PESCARA, STALLE ABUSIVE IN VIA COLLE PIZZUTO: COMMISSIONE SICUREZZA CHIEDE INTERVENTO DELL’UFFICIO TECNICO COMUNALE

5 Ottobre 2020 13:52

PESCARA – “Un intervento forzoso dell’Ufficio tecnico comunale per l’abbattimento di oltre una decina di stalle abusive, con la rimozione dei cavalli presenti, la bonifica dei luoghi e il ripristino delle opportune condizioni igienico-sanitarie per poi aprire un contenzioso con i proprietari del sito ai quali spetterà pagare le relative spese. È la misura che oggi la Commissione Sicurezza chiede formalmente al Tavolo tecnico istituito dalla giunta comunale per il problema inerente l’accampamento esistente ormai da anni nell’area privata situata tra via Colle Pizzuto e strada Colle Renazzo, sulla collina sovrastante via Lago Isoletta, al fine di risolvere una diatriba che a oggi continua a giocarsi nel perfido meccanismo di ordinanze, ricorsi, impugnazioni, sopralluoghi, verbali, conferenze di servizio, senza riuscire a giungere alla soluzione del problema a discapito dei residenti, costretti a vivere in una latrina con miasmi organici intollerabili. A questo punto chiediamo al Tavolo tecnico di passare alla fase operativa”.

Lo ha detto il presidente della Commissione Sicurezza del Territorio Armando Foschi al termine della seduta tornata ad affrontare la problematica. Presenti il maggiore Donatella Di Persio per la Polizia municipale e l’ingegner Fausto Di Francesco per il settore Ambiente.

“La Commissione ha sollevato il forte disagio già lo scorso febbraio, otto mesi fa, prima del lockdown, ascoltando una delegazione dei residenti della zona, stanchi di quella presenza ingombrante a due passi dalle loro case . In sostanza da almeno dieci anni, su un terreno di proprietà privata, tra via Colle Pizzuto e strada Colle Renazzo sono spuntate delle baracche abusive usate come stalle per la custodia di cavalli. Ignoti gli autori dell’edificazione, così come la proprietà degli animali. Fatto sta che per la realizzazione delle stalle è stato usato anche materiale contenente amianto, come dimostrano i profilati fotografati dai cittadini, e che comunque la presenza di quegli animali viola anche il Regolamento comunale per l’Igiene urbana secondo il quale le strutture utilizzate per la custodia dei cavalli, ovvero le stalle ‘non possono trovarsi nel centro abitato’, come in questo caso”, ha spiegato Foschi.

Non solo: come hanno riferito i residenti, tra quelle baracche ci sarebbero anche traffici e movimenti poco chiari, che hanno turbato la tranquillità dei cittadini, senza parlare dei cavalli con le bighe che al mattino scendono da via Lago Isoletta verso via Primovere per far fare quattro passi agli animali. I cittadini hanno affermato di aver già presentato svariate denunce per segnalare una situazione tutt’altro che legittima, ma quegli esposti non avrebbero sortito alcun effetto, mentre i residenti continuano a dover sopportare rumori e miasmi provenienti dalle stalle oltre che una convivenza molto critica. Infine alcuni operai che avrebbero effettuato delle opere sul terreno, dipendenti anche di un’azienda pubblica, avrebbero fatto sapere di aver trovato nel sottosuolo carcasse di cavallo sotterrate in maniera anomala, altro dettaglio che merita di essere verificato con urgenza. Dopo quella prima seduta di Commissione, il sindaco Masci ha promosso l’istituzione di un Tavolo tecnico che ha riunito Polizia municipale con il Settore Ambiente, Ufficio Ambiente del Comune e Asl”.

Lo scorso 11 marzo, dunque all’inizio della pandemia, il Dipartimento di igiene e prevenzione ambientale della Asl e la Polizia municipale hanno effettuato un sopralluogo accertando la veridicità e la gravità di quanto segnalato dai cittadini, dunque la presenza di una vera e propria discarica di rifiuti di ogni genere, dallo sterco dei cavalli alla plastica, dalla paglia agli inerti di cantiere, su tutto il terreno e, ovviamente, un gran numero di stalle evidentemente realizzate in momenti diversi e progressivi stando alle condizioni dei manufatti, dal rudere al casolare, tutti con coperture costituite da lastre di amianto che, stando al sopralluogo della Asl e al relativo verbale firmato dalla dirigente Adelina Stella e dai tecnici Roberto Cristofaro e Antonio D’Orazio, presentano ‘bordi frastagliati, rotture macroscopiche, lastre di amianto non ancorate ma solo poggiate sulla copertura’. Ed è stata la stessa Asl a rilevare come ‘i materiali contenenti amianto vetusti, danneggiati o sottoposti all’esposizione di agenti atmosferici possono disperdere nell’aria fibre nocive alla salute’, e quindi a sollecitare un provvedimento ‘nei confronti dei proprietari delle strutture e del terreno, responsabili dell’omissione di sorveglianza dell’area e cura dell’igiene, ovvero un’ordinanza per imporre la bonifica immediata dell’area e la rimozione di tutti i rifiuti entro 60 giorni, quindi l’adozione di disposizioni per impedire la manipolazione e l’ulteriore danneggiamento dei materiali contenenti amianto e la loro rimozione entro 90 giorni’”.

Infine la stessa Asl ha accertato e fotograficamente documentato anche la presenza di grossi quantitativi ‘di rifiuti zootecnici abbandonati che di fatto, insieme agli altri rifiuti, formano una discarica, e l’assenza di una concimaia a servizio delle stalle’. Altro sollecito è arrivato anche dal Servizio Veterinario della Asl, con nota sottoscritta dal Direttore Carlo D’Intino e dal Dirigente Medico Nicola De Luca, i quali hanno ‘constatato la persistenza degli inconvenienti igienico-sanitari all’interno di un’azienda agricola utilizzata da alcune famiglie rom come ricovero dei propri cavalli. Oltre al casolare diroccato e fatiscente, sono stati evidenziati materiali inerti, accumuli di letame che tendono a riversarsi nel fossato situato nelle immediate adiacenze dell’azienda, ossia Fosso Vallelunga, e manufatti allestiti con materiale più disparato all’interno dei quali sono detenuti alcuni cavalli”, ha aggiunto Foschi.




“L’azienda appare di fatto come una vera e propria discarica’, chiedendo, quindi, la rimozione di tutti gli inconvenienti igienico-sanitari con la bonifica dell’area e lo sgombero degli animali, una proposta che, come si legge nel verbale, addirittura la Asl avrebbe avanzato già nel novembre 2010, ossia dieci anni fa. In seguito ai due verbali di sopralluogo, uniti a quello della Polizia municipale, la dirigente del Settore Ambiente Emilia Fino, il 17 aprile 2020, ha emesso la relativa ordinanza rivolta ai proprietari dei terreni disponendo la rimozione di tutte le problematiche emerse entro 60-90 giorni. Ma, subito l’inghippo, uno dei proprietari ha addirittura fatto ricorso contro il Comune, sollevando delle presunte eccezioni tecniche sull’ordinanza, ma soprattutto affermando di non poter ottemperare ‘non avendo libero accesso al sito ovvero non ha il possesso del terreno’, peccato che gli stessi proprietari non abbiano mai fatto esposti o segnalazioni o denunce o comunque azioni contro una presunta occupazione abusiva di quelle aree, dunque siamo dinanzi a una macroscopica contraddizione. Ora, a fronte delle eccezioni tecniche, il Comune ha ritenuto opportuno revocare l’ordinanza di aprile per riavviare da zero il procedimento, ma l’impressione, francamente, è di essere finiti in un labirinto di carte e sopralluoghi da cui rischiamo di non uscire per i prossimi vent’anni a discapito dei residenti, costretti a convivere con odori nauseabondi di stalla e amianto, un mix letale per la salute umana”.

“A questo punto riteniamo che la problematica richieda un atto amministrativo di forza da parte del Comune. Ovvero: partendo dal presupposto che comunque, come da visure catastali già eseguite dalla Polizia municipale e dalla Asl, su quell’area di via Colle Pizzuto non è mai stata autorizzata la realizzazione di stalle, che però ci sono, dunque sono abusive, e l’autorizzazione non potrà mai esserci visto che si tratta di un centro abitato, intanto il Comune intervenga d’imperio con la demolizione di tutte le stalle, la rimozione dei rifiuti e degli inerti, la bonifica dei terreni, l’allontanamento dei cavalli presenti, che sicuramente, come ha osservato il maggiore Di Persio, saranno anche privi del microchip di identificazione, per poi mandare le carte all’Ufficio legale del Comune per aprire un contenzioso giustificato con i proprietari dei terreni che dovranno pagare il conto spese dell’operazione di ripristino delle opportune condizioni igienico-sanitarie dell’area”, ha detto ancora.

“Sarà questa la richiesta che inoltreremo con massima urgenza al Tavolo tecnico istituito dal sindaco, perché ci pare più che evidente che prima della fine dell’anno la problematica debba essere chiusa”, ha concluso Foschi.

 

 

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