PESCARA: INTITOLATO GIARDINO A NORMA COSSETTO, L’ANPI, “SI RIABILITA PASSATO DI CUI C’E’ POCO DA GLORIARSI”

6 Ottobre 2020 09:00

PESCARA – Sono stati inaugurati ieri in piazza Italia, a Pescara, i “Giardini Norma Cossetto”. l’intitolazione dell’area verde antistante il municipio è avvenuta durante una cerimonia nel giormo dell’anniversario di morte della giovane italiana, a 77 anni dallo stupro di gruppo e uccisione per mano dei partigiani slavi di Tito.

A protestare è però  ì l’Anpi Comitato provinciale “E. Troilo” e l’Anpi sezione “Giuseppe e Renato Gialluca” di Pescara che definisce la decisione  “l’ennesimo atto di “bullismo politico” dell’amministrazione comunale di Pescara, che si inserisce nella strada già tracciata da altre discutibili “iniziative culturali” tese a riabilitare un passato di cui c’è poco da gloriarsi”.

“A Norma Cossetto abbiamo dedicato un giardino-  ha detto il sindaco Carlo Masci- perché un angolo di natura allontani anche l’idea di cosa l’uomo è stato capace di fare a una donna, e che purtroppo è ancora capace di fare. Norma era innocente da ogni punto di vista: giuridico, morale, fattuale, storico. La sua non è una storia nella quale possono inserirsi a forza i se e i ma. Innocente significa non avere nessuna colpa, tranne quella di essere italiana, di sentirsi tale, e di trovarsi nel posto sbagliato nel momento sbagliato, nell’Istria che tanto amava, terra di confine tra il mondo latino e quello slavo”.




Ben altra la posizione dell’Anpi: “Non è in discussione che l’omicidio di Norma Cossetto rappresenta un crimine e che come tale va condannato; è in discussione il contesto in cui maturò quella tragedia, contesto che, come nella migliore rappresentazione del mito che vede gli italiani sempre buoni e vittime, viene semplicemente “dimenticato”. Non contestualizzare non è mai buona norma: ed allora andrebbe aggiunto che in quelle zone l’occupazione nazista e fascista fu tutt’altro che tenera, toccando punte di violenza inaudita, e che quell’occupazione non fu richiesta nè voluta dalle popolazioni autoctone”.

“Ha ragione il Sindaco quando sostiene che “non possiamo più minimizzare né ignorare il passato” e che dobbiamo conoscere la storia anche quando non ci piace; siamo d’accordo che non si può abbassare la guardia a difesa della libertà e della democrazia; e siamo d’accordo che libertà e democrazia sono valori da condividere e da non mettere mai in discussione – spiega l’Anpi -. Ma bisognerebbe sapere che libertà e democrazia non fanno parte del bagaglio culturale e ideologico del fascismo e dell’Italia fascista che scatenarono la guerra e si macchiarono di una infinità di nefandezze. Quando l’8 settembre 1943 ci fu il crollo delle amministrazioni civile e militare, che determinarono la morte della patria nell’accezione fascista, fu tempo di scelte: non si può mettere sullo stesso piano gli italiani che optarono per il nazifascismo e gli altri che lo combatterono.
Seppure senza colpe, Norma Cossetto rappresentava (o veniva percepita come tale) una parte ben definita, la stessa che oggi e da anni brandisce la tragedia delle foibe e dell’esodo per parificare torti e ragioni ripetendo la litania della pulizia etnica e dell’italiano sempre vittima e mai colpevole di nulla”.

“La guerra è la peggiore sciagura che possa investire interi continenti; ma ha una genesi, una sua storia, una responsabilità.  Molte donne sono morte in quella guerra, giovani e meno giovani, sempre italiane ma non identificabili con la parte politica che la guerra l’aveva voluta. I giardini di piazza Italia andavano intitolati ad esse”, conclude la nota.

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