PEDAGGI A24-A25: SINDACI NON SI FIDANO DEL GOVERNO, “CERTEZZE SU DEFINITIVO BLOCCO DEI RINCARI”

28 Maggio 2022 11:43

L'Aquila: Abruzzo

CARSOLI – “La nostra battaglia non si ferma: invieremo una lettera al ministro, al governo, ai commissari e continueremo a chiedere l’istituzione di un tavolo istituzionale per discutere del blocco delle tariffe e della sicurezza di A24 e A25”.

Sindaci ancora sul piede di guerra, per rimuovere una volta per tutte la spada di Damocle degli aumenti, oltre al 30% dei già costosi pedaggi ora “congelati fino” a fine anno, sull’autostrada A24 e A25, gestita da Strada dei Parchi, del gruppo abruzzese Toto, che intanto ha chiesto di rescindere la convenzione, che dovrebbe scadere nel 2030,  per i problemi relativi alla carenza di fondi e alla mancata approvazione del piano per la messa in sicurezza.

Ieri pomeriggio i sindaci abruzzesi e laziali, oltre 100 quelli interessati direttamente alla partita,  si sono riuniti, online e in presenza nella sala consiliare del Comune di Carsoli per riprendere la discussione interrotta dopo l’annuncio del ministro Enrico Giovannini del blocco fino a fine anno degli aumenti del 34,5% che sarebbe dovuti scattare il primo luglio.

La coordinatrice del comitato contro il caro pedaggi, il sindaco di Carsoli, Velia Nazzarro, ha spiegato che “siamo tornati a riunirci perché vogliamo conoscere gli atti con i quali il ministro bloccherà fino al 31 dicembre l’aumento dei pedaggi autostradali, visto che i sei mesi da gennaio a luglio sono stati stoppati direttamente da Strada di Parchi, ora lo ha deciso il Governo ma, anche alla luce delle notizie delle ultime settimane, vogliamo delle certezze. Credo sia normale che ci spieghino quale sia il provvedimento adottato per garantire questo blocco perché le parole del ministro in parlamento non ci bastano”.

L’incognita principale è infatti rappresentata da chi e come gestirà l’autostrada nell’immediato futuro.

Con una lettera inviata  ai ministeri delle Infrastrutture e dell’Economia, Strada dei Parchi (Sdp), la società controllata dalla famiglia dell’abruzzese Carlo Toto, che ha in concessione delle autostrade A24 e A25 tra Lazio e Abruzzo, ha chiesto al concedente di avviare le procedure per il recesso e la cessazione anticipata della concessione.

Sdp quantifica in 2,4 miliardi l’indennizzo richiesto allo Stato per la risoluzione anticipata del contratto, come previsto dalla concessione la cui scadenza naturale è fissata al 2030.

L’indennizzo è la somma di varie voci, tra cui mancata remunerazione degli investimenti, mancati incrementi tariffari, mancati introiti fino al 2030 e altro.

Dunque, la minaccia di rinunciare alla concessione, più volta evocata in questi mesi dai vertici dell’azienda, è infine diventata realtà. Una decisione clamorosa, maturata dopo la bocciatura (da parte del Cipess) dell’ennesimo Piano economico e finanziario (Pef) – questa volta predisposto unilateralmente dal commissario ad acta Sergio Fiorentino – cioè lo strumento per mettere in sicurezza i 280 chilometri di autostrada dal rischio terremoti e adeguare l’infrastruttura, che collega il Tirreno all’Adriatico, alle nuove normative europee e nazionali.

Una “situazione di stallo sotto ogni punto di vista” che si registra in tutte le questioni sul tappeto tra lo Stato e Sdp, tra cui è in atto anche un serrato contenzioso: a partire dall’approvazione del piano economico finanziario (Pef), per il quale da oltre due anni ci sono ben due commissari, incentrato sulla maxi opera di messa in sicurezza di ponti e viadotti del valore di 6,2 miliardi di euro (4,2 pubblici e 2 privati), previsto nella legge di stabilità del 2012, dopo il terremoto dell’Aquila del 2009, che considera le due arterie strategiche in caso di calamità naturali. Per finire alle tariffe con il rischio di una maxi stangata per la quale oltre 100 i sindaci laziali e abruzzesi sono tornati a protestare sabato scorso.

Sdp è divenuta concessionaria nel 2000, per mezzo di una gara europea a evidenza pubblica, una tra le prime, e tra le poche, a essere stata affidata nel rispetto della normativa comunitaria. Il Pef iniziale di Sdp è scaduto dal 2013. Da allora, si sono succeduti diversi governi e molti ministri, il Consiglio di Stato ha persino commissariato il ministero delle Infrastrutture, ma fin qui il nuovo Pef non è stato approvato e gli interventi strutturali non sono stati realizzati.

E, sul piano finanziario, non sono impegni da poco. Secondo quanto deciso dall’altro Commissario straordinario Maurizio Gentile, tali interventi richiederebbero 6,5 miliardi di investimenti, di cui 5,1 da spendere immediatamente. L’ultima proposta di Pef avanzata da Sdp (giugno 2021) prevedeva l’apporto in autofinanziamento da parte di Sdp di 2,1 miliardi e aumenti tariffari di poco superiori all’inflazione, ma non è stata neppure discussa.

Il problema è che con il blocco dei pedaggi, l’esplosione dei costi di manutenzione e gli oneri Covid non rimborsati, la società dei Toto ha maturato un credito nei confronti del ministero delle Infrastrutture che ha già superato i 300 milioni e si stima arrivi a fine anno a 430 milioni. Con ciò compromettendo l’equilibrio economico-finanziario della concessione. Forse è per questo che i Toto hanno deciso di riconsegnare allo Stato le chiavi della concessione.

 

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