PESCARABRUZZO: D’ALFONSO, “MASSIMO DUE MANDATI E IL 10% EROGAZIONI PER NUOVI POVERI PANDEMIA”

IN CONFERENZA STAMPA SENATORE PD ED EX PRESIDENTE DELLA REGIONE TORNA AD ATTACCARE PROFESSOR MATTOSCIO ALLA GUIDA DELL'ORGANISMO DA 25 ANNI, CHIEDENDO MODIFICHE ALLO STATUTO. "GIÀ NEL '500 SAN GIOVANNI DA CAPESTRANO, SAN BERNARDINO DA SIENA E SAN GIACOMO DELLA MARCA SPIEGARONO CHE GLI INCARICHI DEVONO ESSERE A TERMINE"

di Filippo Tronca

17 Gennaio 2022 13:14

Pescara: Abruzzo

PESCARA – Massimo due mandati e “senza nessun tipo di raggiro”, e a qualsivoglia livello della governance della Fondazione Pescarabruzzo, “tenuto conto che già nel ‘500  San Giovanni da Capestrano, San Bernardino da Siena e San Giacomo della Marca spiegarono che gli incarichi devono essere a termine, ben  prima della costituzione Repubblicana”.

E ancora: il 10% delle sue erogazioni “devono essere destinate per i nuovi poveri di Pescara che sono oltre 6mila,  fino alla fine del dramma causato dalla pandemia”. Per il conferimento degli incarichi “la totale assenza di collegamento professionale, accademico, collaborativo con gli amministratori nominandi, per garantire l’indipedenza ad ogni livello”.

Sono queste le principali richieste di riforma della fondazione Pescarabruzzo, illustrate dal  senatore del Partito democratico ed ex presidente della Regione, Luciano D’Alfonso,  nella Sala Figlia di Iorio della Provincia di Pescara.

Il senatore che è stato anche sindaco di Pescara e presidente della Provincia, ha lanciato la campagna d’inverno  contro il professor Nicola Mattoscio da 25 anni presidente della Fondazione, con una parentesi come segretario generale dal 2016 al 2020, e con scadenza nel 2023, a capo di un organismo che ha un patrimonio netto di 206 milioni, e all’attivo 47 milioni per finanziare le più svariate attività sociali, culturali e territoriali.

Mattoscio è già stato audito una settimana fa in  in Commissione parlamentare d’inchiesta sul sistema bancario e finanziario dove a scagliarsi contro il presidente della Fondazione è stato  il senatore M5s  Elio Lannutti, presidente onorario dell’associazione Adusbef, componente della commissione Finanze e Tesoro, presieduta da D’Alfonso, e da insistenti voci, da quest’ultimo armato e ispirato.

E Mattoscio ha di fatto accusato di ingerenza D’Alfonso citando gli episodi in cui gli aveva chiesto di erogare fondi all’associazione di volontariato Ceis e per il progetto Filanda. A fare quadrato su Mattoscio il cda della Fondazione e il comitato di indirizzo, contro “qualche autorevole parlamentare che lo ha censurato in modo del tutto infondato”,  ma che “è stato autonomamente deciso all’unanimità dagli organi preposti, secondo quanto stabilito dal suo Statuto e dalla legge, in sintonia con le sentenze della Corte Costituzionale del 2003 che hanno garantito la piena indipendenza delle Fondazioni di origine bancaria dalle interferenze, in particolare dei Partiti e della Politica”.

Con una lettera inviata il 12 gennaio a Mattoscio il senatore aveva chiesto di utilizzare la sala convegni della Fondazione per lo svolgimento della conferenza stampa, convocata “per illustrare il suo patrimonio conoscitivo sulla fondazione” e “per far favorire la conoscenza e la comprensione di tutto quanto avvenuto negli ultimi 25 anni”.

Mattoscio però ha risposto negando l’utilizzo della sala conferenze, motivando il diniego con “un verbale di accertamento del comando dei Vigili del fuoco di Pescara, relativo alla piena agibilità della sala convegni, e dalla necessità di approfondimenti tecnici in corso, finalizzati alla realizzazione degli adeguamenti resi necessari ai sensi della legge”.

Oggi un altro episodio di questa battaglia, dove però D’ Alfonso, pur non risparmiando affondi, ha riconosciuto anche i meriti di Mattoscio, ricordando che fu anche lui sostenuto, quando era presidente della Provincia, per la sua nomina, nel lontano 1996.  “A me  è piaciuta molto la fondazione di Mattoscio e dei suoi colleghi quando hanno adottato il progetto blow car, ovvero della macchia gonfiabile capace di reagire agli incidenti, e non fa nulla se poi la cosa non è andata in porto, perché la fondazione ha svolto la sua funzione di ausilio, mi è piaciuta quando ha provato a supportare Formoda a Penne, quando ha dato il sostengo alla realizzazione del ponte del mare, e quando ha fondato l’Imago”.

Sottolineando che non mira alla conquista della Fondazione, ma ad una sua riforma, a partire dal limite al mandato degli organi di vertice.

Citando ancora  Giovanni da Capestrano, San Bernardino da Siena e San Giacomo della Marca “per loro, che hanno operato in Abruzzo, era importante che si sapesse dall’inizio la durata degli incarichi. Per evitare la coincidenza tra persone fisiche e personalità giuridiche, perché se c’è questa identificazione, ha detto San Benedetto da Norcia, c’è il rischio che nascano atti impuri. La fondazione Pescarabruzzo  è più gande e importante di chi l’amministra a tempo”.

Ha poi ironizzato D’Alfonso: “sono convinto che il presidente Sergio Mattarella alla scadere esatto del suo mandato non si insedierà come segretario generale del Quirinale”, con chiaro riferimento al passare di Mattoscio dal ruolo di segretario a quello di presidente.

D’Alfonso ha poi chiesto che venga rimosso l’articolo dello statuto definito illiberale secondo il quale “i soggetti designanti siano rappresentativi del territorio e degli interessi sociali sottesi all’attività della fondazione” , questo perché per D’Alfonso la Fondazione non può arrogarsi il ruolo di verifica della rappresentatività.

Il senatore torna poi sull’audizione di Mattoscio alla Commissione di inchiesta.

“Delle sue affermazioni non mi sono dispiaciuto tanto per le accuse di ‘incontinenza’ nei miei confronti,  in riferimento alla mia richiesta di intervento sul Ceis e sulla Filanda, sollecitato da ben 23 associazioni,  l’attacco politico lo includo nella mia attività. Mi dispiaciuto quando in un passaggio  Mattoscio ha affermato che a Pescara non ci sono idee, come se tutte le idee in questa città nascano dalle sue elaborazioni”.

Ha poi auspicato che la fondazione torni allo spirito della legge di istituzione che “tra i vari ambiti di competenza e in posizione precipua, prevede il sostegno alle categorie sociali deboli”. Aspetto che per D’Alfonso è stato dunque sottodimensionato in questi anni.

Per d’Alfonso “le fondazioni devono tornare alle origini, all’essere una struttura di ausilio, di sussidiarietà, il che non significa negare l’autonomia espressiva. Se se dovessi spiegare a mio figlio cosa deve essere una fondazione, direi che non deve essere in nessun minuto somigliante a Frankenstein,  deve assomigliare dentro le mura ad Età Beta, fuori le mura a Biancaneve che aiuta ripetutamente i sette nani, che sono le volontà di intrapresa sociale, culturale, solidale della nostra comunità”.

Cita poi d’Alfonso, come modello, Francesco Profumo presidente dell’associazione delle fondazioni di origine bancaria italiane, l’Acri, che nella stessa seduta di commissione  in cui è stato protagonista Mattoscio, “ha individuato come una delle attività principali da perseguire, quella di aiutare i piccoli comuni per rispondere alle iniziative del Pnrr, per elaborare progetti”.

LA DIRETTA 

 

Commenti da Facebook

RIPRODUZIONE RISERVATA
    Articolo

    Ti potrebbe interessare: