cooperativa Gran Sasso, è di semplice vendita di erbe o “pascipascolo”, e non, come sostenuto dalla società Cooperativa Gran Sasso, un contratto di “affitto di fondo pascolativo”, che consente una gestione produttiva del lotto.

E per il Ctgs è pertanto “illegittima” l’attività di affitto a terzi, da parte della società cooperativa  alla quale si legge in un passaggio del ricorso, “risultano associate aziende della zona Garganica che trasferiscono al pascolo estivo il loro bestiame sulle montagne Abruzzesi anche al chiaro fine di consentire alla Cooperativa o direttamente a loro di beneficare in maniera ottimizzata le dette provvidenze Statali e Comunitarie”.

Una situazione che sta creando “notevoli contrasti tra allevatori e situazioni di grave tensione che hanno messo a rischio anche l’ordine pubblico”.

Un documento, il ricorso della Ctgs, che getta ulteriore luce sul complesso fenomeno di cui più volte si è occupato Abruzzoweb, quello dell’invasione anche in Abruzzo di imprese di altre regioni che fanno incetta di pascoli, vantando per legge il diritto ad ottenere ricchi contributi ad ettaro in base al pregio delle colture o allevamenti posseduti altrove, garantiti dall’Agenzia generale delle erogazioni agricole (Agea). Senza nemmeno l’obbligo di fare vera produzione di carni latte e formaggi contribuendo così alla crescita dell’economia montana.

Accade poi – a scanso di equivoci non è questo il caso – spesso vengono fatti pascolare animali vecchi e malati, o che hanno un basso costo di mantenimento, come gli asini. Negli aspetti più deleteri del fenomeno si è parlato di vera e propria “mafia dei pascoli”, in quanto ad essere interessata a questo lucroso business è ovviamente anche la criminalità organizzata, e alla luce di intimidazioni, minacce, azioni di disturbo contro gli allevatori locali, per garantirsi che non vi siano competitor nell’accaparramento dei pascoli.

Per  tutte questi motivi, la Regione Abruzzo, nell’aprile 2020 approvato una norma, a firma del vicepresidente della Regione, con delega all’Agricoltura, Emanuele Imprudente,  che dà priorità agli allevatori abruzzesi nell’assegnazione dei pascoli, che però è stata clamorosamente impugnata da parte del Consiglio  dei Ministri, dopo che si era registrata una levata di scudi da parte della Regione Puglia, molto sensibile agli interessi del potente comparto zootecnico.

Come si legge in premessa dello stesso ricorso, per inquadrare l’argomento, del resto,  “nella conca Aquilana da qualche anno operano delle organizzazioni, scientificamente strutturate alla rapace acquisizione di pascoli estivi ed all’ottenimento dei contributi basati su tale disponibilità;
organizzazione supportate da legali e da un centro di assistenza appositamente importato a fuori regione esperti nel muoversi nelle larghe maglie della normativa di settore e nella disorganizzazione di alcune parti della pubblica amministrazione”.

E si sottolinea polemicamente: “il tutto approfittando anche del fatto che spesso e volentieri i reati commessi nell’ambito agricolo vengo vengono sottovalutati dagli Organi Inquirenti”.

Nel ricorso si spiega innanzitutto che il Ctgs è proprietario di circa mille ettari proprio alle falde del Gran Sasso nelle località “Fontari”, “Conca d’Oro”, “Scindarella”, “Caselle”, “Vaduccio”. Pascoli che vengono affittati da metà maggio a fine ottobre.

E’ accaduto dunque che nel 2016 circa 110 ettari della sono stati affittati proprio alla società Cooperativa Campo lmperatore per la somma di 4.100 euro.

Nel 2018 la Ctgs ha però deciso di affittare tutti i suoi lotti  all’Asbuc di Paganica e San Gregorio, frazioni dell’Aquila per la durata di due stagioni, 2018 e 2019, a beneficio dei tanti allevatori locali, per un corrispettivo di 18 euro all’ettaro per ogni anno.

La società Cooperativa Campo Imperatore ha però contestato la decisione, intenzionata a mantenere l’utilizzo dei pascoli, e ha esibito un contratto agrario della durata di 15 anni, sottoscritto con la Ctgs, che aveva anche provveduto a registrare nel 2016.

La Ctgs ha disertato però il tentativo di conciliazione richiesto dalla società, in quanto appunto la richiesta era ritenuta “palesemente infondata, pretestuosa e strumentale ai suoi scopi”.

Tanto che, si precisa, “la Società Cooperativa si è poi ben guardata da introdurre il giudizio per fare accertare il suo preteso diritto, ben sapendo di avere torto”.

È però accaduto che nel luglio dello stesso anno, improvvisamente, in uno dei lotti a ridosso degli impianti da sci, “venivano scaricati circa 200 cavi bovini di proprietà di aziende agricole sconosciute e non assegnatarie, impedendo l’esercizio del pascolo al bestiame dei legittimi assegnatari”.

Fatto noto alle cronache, in quanto l’Asbuc di Paganica e San Gregorio, legittima titolare dell’utilizzo dei pascoli ha subito provveduto a sporgere denuncia, e denunciare l’invasione a mezzo stampa con comunicati di fuoco del suo presidente Fernando Galletti.

Dai verbali dei Carabinieri forestali è emerso, come ricorda il ricorso, che il bestiame era di proprietà di tre aziende di Vieste, in provincia di Foggia, l’Agricola Cariglia,  la Carmine Piscopo e la Antonia Notarangelo, tutte e tre associate  alla società Cooperativa Gran Sasso, che gliele aveva affittate a 9mila euro per l’intera stagione.

“Come se ciò non bastasse -, si legge nel ricorso – il bestiame abusivamente introdotto, lasciato senza controllo, arrecava danni agli impianti ed alle strutture del Centro Turistico del Gran Sasso; danni per il cui ristoro ci si riserva di agire in separata sede”.

Sia gli allevatori sia la società cooperativa hanno però sostenuto che far pascolare quegli animali era del tutto legittimo, proprio in virtù del  contratto del 2016.

Stesso concetto che è stato espresso in una lettera ad Abruzzoweb  da due allevatori pugliesi,  che si sono firmati G. Cariglia e V. Santoro, che “hanno rivendicato la dignità di allevatori transumanti in Abruzzo da generazioni, rispettosi delle regole, del benessere animale, dell’ambiente, delle produzioni di qualità in conformità delle prescrizioni normative anche comunitarie”. Evidenziato di aver agito nella legittimità  essendo “assegnatari di lotti pascolivi ricadenti nel tenimento del demanio civico dell’Asbuc di Assergi”, da dove gli animali in cerca di acqua avrebbero semplicemente sconfinato.

Nel 2019 lo schema si è ripetuto, il lotto delle Fontari è stato assegnato agli allevatori dell’Asbuc di Paganica e San Gregorio, e ancora una volta però la società cooperativa Gran Sasso lo ha a sua volta assegnato al prezzo di 5mila euro alle stesse tre aziende pugliesi, che hanno portato in Abruzzo circa 250 capi più vitelli al seguito.

E ancora una volta si evidenzia nel ricorso, “i capi bovini, lasciati senza controllo, come risulta dai verbali periodici dei Carabinieri Forestali, provocavano ulteriori danni alle strutture e impianti del Centro turistico del Gran Sasso”.

A questo punto l’Asbuc di Paganica e San Gregorio, si ricorda nel ricorso si è giustamente rifiutata di pagare alla Cgts il canone, relativo a quel singolo lotto, non potendo utilizzare i pascoli e vista la causa in corso. E sono state presentate altre denunce.

E’ accaduto però che la Procura della Repubblica dell’Aquila ha archiviato i procedimenti sulla base della considerazione, spiegano i legali del Ctgs, che “la controversia “civilistica” in merito alla durata del contratto del 13.05.2016 sia tale da non consentire di configurare in capo agli
allevatori che hanno introdotto il bestiame senza contratto, o meglio sulla base dell’assegnazione fatta dalla Soc. Cooperativa, gli estremi del reato ipotizzato almeno da un punto di vista soggetto”.

 

 

Commenti da Facebook

RIPRODUZIONE RISERVATA
    Articolo

    Ti potrebbe interessare: