PERDONANZA: COMUNE, EX DIRETTORE GENTILE RISARCIRA’ 26 MILA EURO

di Giorgio Alessandri

24 Agosto 2012 08:14

.L’AQUILA – La Corte d’Appello di Perugia ha condannato l’ex direttore artistico dell’Istituzione Perdonanza Celestiniana, Michele Gentile, a risarcire il Comune dell’Aquila per danni patrimoniali e non patrimoniali.

L’Ente, infatti, si era costituito in primo e secondo grado come parte civile nel processo penale a carico di Gentile, condannato a 2 anni e 4 mesi di reclusione (dopo lo ‘sconto’ di due mesi in secondo grado) per peculato e falso materiale e ideologico per la gestione dell’evento celestiniano negli anni che vanno dal 2002 al 2004.

Stando a quanto stabilito dai giudici del capoluogo umbro, Gentile dovrà risarcire 11.800 euro (oltre agli interessi e la rivalutazione) per danni patrimoniali e 15.000 euro per danni non patrimoniali (somma a cui, anche in questo caso, vanno aggiunti interessi e rivalutazione).

La Corte d’Appello dell’Aquila rigettò, in prima istanza, la richiesta di costituzione di parte civile del Comune; una decisione contro cui l’ente propose ricorso in Cassazione, vincendo. La Corte suprema individuò la Corte d’Appello di Perugia competente per decidere sulla questione, definita con la sentenza 292/12.




Nei giorni scorsi la Giunta comunale ha preso atto della sentenza pena con cui l’imputato Gentile è stato condannato a liquidare le spese a favore del Comune per il giudizio di primo grado e per quello di Cassazione, oltre al risarcimento dei danni patrimoniali e non patrimoniali.

L’ex direttore dell’Istituzione Perdonanza finì al centro del mirino della magistratura per delle false lettere inviate al ministero dei Beni culturali per il finanziamento dell’annuale Giubileo aquilano, predisponendo successivamente falsi mandati di pagamento.

Secondo le imputazioni contestate, Gentile, che ricopriva il ruolo di direttore artistico, ha scritto false lettere al Mibac su finanziamenti all’istituzione per 500 mila euro all’anno dal 2002 al 2004.

Tra le accuse, anche quella di aver creato numerosi mandati di pagamento contraffatti dell’istituzione Perdonanza.

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