PESCARA: SVILUPPO URBANISTICO”REGOLE SIANO CONDIVISE”

5 Aprile 2011 09:35

PESCARA – Il presidente dell’Anialp (Associazione Nazionale Ingegneri Architetti Liberi Professionisti), architetto Antongiulio Ciaramellano rivendica il diritto di partecipazione dei professionisti dell’area tecnica, e degli architetti in primis, al dibattito sullo sviluppo della città di Pescara e sulla necessità di un nuovo piano regolatore generale che possa coniugare lo sviluppo sostenibile con la tutela dell’ambiente e del patrimonio culturale.

Ma purtroppo la città, proprio a causa del fallimento della pianificazione del passato e dell’agrovigliarsi dei regolamenti e normative, è cresciuta caotica e soffocata dal cemento; l’edilizia di scarsa qualità ha aggredito le importanti testimonianze del passato saturando ed erodendo il territorio disponibile fino all’ultima zolla, proprio in attuazione di quella idea di città diffusa, costituita da edifici bassi e con minori volumetrie.





L’Anialp , in vari incontri effettuati con l’assessorato allo Sviluppo del Territorio nel corso del 2010,  ha già avanzato numerose proposte tra le quali anche la realizzazione di un nuovo piano regolatore basato su interventi di sostituzione edilizia, in cui la vecchia e difforme città, disseminata di edifici costruiti senza alcun criterio di qualità architettonica, sismica e tecnica, possano condurre verso una città moderna, ecologica e sostenibile, fondata su edifici passivi senza limiti di altezze ma ecologici ed autosufficienti sotto il profilo energetico.
Il nuovo piano dovrebbe limitare l’erosione del territorio inibendo totalmente l’edificazione in zone a rischio idrogeologico e di particolare pregio.
 
Ciaramellano afferma che “bisogna avere il coraggio di sostenere scelte strategiche innovative, come dimostrano le esperienze effettuate in altri paesi del mondo, lasciando libero il campo da ipocrisie e politiche di posizione. In un piccolo territorio come l’Italia, il modello di sviluppo delle città, ne terzo millennio non può essere quello della “città diffusa” ingessato nei limiti di altezza degli edifici e nelle volumetrie, concretizzandosi di fatto in un blocco dello sviluppo economico della città e nell’erosione del territorio. Legittime sono le preoccupazioni sulle regole con cui realizzare un nuovo modello di sviluppo ormai necessario, che sia però al contempo rispettoso e conservativo dell’ambiente e delle memorie storiche della città, ma proprio per questo le regole devono essere trasparenti, comprensibili e basate sulla perequazione urbanistica, ma soprattutto oggetto di un ampio confronto. La strategia della perequazione deve essere finalizzata ad investire parte della rendita fondiaria derivante dai diversi procedimenti urbanistici, per finalità di pubblico interesse, con una concreta programmazione della interazioni della città pubblica con la città privata”.

L’ Associazione Nazionale Ingegneri Architetti Liberi Professionisti, proprio  a causa della delicatezza del tema  e della irreversibilità delle scelte operate attraverso gli strumenti che saranno adottati, chiede che le regole possano essere discusse in dibattiti pubblici partecipati, a garanzia della qualità delle proposte ed a tutela dei cittadini e del territorio.
 

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