PESCARA, AUTISMO: BLASIOLI: “ATTENDISMO AMMINISTRATIVO NON PUÒ AVERE LA MEGLIO SU DIRITTI”

9 Aprile 2021 16:33

PESCARA – Nella conferenza stampa tenuta questa mattina, venerdì 9 aprile 2021, presso la Sala Corradino d’Ascanio del Consiglio regionale di Pescara, il consigliere regionale Pd Antonio Blasioli ha illustrato il caso oggetto dell’interpellanza presentata: “Autismo – ASL Chieti. Mancato pagamento retta struttura residenziale fuori Regione Abruzzo a paziente autistico e rischio dimissioni forzate”.

Presente Claudia D’Urso, madre del ragazzo autistico al centro del caso oggetto del documento ispettivo depositato dal consigliere Blasioli.

LA VICENDA

Carlo è un ragazzo cresciuto in famiglia fino a 16 anni, supportato da intervento abilitativo intensivo arrivato a un sostegno 24h su 24h, poiché il suo autismo, pur caratterizzato da buone competenze di linguaggio e apprendimento, comportava agiti talvolta pericolosi per sé e gli altri.

Con l’adolescenza, l’aumento della forza e dei comportamenti problematici il ragazzo è stato sottoposto alla valutazione multidimensionale della ASL di Chieti il 28 febbraio 2019 il cui verbale si concludeva con: “… si autorizza il trattamento residenziale presso una struttura specifica per i disturbi dello spettro autistico”.

La struttura abruzzese di Vasto non è disponibile al ricovero poiché “la convenzione … era finalizzata prevalentemente al rientro di pazienti abruzzesi sinora ricoverati fuori regione”, e “le procedure di valutazione dei pazienti eleggibili sono di esclusiva competenza del dott. Montinaro”, cui la famiglia si rivolge, ma il posto per Carlo non viene individuato né lì, né altrove, col risultato che la famiglia è costretta a mantenere in essere una situazione gravosa e pericolosa per Carlo e per gli altri.

Nell’aprile 2019 un evento ha traumaticamente confermato l’impossibilità di garantire totale protezione e sicurezza al ragazzo all’interno dell’ambito familiare e confermato l’urgenza di collocare il ragazzo in una struttura protetta, infatti Carlo fa un salto volontario da un terzo piano, col solo intento di fare una passeggiata, ignorando il pericolo. Si salva miracolosamente.

La famiglia, precedentemente sconfortata dall’inerzia della ASL, ripete la trafila, risottoponendo Carlo ad Uvm e riferendosi nuovamente al dott. Montinaro per il collocamento di Carlo in una struttura protetta (luglio 2019).

La Asl di Chieti-Lanciano-Vasto, anche questa volta non è in grado di trovare un centro in cui prestare le cure ed assistenza specializzata a Carlo, ed invita la famiglia del ragazzo ad effettuare una ricognizione dei centri presenti sul territorio nazionale per verificarne la disponibilità.

La struttura ospitante (Csr Zigulì), in provincia di Lecce, è stata individuata come unico luogo disponibile ad accogliere Carlo dalla madre del ragazzo, che ha poi messo in contatto per i relativi accordi finalizzati al ricovero, la ASL (nella persona del dott. Montinaro) e la struttura.

Prima di essere inserito in questa struttura residenziale per giovani adulti con diagnosi del “disturbo dello spettro autistico”, L’Adelfia, che la gestisce, scrive alla ASL di Chieti, descrivendo le proprie autorizzazioni, la tipologia di ospiti della struttura e l’ammontare del costo del servizio per una persona come Carlo, pari a €. 240 al giorno. Carlo è seguito sempre da personale.

Il 6 agosto 2019, a seguito di autorizzazione del dott. Montinaro alla madre del ragazzo,  Carlo viene accompagnato in struttura e, dopo il trauma e la sofferenza dei primi mesi , il ragazzo, strappato al suo ambiente ed alla ricca rete di affetti, un po’ alla volta inizia ad ambientarsi, a fare progressi e a riconoscere quella come la sua nuova casa.

A settembre 2019, trascorso un mese, la ASL di Chieti inizia ad avanzare delle difficoltà di tipo amministrativo come la mancanza di accreditamento della struttura (circostanza già nota al momento dell’assenso al ricovero), la presenza di utenti dai 18 anni in su, la mancanza di un progetto terapeutico (che la cooperativa ha prontamente inviato alla ASL) e da qui a non pagare la retta inizialmente concordata.

Alla richiesta della ASL di ulteriore documentazione integrativa la Cooperativa Adelfia ha sempre puntualmente risposto, ma, nonostante ciò, nel giugno 2020, un anno dopo averlo accolto, la struttura pugliese, in mancanza dei pagamenti della ASL teatina, che non ha dato seguito all’impegno di spesa preso, è stata costretta a richiedere le dimissioni di Carlo, perché in difficoltà con i costi sostenuti e non coperti dall’Azienda Sanitaria locale di Chieti.

Con nota prot. 57425U20 del 12 ottobre 2020 l’Asl di Chieti ha comunicato alla Cooperativa Adelfia di aver predisposto la liquidazione delle fatture emesse per il paziente, pervenute il 3 settembre 2020, ed ha evidenziato che il saldo delle prestazioni rese sarebbe stato effettuato successivamente alla verifica della documentazione sanitaria e amministrativa relativa al paziente e alla visita ispettiva che i sanitari della ASL avrebbero effettuato presso la struttura nelle settimane a seguire; ma alla comunicazione della Asl di Chieti non ha fatto seguito alcuna visita ispettiva, né alcun saldo delle fatture.

Un silenzio vergognoso e inaccettabile ed un comportamento da parte dell’Azienda sanitaria locale di Chieti incomprensibile, perché alla richiesta di ingiunzione di pagamento presentata dalla struttura ed emessa dal Giudice di Chieti, la Asl ha proposto opposizione, sostenendo che la struttura sia “del tutto inadeguata alle reali necessità del paziente, tanto con riferimento alla minore età dello stesso, quanto in relazione all’assenza di organizzazione, mezzi e professionalità adeguate al trattamento specifico dei disturbi dello spettro autistico”, ma senza che sia stata prospettata un’alternativa di collocamento in luogo ritenuto adeguato.

A seguito dell’opposizione della Asl al decreto ingiuntivo della Adelfia Cooperativa sociale, il 26 febbraio 2021 la famiglia e la ASL sono stati notiziati delle dimissioni immediate di Carlo dalla struttura, che provocano una pericolosa incertezza nel futuro di un ragazzo autistico che ha alle spalle un percorso già difficile e la consequenziale difficoltà della famiglia,  che ormai da oltre un anno si trova a vivere in una situazione di precarietà  del proprio figlio.

Siamo dinanzi ad una situazione intollerabile di assoluto non rispetto dei diritti dei più fragili:

interrompere bruscamente la permanenza di Carlo in questa struttura metterebbe a repentaglio la tenuta emotiva e il delicato equilibrio ad oggi raggiunto dal ragazzo, vanificando tutti i progressi fatti in questo periodo, per cui provocare le dimissioni dalla struttura significa assumersi la responsabilità di togliere ogni rete di protezione ad una vita pericolosa e fragile.

Non è una battaglia solo per Carlo, perché oggi chiediamo giustizia per lui, ma chi nega i diritti ad uno, li nega a tutta la comunità; per le famiglie con autismo le insufficienze dei servizi riabilitativi, delle risposte occupazionali, le carenze degli alloggi, ed in aggiunta la burocrazia, rappresentano impossibilità di condurre una vita dignitosa.

L’Abruzzo non può mancare di civiltà, di rispetto e di protezione verso tutti loro.

Per questo con l’interpellanza presentata chiedo al Presidente Marsilio e all’Assessore Verì, non solo  quali azioni si intendono attivare per risolvere la controversia tra la Asl di Chieti e la struttura residenziale, che impattano in modo devastante sulla vita di Carlo e della sua famiglia, ma anche se c’è una progettualità sulla creazione in Abruzzo di strutture in grado di garantire interventi riabilitativi, per evitare l’ allontanamento dei ragazzi fragili dagli affetti, con tutto quello che ciò comporta anche in termini di spostamenti e costi per far visita ai ragazzi e se si intende promuovere anche un welfare di prossimità, alternativo ed in aggiunta al modello sanitario, promuovendo pratiche di domiciliarità basate su integrazione sociosanitaria, magari in collaborazione con le istituzioni territoriali, riducendo costi, istituzionalizzazione ed al contempo fornendo risposte più adatte a favorire una migliore inclusione sociale del soggetto assistito, come già si è fatto in altre Regioni (come Lazio, Friuli, Campania, Emilia Romagna).

Claudia D’Urso, la madre del ragazzo autistico: “L’esperienza di Carlo dimostra come può impattare disastrosamente nella vita delle famiglie dei più fragili un comportamento inadempiente da parte degli organi competenti. In questo momento non possiamo che essere fiduciosi nella risoluzione della vicenda che riguarda mio figlio da parte delle Istituzioni. E che questa sia l’occasione per riflettere in modo più ampio e trasversale sulle attività da mettere in campo a livello regionale attraverso strumenti tecnico-giuridici ed economici che tutelino i diritti di questi ragazzi e supportino le loro famiglie”.

 

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