PESCARA, GIOVANE MAMMA MORTA IN OSPEDALE: A PROCESSO TRE MEDICI, AVREBBERO SBAGLIATO DIAGNOSI

22 Dicembre 2021 08:41

Pescara: Cronaca

MONTESILVANO – Un malore che venne scambiato per un problema psichico, tanto da far ricoverare la donna in psichiatria: tutti rinviati a giudizio i medici dell’ospedale di Pescara accusati di omicidio colposo per la morte di Veronica Costantini, la madre di 33 anni deceduta a causa di una diagnosi sbagliata, come sostiene l’accusa rappresentata dal pm Andrea Papalia.

Il dirigente medico di Malattie infettive, Giulio Colella, la dirigente medico del servizio psichiatrico, Annamaria Pace, e il responsabile dello stesso servizio, Antonio D’Incecco, dovranno comparire davanti al giudice monocratico Marino il prossimo 26 aprile. Come spiega Il Centro, lo ha deciso ieri il giudice per l’udienza preliminare, Fabrizio Cingolani, dopo che la parte civile, rappresentata dall’avvocato Anthony Aliano che assiste i congiunti della povera Veronica, aveva rigettato la proposta avanzata dalla Asl di Pescara come risarcimento danni.

Veronica accusò i primi sintomi il primo aprile del 2019 (morì il 6 aprile) e venne trasportata in ospedale, ma dopo una notte venne dimessa. Qualche giorno più tardi, il 3 aprile, altro ricovero per le condizioni che peggioravano. Il medico legale Cristian D’Ovidio, che eseguì l’autopsia affiancato da un infettivologo, parlò di edema cerebrale massivo provocato da una encefalite derivante da herpes.

La paziente, racconta ancora Il Centro, venne sottoposta anche a una consulenza dell’infettivologo Colella, richiesta dal pronto soccorso per una serie di sospetti, come lo stato febbrile e quello confusionale. Ma quel sospetto venne subito fugato dall’esperto Colella che escluse “qualsiasi problematica di carattere infettivologico e di infezioni acute del snc”, e la paziente venne quindi spostata in Psichiatria. Ma anche in quel reparto quei sintomi non vennero adeguatamente valutati da Pace e D’Incecco, che il pm accusa di “non aver rivalutato il sospetto diagnostico anche attraverso la tempestiva richiesta di nuova consulenza infettivologica e la tempestiva richiesta ed esecuzione di esami laboratoristici e accertamenti strumentali”.

E quindi la richiesta di processo, ieri accolta dal gup, per i tre professionisti accusati di “non aver diagnosticato tempestivamente la patologia di encefalite su base infettiva da cui era affetta la paziente e conseguentemente di non aver adottato l’adeguato e corretto percorso terapeutico”.

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